La nuova “gioiosa macchina da guerra” a cui sta andando incontro la sinistra

di OPEN

Si creerà un “rassemblement” alla francese, con Zingaretti, Renzi, Calenda, Bersani, Fratoianni, Bonino e magari Santori delle Sardine?

Non passa giorno senza che un nuovo sondaggio ci indichi il risultato potenziale delle Sardine se si presentassero alle elezioni. Ma neanche passa un giorno senza che si monitori la crescita o il calo della giovanissima Italia Viva o del neonato movimento Azione di Carlo Calenda.

E bisogna dire che i numeri ballano molto, ma gli ordini di grandezza cominciano a essere intuibili. I sondaggi – ai quali alcuni lettori sono insofferenti – sono sempre effettuati da società di rilevazione che hanno tra i loro clienti le forze politiche, che invece ai sondaggi credono eccome. Ma proprio per questo i risultati demoscopici già delineano un problema potenzialmente enorme nel campo del centro sinistra.

Già, perché dalle altre parti il quadro è nitido: centrodestra con la triade Salvini Meloni Berlusconi e il satellite Toti, e 5 stelle rigorosamente in solitaria. Ma dall’altra parte? C’è il Pd, ci sono le liste di Renzi e Calenda, ce ne sono almeno altre due della galassia Liberi e Uguali, attualmente scomposta in Sinistra Italiana, Mpd e Articolo Uno, ci sono i Verdi e c’è +Europa, in attesa di sapere se farà la sua ricomparsa Potere al Popolo, e con la certezza che rispunteranno fuori i comunisti di Marco Rizzo.

Tutti separati non possono andare, cespugli a parte. Dal loro punto di vista sarebbe un suicidio, a meno che non spunti fuori una nuova legge elettorale col proporzionale puro: ma certo è un regalo che la Lega non farà. E allora? Si creerà un “rassemblement” alla francese, con Zingaretti, Renzi, Calenda, Bersani, Fratoianni, Bonino e magari Santori delle Sardine? Achille Occhetto, 25 anni fa, provò a mettere insieme quella che battezzò la “gioiosa macchina da guerra”. Si sa come andò a finire. Dodici anni dopo lo fece Prodi: vinse di 24mila voti, ma di fatto in due anni fu schiacciato dalla Babele di una maggioranza superlitigiosa.

Ma dal 2013, con la comparsa sulla scena elettorale nazionale del M5s, le ‘ammucchiate’ non servono più neanche a superare la soglia del 50,1%. E quindi la cosa più sensata sarà forse una intesa light, di desistenza incrociata nei collegi uninominali: ma già questo comporterebbe una cabina di regia comune, un senso politico condiviso, una fissazione pacifica di quote, insomma una fiducia reciproca.

Oggi tutto questo sembra però molto lontano, quasi fantascientifico. Ma se la crisi precipitasse, questo sarebbe il primo macigno che grandi, medi, piccoli e sardine si troverebbero davanti.

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