Quando Walter Ricciardi scelse di fare il medico lasciando da parte la carriera d’attore

Tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, la carriera di Ricciardi era ancora divisa a metà tra il cinema e la scienza. Poi, attorno ai 20 anni, scelse la strada che l’ha portato dove è oggi

Walter Ricciardi è una delle persone del momento. Consulente del Ministero della Salute, è in prima linea nella lotta contro la pandemia da Covid19, il coronavirus che si è diffuso in 114 Paesi e che ha causato la morte di oltre 4.000 persone in tutto il mondo. Ma prima di lavorare per l’Oms e per la Commissione Europea, di essere il presidente (poi dimissionario) dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) e di essere a capo del team europeo nella lotta contro i tumori, Ricciardi è stato un promettente attore cinematografico.

«Non mi sarei mai aspettato di raggiungere in vita mia un traguardo del genere», aveva detto in un’intervista a La Repubblica dello scorso ottobre. E, aldilà della modestia, forse gli si può credere: attorno ai 20 anni, Ricciardi si è trovato davanti a un bivio, che lo ha costretto a scegliere tra la via dell’arte e quella della scienza. Una delle sue prime esperienze è stata nel ’68 con I ragazzi di padre Tobia, un programma tv che si registrava a Napoli in quel periodo (sua città natale), grazie ai genitori che lo portarono ai provini della Rai. Aveva appena 9 anni.

Poi, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Ricciardi ha recitato con Stefania Sandrelli (in Io sono mia), Alida Valli, Giuliana De Sio, Michele Placido, Maria Schneider, e soprattutto con Mario Merola («una persona eccezionale e di cuore che non faceva pesare la sua fama»). E poi i film Big Mamma del 1979 e Non basta una vita del 1988 .

Su YouTube si trova ancora qualche prova (come la clip da L’ultimo guappo, sempre con Merola). «C’è stato un momento in cui mi sono detto: quasi quasi vado avanti e faccio l’attore», aveva detto nella stessa intervista. Diciamo che mi ha fermato uno sciopero. «Studiavo a Napoli ma vivevo a Roma mantenendomi con il doppiaggio. Ci fu lo sciopero dei doppiatori che volevano giustamente essere citati nei titoli. Durò alcuni mesi e io finii tutti i soldi. Così decisi di fare medico».

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Foto copertina: Walter Ricciardi in «L’ultimo guappo»