Omicidio Sacchi, la famiglia su Anastasia: «Impossibile difenderla». L’ipotesi: nello zaino 35 mila euro per comprare cocaina?

Il racconto della ragazza è lacunoso: nega la storia della droga, ma allora che ci faceva con uno zainetto ricolmo di banconote?

A breve la procura sentirà nuovamente Anastasiya Kylemnyk, sulla quale restano ancora diverse ombre da chiarire. La ragazza ha negato ogni collegamento tra l’omicidio del suo fidanzato, Luca Sacchi, e una trattativa per una partita di droga con Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due ventenni in carcere al momento come unici indagati.

Rispetto alle prime versioni sul contenuto dello zainetto che la ragazza aveva la sera del delitto, emergono nuovi dubbi sulla quantità di denaro che conteneva. Secondo la Stampa c’erano più dei 2 mila euro di cui si è parlato nei primi momenti: la cifra si aggirerebbe intorno 35.000 euro e la merce per la quale potrebbe essere nata la trattativa sarebbe cocaina e non marijuana. Un chilo di cocaina.

La famiglia di Luca Sacchi, il 24enne che la sera del 25 ottobre è morto dopo essere stato colpito alla testa da un proiettile di P38 davanti al pub John Cabot del quartiere Colli Albani di Roma, adesso prende le distanze da Anastasiya. «Impossibile a livello morale difenderla», affermano i legali. Tgcom riporta anche i primi dettagli dell’autopsia: i medici hanno rilevato delle lesioni sugli arti del cadavere di Sacchi.

Un doppio zainetto?

Il 28 ottobre è stato ritrovato lo zaino della giovane: nei primissimi momenti dell’indagine, sembrava il suo furto il movente dell’omicidio. È stato Valerio Del Grosso a indicare agli inquirenti il luogo dove lo zaino, di colore rosa, è stato abbandonato. Si trovava tra le sterpaglie al lato di una rampa di accesso al Grande raccordo anulare della capitale.

Non si capisce, però, perché un testimone ha raccontato di un altro zaino, di colore marrone, visto sulle spalle di Anastasiya. Inoltre, se i circa 2.000 euro contenuti in esso erano stati giustificati dalla ragazza come i ricavi del suo lavoro di baby-sitter, come si spiegherebbe la presenza di quasi 35.000 euro e, scrive il gip, «divisi in mazzette da 20 e 50 euro».

Cocaina e non marijuana

L’altra ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la trattativa degenerata nell’omicidio potrebbe riguardare una partita di cocaina e non marijuana. È probabile che, durante gli interrogatori, nessuno abbia mai nominato la polvere bianca per ridimensionare eventuali accuse di spaccio.

Ma dalle indagini coordinata dalla pm Nadia Plastina è emerso che il giro di pusher che gravita intorno a Del Grosso fosse specializzato nella vendita di cocaina e non di marijuana. Circostanza che giustificherebbe la somma di denaro molto più cospicua rispetto ai 2.000 euro di cui si era parlato in un primo momento.

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