Sottosegretari M5S, la rosa oggi nelle mani di Di Maio. Spunta l’ipotesi Trenta agli Interni

Una cinquina di candidati per ogni ministero: tre fra ex amministratori locali, ex parlamentari o europarlamentari, o anche professori universitari, e due fra gli eletti alle Camere

Il Movimento 5 Stelle stringe i tempi per completare la squadra del governo giallorosso che ha avuto il via libera dal Senato. Si lavora a una rosa di nomi fra cui saranno individuati i sottosegretari e i viceministri M5s che faranno parte del governo Conte 2: secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, la lista potrebbe arrivare sul tavolo del capo politico Luigi Di Maio questa mattinata.

Nella giornata convulsa del voto di fiducia a Palazzo Madama, che ha visto la defezione di Gianluigi Paragone che si è astenuto, non sono mancate tensioni anche all’interno delle Commissioni parlamentari.

L’agenzia Adnkronos, citando sempre fonti parlamentari 5 Stelle, rivela che nella “cinquina” di papabili stilata dai senatori grillini della I Commissione spunterebbe il nome dell’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta come possibile sottosegretario al Viminale.

La voce sembra però non essere confermata. «Sicuramente il ministro Trenta è una risorsa che non intendiamo perdere», si limita a dire a Adnkronos un esponente 5 Stelle che segue da vicino il dossier.

Di Maio è deciso a chiudere entro la mattinata di oggi, ma dal Pd fanno sapere che è altamente improbabile che il quadro dei sottosegretari si chiuda in tempo per il consiglio dei ministri di giovedì 12 settembre.

Le 28 commissioni di Camera e Senato, si sono riunite dopo il voto di fiducia in 14 riunioni separate, e avrebbero dovuto definire le loro scelte. Come si diceva, si trattava di dare 5 nomi per ogni commissione “doppia” (ad esempio Giustizia Camera insieme a Giustizia Senato) tenendo conto del proprio ministero di riferimento (commissioni Lavoro per il ministero del Lavoro, ad esempio).

Una settantina in tutto, quindi, almeno sulla carta, i nomi fra i quali trovare una sintesi. Nella scelta delle “cinquine” – queste sarebbero le indicazioni – tre tecnici o uscenti (come ex amministratori locali – l’attenzione al territorio vuole essere, infatti, alta – ex parlamentari o europarlamentari, o anche professori universitari) e due eletti alle Camere.

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