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Medicina, d’ora in avanti non servirà più l’esame di abilitazione: subito in corsia 10 mila laureati

16 Marzo 2020 - 20:57 Riccardo Liberatore
Una boccata d'ossigeno che servirà a dar manforte ai colleghi impegnati sul fronte del coronavirus. Il ministro dell'Università Manfredi ha proposto anche di posticipare il pagamento delle tasse universitarie per gli studenti fino al 30 maggio
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I neolaureati in medicina e chirurgia che si erano visti rinviato l’esame di abilitazione del 28 febbraio a causa dell’epidemia di Coronavirus potranno tirare un respiro di sollievo. Alla fine il Covid-19 anziché allungare i tempi, li ha accorciati: con il decreto “Cura Italia”, varato oggi in Consiglio dei ministri, i laureati in medicina non dovranno più fare l’esame di abilitazione (preceduto da 3 mesi di tirocinio pratico valutativo) dopo la laurea per poter cominciare la loro professione.

L’altra proposta: rimandare il pagamento delle tasse universitarie

Il Paese ha bisogno di medici per far fronte all’emergenza sanitaria (ma non solo) e con il decreto dovrebbero arrivarne da subito diecimila, secondo il ministro dell’università Gaetano Manfredi. Per Manfredi la misura, «fondamentale per far fronte alla carenza che lamentava il nostro Paese», è motivata dalla necessità, non meglio definita, di adeguarsi a «una società che cambia». Un processo in cui le università, continua Manfredi, dovrebbero dare «il buon esempio a tutti gli altri».

Si tratta comunque di un passo in una nuova direzione rispetto al passato, viste le difficoltà riscontrate dagli studenti di Medicina in Italia a progredire nella carriera, anche se il grande nodo da sciogliere rimane quello dell’accesso alle specializzazioni. Un’altra emergenza dovuta alla scarsità dei bandi, al numero di posti a disposizione nei corsi di specializzazione sempre più basso e alla tendenza in Italia di richiamare i vecchi specialisti in prepensionamento anziché formarne di nuovi.

Nel frattempo, come gesto di solidarietà nei confronti degli studenti universitari, che tra lauree rimandate e corsi sospesi hanno visto slittare di settimane e forse mesi i loro studi, Manfredi ha proposto inoltre di posticipare il pagamento delle tasse universitarie fino al 30 maggio. Una boccata d’ossigeno anche per loro dunque, il cui contributo – per quanto riguarda i neolaureati in Medicina – sarà fondamentale per aiutare i colleghi impegnati sul fronte del coronavirus.

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