A Chieti riappare la scritta “Dux” su una roccia. Il sindaco: «Costone ripulito, io non la tolgo»

Succede a Villa Santa Maria, piccolo comune di 1.300 abitanti in provincia di Chieti, noto per essere la patria dei cuochi

È riapparsa la scritta “Dux” sul costone roccioso che sovrasta l’abitato di Villa Santa Maria, piccolo comune di 1.300 abitanti in provincia di Chieti, in Abruzzo. Il luogo è noto per essere la patria dei cuochi grazie alla sede di un prestigioso istituto alberghiero, il “Marchitelli”, che prepara gli chef poi ingaggiati dai migliori ristoranti del mondo. Un paese che ha dato i natali anche a san Francesco Caracciolo, considerato il patrono dei cuochi.

La scritta, in realtà, risale agli anni ’40 ed è tornata alla luce a seguito dei lavori effettuati dal comune per i percorsi di arrampicata. Si tratta di attività di ripulitura che, di fatto, hanno fatto riemergere il “Dux” inciso sulla roccia.

Il sindaco non vuole ricoprirla

«Quell’incisione è sempre stata lì. A fine anni ’90 era stata coperta dalla polvere dei lavori di messa in sicurezza del costone, costati 3 miliardi e mezzo di lire, ma le piogge acide l’avevano già in parte ripulita. Noi abbiamo un progetto di valorizzazione turistica per realizzare 52 vie di risalita per arrampicata su quella parete: dovevano essere ripuliti i cespugli, i rami ed è stata ripulita anche la scritta» ha spiegato all’Ansa il sindaco di Villa S. Maria, Giuseppe Finamore.

«Io non ho nessuna intenzione di ricoprirla – ha aggiunto – è sempre stata là e noi siamo cresciuti con quella scritta che non inneggia a niente, è una scritta che c’era e, se serve da attrattiva per far venire gente nel mio paese, va benissimo. Vogliamo utilizzare questa parete con una programmazione turistica per fare venire rocciatori».

È già polemica

Il deputato abruzzese del Pd Camillo D’Alessandro ha presentato un’interrogazione chiedendo al ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini di rimuovere quella scritta poiché rappresenterebbe «uno dei simboli fascisti inneggianti a Benito Mussolini».

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