La Francia frena la fuga all’estero del Cimabue dimenticato in cucina. Ma il quadro ormai è stato venduto

Dopo aver dichiarato l’opera patrimonio nazionale, il ministro della Cultura francese ha negato il certificato per l’esportazione con l’intenzione di annoverarlo tra le proprie collezioni nazionali

Dopo aver dichiarato «patrimonio nazionale» il Cristo deriso di Cimabue, rinvenuto accidentalmente nella cucina di una casa a Compiègne, a nord di Parigi, e battuto all’asta per 24 milioni di euro lo scorso 28 ottobre 2019, lo Francia ha deciso di bloccare l’esportazione del dipinto pre-rinascimentale. 

Il ministro della Cultura francese Franck Riester ha infatti annunciato che «a seguito al parere della Commissione consultiva dei tesori nazionali», ha aver rifiutato di convalidare il certificato di esportazione per l’opera di Cimabue.

Il dipinto, risalente al 1280, sarebbe dovuto volare negli Stati Uniti nella collezione privata Alana, appartenente a una coppia di collezionisti di origine cilena specializzati in opere d’arte del Rinascimento, nonché effettivi acquirenti dell’opera messa all’asta.

L’impasse burocratico

A seguito del parere della Commissione, lo Stato francese avrà dunque trenta mesi per presentare un’offerta di acquisto. «Grazie al tempo concesso da questa misura – ha spigato il ministro Riester – tutti gli sforzi possono essere mobilitati affinché questo lavoro eccezionale arrivi ad arricchire le collezioni nazionali». 

«Non mi sorprende questa decisione – ha dichiarato ad Afp Dominique Le Coënt, il banditore d’asta che ha guidato la vendita – lo Stato difende l’arricchimento del patrimonio». «L’unica cosa che mi interessa – ha aggiunto Le Coënt – è che questa misura sia effettivamente realizzata e che lo Stato francese abbia i mezzi per acquistarla». 

Ma a complicare il tutto si frappone la burocrazia. La donna proprietaria del dipinto è morta poco dopo la vendita all’asta, e i suoi eredi dovranno versare 9 milioni di euro nelle casse francesi a titolo di tassa di successione.

Di fatto, se lo Stato francese non dovesse riuscire a presentare un’offerta entro i termini contributivi, «che tenga altresì conto dei prezzi vigenti sul mercato internazionale – spiega ancora Le Coënt – sono previste possibilità di conciliazione».

Il Ministro, Franck Riester, dice che il provvedimento «ci dà il tempo per mobilitare tutti gli sforzi volti a far restare quest’opera eccezionale nelle nostre collezioni nazionali». Il quadro, secondo i periti di Turquin, faceva parte di un dittico dipinto da Cimabue attorno al 1280, nel quale apparivano otto scene (quattro per pannello) della passione e crocifissione di Cristo.

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