Lufthansa, la gaffe che indigna: «I passeggeri di Germanwings non si sono resi conto che stavano morendo»

Una mossa dovuta forse alla volontà di limitare i danni morali di cui la compagnia potrebbe trovarsi a rispondere

Marlies Weiergräber, sessantaseienne di Krefeld, in Renania Settentrionale-Vestfalia, ha perso, nella tragedia aerea di Germanwings del 2015, il fratello e la nipote. Stavano sorvolando le Alpi francesi quando il secondo pilota, Andreas Lubitz, probabilmente affetto da disturbi psicologici, ha deciso di suicidarsi schiantandosi, con 150 persone, sul massiccio montuoso.

Lubitz aveva chiuso il primo pilota fuori dalla cabina di comando, e questo aveva tentato per vari minuti di sfondare la porta con un’ascia, per riprendere il controllo dell’aeromobile, di fronte agli sguardi terrorizzati dei passeggeri, che hanno visto l’aereo avvicinarsi ad altissima velocità alla montagna.

Nonostante questo, la compagna aerea tedesca cui faceva capo Germanwings, Lufthansa, in una lettera a Weiergräber ha affermato che i passeggeri non si erano accorti di niente e che, per questo, non avevano avuto «paura di morire».

È difficile credere a quanto affermato da Lufthansa, soprattutto perché la lettera era diretta a Weiergräber, che ha fatto causa alla compagnia, chiedendo un risarcimento, nel quale potrebbero essere inclusi i danni morali.

I problemi psichici di Lubitz erano certificati da tempo e il pilota ventisettenne soffriva anche di deficit visivo che non gli avrebbe permesso di rinnovare il brevetto di volo. L’uomo aveva taciuto queste informazioni alla compagnia aerea che però, secondo le famiglie delle vittime, non avrebbe fatto abbastanza per accertarsi delle sue condizioni psicofisiche.

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