Crisi di governo, Casellati: «Se capigruppo non unanime decide l’Aula». Un aiuto alla trattativa FI-Lega?

Così la presidente del Senato potrebbe aiutare Forza Italia a concordare un asse col Carroccio

Finora era solo un’ipotesi: decidere il calendario in Aula, se la riunione dei capigruppo di oggi pomeriggio non avesse dato un risultato chiaro. Una mossa, quella di votare il calendario, che potrebbe allungare i tempi delle trattative visto che, a meno di forzature, il primo appuntamento dovrebbe comunque essere dopo Ferragosto.

Ora è arrivata la conferma dalla diretta interessata, la presidente del Senato: «Se la capigruppo non è unanime decide l’Aula», ha detto Casellati. «La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento», ha aggiunto la presidente.

Il regolamento

Precisando: «L’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il Presidente. In un momento così delicato per il Paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole».

A chi giova?

A cosa serve questa mossa? Tutto dipende da quando Casellati fisserà l’appuntamento, se dopo Ferragosto o nelle prossime ore. Visto che la prima ipotesi viene considerata più probabile, la scelta (se non concordata) aiuterebbe la trattativa di Silvio Berlusconi con Matteo Salvini.

Subito dopo l’annuncio della presidente è intervenuto Antonio Tajani che come Giorgia Meloni vuole vedere prima sul tavolo un accordo tra Lega e Centrodestra, per poi andare a votare. Patto che Salvini assicura essere nelle sue intenzioni. Dopo un primo momento in cui è sembrato che la Lega volesse correre da sola, infatti, il leader del Carroccio ha ufficializzato l’apertura ai “vecchi” alleati.

C’è anche l’ipotesi che la presidente voglia forzare. Casellati favorirà «il blitz verso le urne di Salvini?», si chiedeva Il Corriere della Sera, immaginando appunto che la presidente del Senato chiamasse a votare i senatori sul calendario già martedì.

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