La strada verso la Casa Bianca: una guida alle regole, appuntamenti e protagonisti delle primarie USA

La nostra guida per tenervi informati sulle primarie americane in vista delle elezioni presidenziali di novembre

Si tratta dell’appuntamento elettorale più importante del 2020. A novembre inizieranno le presidenziali americane. Dal lato repubblicano è quasi scontato che sarà l’attuale presidente Donald Trump a rappresentare il partito dell’elefante. La partita tra i democratici invece è ancora tutta da giocare da qui al congresso di luglio, in cui i delegati eleggeranno il loro candidato nella speranza di riprendersi la Casa Bianca.


Come funzionano le primarie 

Si tratta di una gara di circa sei mesi, anche se spesso i candidati cominciano a competere con largo anticipo. Sia per i repubblicani che per i democratici sono iniziate il 3 febbraio in Iowa, sono proseguite nel piccolo stato del New Hampshire e si concluderanno a giugno. Seguiranno i congressi, rispettivamente a fine agosto per i repubblicani e a metà luglio per i democratici.

In entrambi i casi il candidato per le presidenziali di novembre verrà eletto durante i congressi (chiamati “conventions”) tramite il voto dei delegati, che a loro volta sono nominati in ogni stato e territorio Usa durante le primarie. Ad ogni stato e territorio corrisponde un numero fisso di delegati – secondo una serie di criteri come, nel caso dei democratici, i voti vinti dal partito alle precedenti elezioni in un determinato stato – che vengono assegnati al candidato in base ai voti ricevuti. 

Le primarie sono suddivise in appuntamenti noti come “caucuses” e “primarie”. Nelle primarie gli elettori votano alle urne a scrutinio segreto mentre i caucuses assomigliano più a delle riunioni di quartiere (hanno luogo nelle scuole, chiese o i centri comunitari) in cui gli elettori cercano di convincersi a vicenda prima di votare. 

Sono 2.472 i delegati repubblicani in palio e 3.979 i delegati democratici. Per vincere i candidati democratici devono portare a casa almeno 1.990 del totale. Nel caso non riuscissero, allora sarà determinante il voto al Congresso a cui parteciperanno anche i “super-delegati” – 771 in totale – scelti tra i membri del partito (governatori, deputati al Congresso, esponenti locali ecc. ecc.). In tal caso il vincitore dovrà assicurarsi il sostegno di 2.376 delegati: la metà più uno del totale. Per quanto riguarda i repubblicani invece è quasi scontato che Trump riesca ad ottenere i 1.237 delegati di cui ha bisogno per vincere.

Gli appuntamenti elettorali

Come gesto di deferenza nei confronti del presidente Donald Trump quest’anno il partito repubblicano ha deciso di cancellare gli appuntamenti elettorali in sette stati: Alaska, Arizona, Hawaii, Kansas, Nevada, Carolina del Sud e Virginia (ci sono dei precedenti, come nel caso delle elezioni del 2004 vinte da George W. Bush). Le cancellazioni permettono al candidato di risparmiare energie ma anche soldi: sono finanziamenti che potranno essere usati nella campagna presidenziale di novembre per battere i democratici.

Da tenere d’occhio in particolare martedì 3 marzo, noto come il “super-tuesday”. Sia per i repubblicani che per i democratici è il giorno in cui si voterà nel maggior numero di stati contemporaneamente. Gli elettori Dem voteranno in quattordici stati (tra cui la California) e un territorio non incorporato (Samoa Americana) per un totale di 1.537 delegati da nominare, circa la metà. Sarà anche la prima gara elettorale a cui parteciperà Mike Bloomberg, il quale ha preferito non competere in Iowa, New Hampshire, Nevada e in Carolina del Sud per concentrarsi – e concentrare i propri finanziamenti e inserti pubblicitari – sul Super Tuesday.

Per un calendario completo delle primarie cliccare qui.

I candidati repubblicani

Bill Weld

  • 16,8mila – I suoi follower su Instagram. Donald Trump ne ha 17,5 milioni.
  • $$$ – A finanziare la sua campagna elettorale sono soprattutto grandi donatori. Ma Weld, che di mestiere è avvocato ma è anche partner di un fondo di private equity, ci ha messo del suo.  
  • Se dovesse essere eletto presidente – Taglierebbe le tasse e la spesa pubblica, in linea con le sue idee libertarie e legalizzerebbe la marijuana, una battaglia per cui si batte da anni.
  • Lo sapevate che – Nel 1997 è stato nominato Ambasciatore presso il Messico dal presidente democratico Bill Clinton e nel 2008 ha sostenuto la candidatura di Barack Obama.

