Regionali in Emilia Romagna, tra Bonaccini e Borgonzoni è lotta all’ultima piazza

di OPEN

Strategie diverse. «Sarò in almeno 100 piazze», annuncia Salvini. «Io ci metto la faccia, non ho bisogno di balie», ribatte dai dem il governatore uscente

Chiuse le liste, inizia lo sprint finale verso le elezioni Regionali in Emilia-Romagna. La sfida tra il governatore uscente del centrosinistra Stefano Bonaccini e la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni è ancora apertissima, malgrado i sondaggi diano in leggero vantaggio il candidato dem. E la Lega, forte anche del successo elettorale ottenuto alle Europee del 2019 che l’ha incoronata primo partito in Emilia-Romagna con il 33,8% dei voti (secondo il Partito Democratico con il 31,2% e terzo il Movimento 5 Stelle con il 12,9%), ha deciso di giocarsi il tutto per tutto.


Le 100 piazze di Salvini

Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha promesso una lotta capillare, città per città, piazza per piazza. «Sarò in almeno 100 piazze, ma spero di farne ancora di più», ha annunciato Salvini, identificando nell’ipotetica vittoria nella “regione rossa” per eccellenza una dura spallata al governo del Conte bis. Una (onni)presenza, quella di Salvini, che più volte ha fatto storcere il naso a Bonaccini: «Io ci metto la faccia, qui si vota per l’Emilia-Romagna», ha tuonato più volte il governatore uscente, accusando la sua rivale Borgonzoni di usare invece il leader del suo partito come una sorta di «balia» elettorale.

Bonaccini e lo smarcamento dal Pd

Sui social, Lucia Borgonzoni sembra seguire – in stile e linguaggio – il manuale delle strategie leghiste e salviniane. Dal canto suo Bonaccini, «mettendoci la faccia», nel virtuale e nel reale, si è letteralmente “smarchiato” dal Partito Democratico. Il logo del Pd non appare sui suoi manifesti elettorali. Nè i big romani del suo partito erano previsti sul palco a inizio dicembre, per la manifestazione convocata dal governatore. Scelte che possono essere lette come il tentativo di smarcarsi da possibili ripercussioni negative derivanti dalle scelte politiche dei dem al governo – in particolare sulla plastic tax. Ma anche come lo sforzo per non far ricadere gli effetti di un’eventuale sconfitta regionale sulla stabilità dell’asse Pd-M5s a Roma. 

Borgonzoni ne approfitta e ribatte alle accuse del suo avversario Bonaccini, facendo leva proprio sull’assenza del logo del Pd dai suoi manifesti elettorali: «Il mio avversario si vergogna del suo partito. C’è una voglia enorme di cambiamento, gli emiliano-romagnoli vogliono liberarsi dall’oppressione del Pd», dice la candidata leghista.

Le liste definitive

Il governatore uscente del Partito Democratico Stefano Bonaccini sarà sostenuto da sei liste: Pd, +Europa, Pri e Psi, Europa Verde, Volt, Emilia Romagna Coraggiosa e dalla lista civica “Bonaccini Presidente”. Lucia Borgonzoni sarà invece sostenuta da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cambiamo! – Popolo della Famiglia, Giovani per l’Ambiente e dalla lista civica “Borgonzoni Presidente”. A correre, non per la presidenza della regione, quanto più per alcuni posti nel consiglio regionale Simone Benini per il M5s, Stefano Lugli per l’Altra Emilia Romagna, Laura Bergamini per il Partito Comunista, Marta Collot per Potere al Popolo e Domenico Battaglia per il Movimento 3V – Vaccini Vogliamo Verità.

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