Boris Johnson eletto leader dei Tory: chi è il nuovo premier inglese, successore di Theresa May

L’ex sindaco di Londra e ministro degli esteri ha iniziato la sua carriera come giornalista. Le sue uscite razziste o sessiste sono condannate dai suoi oppositori, ma chi lo sostiene le interpreta come lo specchio delle sua franchezza

Boris Johnson è il nuovo leader dei Tory, sarà lui dunque a succedere a Theresa May anche nella carica di primo ministro. Incarico che prenderà domani, 24 luglio.

Cinquantacinque anni, ex ministro degli Esteri, ex sindaco di Londra. Boris Johnson, politico conservatore inglese, è il successore di May, spinta alle dimissioni dal suo fallimento a giungere a un accordo con l’UE su Brexit.

Johnson era da settimane considerato il finalista insieme al ministro degli esteri Jeremy Hunt. Ma, negli ultimi giorni, il politico conservatore amato da Donald Trump si era guadagnato un consistente vantaggio sull’avversario.

Da giornalista a ministro degli esteri

Alexander Boris de Pfeffel Johnson è nato a New York ed è stato educato nel prestigioso istituto di Eton, per poi frequentare l’università di Oxford. Johnson ha iniziato la sua carriera come giornalista, lavorando al Times di Londra fino a quando non è stato licenziato nel 1988 per essersi inventato una citazione.

Tra il 1989 e il 1994 è stato anche corrispondente per il Telegraph a Bruxelles, dove si occupava di Unione Europea. Lì avrebbe cercato di denigrare l’Unione Europea agli occhi dei suoi lettori ad ogni possibile occasione. Nutrendo un sentimento che si sarebbe poi rivelato fondamentale durante il referendum del 2016.

Johnson è autore di vari libri, tra cui una biografia di Winston Churchill. Nel 2001 è entrato a far parte dei Tories, e nel 2008 ha partecipato alle elezioni municipali di Londra, candidandosi come sindaco. Battendo Ken Livingstone, Johnson si è conquistato il ruolo di primo cittadino, solitamente occupato a Londra da politici laburisti. Dopo due mandati, Johnson ha trovato il suo posto in Parlamento, lo stesso che ha ricoperto finora.

Foto: Epa Boris Johnson appena aletto sindaco di Londra, 2 maggio 2008

«Franco» o «opportunista»?

Noto per la sua attitudine impacciata, The Guardian scrive che durante il suo mandato come primo cittadino di Londra, Johnson ha dimostrato le sue più grandi qualità da sindaco: «Un’abilità di generare risate e un clima di bonarietà ottimista».

In realtà, il candidato Tory è noto per la sua abilità a dire e fare qualsiasi cosa pur di essere notato, la sua sfrontatezza e la sua propensione alla menzogna. Come affermato da un membro del partito Conservatore: Johnson «aspetta di vedere da che parte corre la folla e poi si precipita in prima fila».

Il nuovo premier inglese si è infatti spesso fatto notare per commenti definiti razzisti, sessisti o islamofobici. Nel 2007, ha definito Hillary Clinton un’«infermiera sadica di un ospedale psichiatrico». Nel 2016, Johnson ha suggerito che Obama si opponeva a Brexit a causa del suo «disprezzo ancestrale» per il Regno Unito, dovuto alle sue origini kenyote.

Nel 2018, ha definito le donne che portano il burqua «cassette della posta» o «rapinatori di banche». Ma se le sue gaffe sono viste come profondamente offensive dai suoi oppositori, chi lo sostiene le interpreta come lo specchio delle sua onestà e franchezza. Atteggiamento binario che ricorda l’attitudine degli americani nei confronti di Donald Trump.

Johnson & Brexit

Durante la campagna elettorale del 2016, Johnson si è schierato a favore della Brexit, contribuendo, grazie alla sua popolarità, alla scelta di lasciare l’Unione Europea . Rompendo pubblicamente con Cameron, che promuoveva il Remain, Johnson si è di fatto proposto come il futuro leader conservatore nel caso gli inglesi votassero l’uscita dall’Unione Europea.

Alla testa della campagna «Vote Leave», l’unico altro leader capace di contendersi con lui il ruolo di «volto di Brexit» era Nigel Farage, che conduceva la campagna parallela non ufficiale Leave.eu.

Johnson ha anche intrapreso un viaggio in giro per il Paese a bordo di un autobus che riportava sulla fiancata scritte anti-UE. Le sue rivendicazioni anti-europee si basavano principalmente su denunce (la cui oggettività è questionabile) sui costi dell’Unione e sulle minacce alla sicurezza rappresentate dall’immigrazione.

Foto: Epa Boris Johnson durante la campagna per la leadership del partito conservatore, l’11 luglio 2019

Dopo che gli inglesi hanno scelto l’uscita, Johnson era percepito come l’ovvio successore di Cameron. Ma il tradimento di Michael Gove, conservatore e fervente sostenitore di Brexit, gli ha impedito di accedere alla leadership Tory. Johnson ha quindi finito per occupare il ruolo di ministro degli Esteri nell’esecutivo guidato da Theresa May.

Nel 2018 Johnson si è dimesso per esprimere la sua disapprovazione riguardo l’attitudine di May giudicata troppo accomodante con Bruxelles. Dopo le dimissioni della premier in seguito al mancato deal, Johnson si è affermato come il candidato di punta per la sua successione, vincendo cinque tornate successive di voti conservatori.

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