Una crisi politica e tre grandi ipocrisie

Alla fine di quasi un mese di crisi di governo, sono tre le certezze ormai svelate

Ora che siamo arrivati all’ultimo atto di questa crisi d’estate, con la nascita del nuovo governo delegata al giudizio sulla piattaforma Rousseau, è il caso di smascherare le tre grandi ipocrisie della nostra politica su questa vicenda.

La prima riguarda Salvini e la Lega: fare le vittime di una congiura, italiana e internazionale, di Conte ma anche della Merkel e di Macron, e reclamare la sola igiene del voto, la parola al popolo, è forse efficace dal punto di vista propagandistico. Ma purtroppo per il “Capitano” e i suoi è una grande bugia.

La Lega sarebbe al governo, e Salvini al Viminale a combattere nei mari e sui social Ong e migranti se non avesse spregiudicatamente tentato la spallata per rompere l’asse col M5s e tesaurizzare l’enorme consenso raggiunto nel Paese. Dopo aver svuotato l’alleato a 5 stelle, Salvini ne voleva catturare l’esercito elettorale in rotta.

Disgraziatamente per il leader leghista, il piano non ha funzionato, perché le regole della nostra democrazia parlamentare prescrivono che il capo dello Stato sciolga le camere solo se non c’è più una maggioranza per fare un governo. E come stiamo vedendo così non è.

La seconda ipocrisia arriva proprio qui: Movimento 5 stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali stanno formando un governo che non era certo nel loro orizzonte politico, come avevano solennemente affermato in tutti i modi fino al giorno prima dell’inizio del negoziato. Raccontano ora di responsabilità e nuova fase per il paese: ma anche questa è una pietosa bugia.

Il governo Conte 2 nasce solo per scongiurare le elezioni anticipate, evitare di consegnare il paese al traditore del M5s e al nemico del Pd, dimezzare la rappresentanza parlamentare grillina e falcidiare quella renziana nell’altro partito, e in prospettiva evitare che sia una maggioranza sovranista e di destra a eleggere il successore di Mattarella nel 2022.

E qui, oggi, arriva la terza ipocrisia: la nascita del nuovo governo messa nelle mani della consultazione online degli iscritti al M5s. Ora, che il voto sulla piattaforma Rousseau sia asimmetrico (per usare un eufemismo) rispetto ai canoni consolidati della nostra democrazia è poco ma sicuro. Ma chi finge di scoprirlo ora e di indignarsi rischia di finire dritto nello stesso girone dantesco dei bugiardi sopra descritti.

When in Rome do as the romans do, dicono gli americani. Se ti pigli i 5 stelle sai che ti porterai in casa anche il voto online degli iscritti, e ci stai. Lo sapeva Salvini, che poi ne ha anche apprezzato i vantaggi per il caso Diciotti, tra le proteste delle opposizioni. Lo sapeva il Pd, fin da quando tre settimane fa ha deciso di offrirsi in sposo al Movimento. Vedremo tra poche ore se almeno gli è convenuto.

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