Donald Trump

  • 16.241 – Il numero di affermazioni false o fuorvianti fatte dal presidente Usa in 1,095 giorni alla guida del Paese secondo il Washington Post.
  • $$$ – Circa la metà dei finanziamenti per la campagna di Donald Trump sono fatti di piccole donazioni di $200 o meno a persona. Si parla di oltre $100 milioni su un totale di circa $211 milioni.
  • Se dovesse essere eletto presidente – continuerà a «rendere grande l’America» come recita il suo nuovo slogan elettorale. I dettagli del suo piano non sono chiari ma sicuramente non si fermerà la costruzione del muro con il Messico (ha promesso 450 miglia in più entro la fine del 2020). Durante il discorso inaugurale della campagna presidenziale a giugno Trump ha anche promesso di eradicare l’HIV negli Stati Uniti e ha rilanciato l’idea di una missione per piantare una bandiera americana su Marte.
  • Lo sapevate che – Donald Trump è alto un metro e novanta, si considera presbiteriano e secondo il sito della sua campagna elettorale sotto la sua presidenza sono stati creati 7,3 milioni di nuovi posti di lavoro.

I candidati democratici

Bernie Sanders

  • 8.1 milioni – Il numero di follower su Twitter di “Bernie” (sono 7.5 milioni su Facebook e 2.9 milioni su Instagram).
  • $$$ – il 75% dei fondi per la campagna negli ultimi 5 anni è composto soprattutto da piccole donazioni di circa $200 o meno. Secondo il New York Times il Senatore Sanders avrebbe speso $117 milioni (dati febbraio 2019).
  • Se dovesse essere eletto presidente – Sanders ha promesso che cancellerà il debito studentesco. Il senatore è anche uno degli autori del Green New Deal, il piano di investimenti con il quale intende attuare la decarbonificazione dell’economia americana (l’obiettivo è passare alle energie rinnovabili al 100%) creando al contempo – così recita il manifesto elettorale – 20 milioni di posti di lavoro.
  • Lo sapevate che – a ottobre 2019 Sanders ha avuto un malore mentre era in campagna elettorale a Las Vegas.

Pete Buttigieg

Pete Buttigieg ha lasciato la corsa dopo la sconfitta nella Carolina del Sud durante le primarie del 29 febbraio.

  • 7 – I mesi in cui Pete Buttigieg ha prestato servizio nell’esercito Usa in Afghanistan. Dal 2009 al 2017 ha lavorato come ufficiale d’intelligence nella marina americana.
  • $$$ – A inizio gennaio Buttigieg aveva circa $14,5 milioni di dollari da spendere, ma ha finito per bruciare circa metà in un mese ed è stato costretto ad accelerare la raccolta fondi. Gode del sostegno di diverse Amministratori delegati di spicco, ma anche di piccole imprese.
  • Se dovesse essere eletto presidentepromette di «rafforzare la classe media» (nei suoi discorsi non mancano i riferimenti alle sue origini borghesi) rafforzando il potere contrattuale dei lavoratori e rafforzando le loro tutele sindacali, anche per i lavoratori nella gig economy. Il sindaco di South Bend ha anche promesso di alzare il salario minimo a $15 all’ora.
  • Lo sapevate che – Dal 2018 è sposato con Chasten Glezman, ex-insegnante presso un liceo di South Bend. Parla otto lingue (tra cui l’italiano). Il suo nome si pronuncia “Butt-edge-edge”.

Elizabeth Warren

Elizabeth Warren si è ritirata dopo il Super-Tuesday

  • 11 – Il numero di libri di cui è autrice o co-autrice la senatrice Elizabeth Warren (due dei quali scritti con sua figlia, Amelia Warren Tyagi).
  • $$$ – Come Buttigieg anche Warren si è trovata a corto di fondi a inizio febbraio 2020. Ha ricevuto donazioni importanti dall’Università di Harvard e dal Comitato di azione politica a sostegno dei diritti delle donne.
  • Se dovesse essere eletta presidente – Warren vuole introdurre una nuova imposta del 2% sui patrimoni superiori ai $50 milioni. In seguito ha annunciato di voler tassare al 6% chi possiede una ricchezza a dieci cifre, oltre il miliardo. I soldi servirebbero a finanziare un ambizioso piano di sanità pubblica – #MedicareForAll – il cui costo stimato è di ben 20 mila miliardi di dollari.
  • Lo sapevate che – il presidente Donald Trump ha soprannominato Warren “Pocahontas” perché nel 1986 Warren dichiarò in circostanze ufficiali di avere origini native americane. Un test del DNA ha rivelato che lo è soltanto per 1/1024esimi.

Michael Bloomberg

Anche Mike Bloomberg si è ritirato dopo un esordio deludente il giorno del Super-Tuesday

  • 126,5 – Il numero di milioni di dollari spesi in spot televisivi in campagna elettorale da Mike Bloomberg soltanto nel mese di gennaio.
  • $$$ – Bloomberg sta autofinanziando la sua campagna elettorale a suon di milioni di dollari. A inizio febbraio l’ex sindaco di New York aveva speso oltre $450 milioni, oltre il doppio rispetto a Donald Trump.
  • Se dovesse essere eletto presidenteBloomberg promette di «ripristinare e rafforzare» le forme di regolamentazione del sistema bancario introdotte da Barack Obama nel 2008. Per quanto riguarda invece il debito studentesco l’ex sindaco di New York promette di tagliare i costi ma non di abolirlo del tutto come invece fa Sanders.
  • Lo sapevate che – il nomignolo di Trump per Bloomberg è “Mini-Mike” per la sua piccola statura. I due in realtà si sono frequentati da amici in passato, un fatto che ha creato qualche imbarazzo a Bloomberg in campagna elettorale.

Joe Biden

  • 29 – L’età a cui Joe Biden è stato eletto per la prima volta al Senato americano.
  • $$$ – Tradizionalmente Biden ha goduto del sostegno di importanti studi legali, dell’industria assicurativa e di ricchi donatori (anche a Hollywood dove l’ex braccio destro di Barack Obama è particolarmente apprezzato).
  • Se dovesse essere eletto presidente – In cima alle promesse elettorali di Biden c’è il fatto di voler smantellare quanto fatto sino ad oggi dall’amministrazione Trump per ridurre e ostacolare l’immigrazione (sia legale sia illegale) dal “muslim ban”, ai finanziamenti d’emergenza per il muro con il Messico alla cancellazione da parte di Trump delle tutele per i figli degli immigrati irregolari, i cosiddetti “dreamers”.
  • Lo sapevate che – Biden tradizionalmente ha sempre goduto del sostengo delle minoranze Usa. Anche quest’anno si è confermato il candidato più gradito agli elettori democratici afro-americani.

Amy Klobuchar

Anche Amy Klobuchar, dopo Pete Buttigieg, si è ritirata dalla gara per la nomination democratica, dando il suo sostegno a Joe Biden.

  • 6 – Il numero di delegati vinti in New Hampshire da Amy Klobuchar, un risultato sorprendente che l’ha vista salire temporaneamente al terzo posto.
  • $$$ – Rispetto agli altri candidati si distingue per i finanziamenti ottenuti dall’industria agro-alimentare. Il suo budget è piuttosto limitato rispetto ai suoi rivali.
  • Se dovesse essere eletta presidente – Klobuchar ha promesso di aiutare allevatori e agricoltori americani ideando una strategia ad hoc per aumentare i loro export, investendo inoltre in infrastrutture e vaccini. Klobuchar promette di aumentare a $15 i salario minimo e di contrastare l’evasione fiscale, di introdurre nuove misure per tutelare la salute mentale dei cittadini e di introdurre nuovi controlli sulle donazioni alla politica per “scovare il marcio” – tutto nei primi 100 giorni di governo.
  • Lo sapevate che – Klobuchar è stata la prima donna eletta al Senato nella storia dello Stato del Minnesota.

Tulsi Gabbard

  • 80, 6% – la percentuale di voti vinti da Tulsi Gabbard nelle elezioni generali del 2012 grazie alle quali è approdata al Congresso americano.
  • $$$ – La deputata è stata efficace nell’attrarre piccole donazioni che rappresentano circa metà del suo budget. Tra le industrie che la sostengono spicca il settore immobiliare.
  • Se dovesse essere eletto presidente – taglierebbe le tasse sulle piccole-medie imprese, aumentando invece le imposte sulle grandi corporazioni. Taglierebbe inoltre i fondi all’esercito americano perché, avendo servito in Iraq e in Kuwait, è contraria all’interventismo Usa all’estero con l’obiettivo di attuare i cambi di regimi. Nel suo programma elettorale Gabbard dice chiaramente che non vuole che gli Stati Uniti siano più il “poliziotto” del mondo.
  • Lo sapevate che – Gabbard è stata il primo membro del Congresso americano di fede indù. In passato è stata accusata da Hillary Clinton di essere un asset russo.

Tom Steyer

Tom Steyer si è ritirato dopo le primarie in Carolina del Sud, dove è arrivato terzo, ma senza vincere alcun delegato.

  • $1.6 miliardi – La stima del valore complessivo del patrimonio di Tom Steyer secondo Forbes, circa la metà di Donald Trump (inferiore di circa 33 volte rispetto a quello di Bloomberg).
  • $$$ – Come Bloomberg anche Steyer si autofinanzia, grazie al patrimonio accumulato in gran parte negli anni in cui gestiva un fondo di investimenti. In questa tornata elettorale ha speso (dati di febbraio) oltre $200 milioni.
  • Se dovesse essere eletto presidente – Steyer ha promesso di eliminare i finanziamenti privati alle campagne elettorali (nonostante il suo passato), introdurre un limite di mandato per i deputati al Congresso americano e in generale vuole galvanizzare la democrazia americana. Come Sanders anche Steyer vuole passare a un’economia completamente “green” alimentata esclusivamente dalle energie rinnovabili.
  • Lo sapevate che – è stato il cittadino americano ad aver donato più soldi durante le scorse elezioni presidenziali del 2016.

I risultati in aggiornamento

Foto di copertina, schede e grafici di Vincenzo Monaco
Mappa di Nazzareno Squadroni

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