Coronavirus, i parenti delle vittime del Trivulzio: «Non è cambiato nulla. Ora spostano i malati in ospedale giusto prima che muoiano»

E a Fontana che parla di sanità lombarda ben funzionante ribattono: «Indebolita la rete di medici di base e le terapie intensive per fare profitti»

«Nelle Rsa della Lombardia la mortalità è la più alta in assoluto, nemmeno New York ha fatto peggio. Il Pio Albergo Trivulzio è solo la punta dell’iceberg, sta succedendo anche in altre strutture, da Legnano a Crema, le storie sono tutte uguali (infatti sono diversi i fascicoli aperti in tutta Italia, ndr). Intanto, però, continuano i decessi per Coronavirus al Pat, e sapete cosa fanno adesso? Mandano in ospedale i pazienti in condizioni gravissime, a cui vengono somministrate cure palliative per poi portarli alla morte».


A parlare a Open è Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Giustizia e Verità per le vittime del Trivulzio. Dalla battaglia per le cure alla madre è passato a coordinare un gruppo di familiari dei ricoverati (o delle vittime), tutti più o meno nella stessa situazione. Non sono mancate persino «le pressioni della struttura», spiega.

Ma lui non molla e sostiene che, nonostante lo scandalo e le inchieste penali, nella sostanza alla “Baggina” sia cambiato poco: «Ora spostano i malati in ospedale all’ultimo. A questo punto ci chiediamo: ma questi morti, spostati in fin di vita dalle Rsa in ospedale, vengono conteggiati tra i decessi delle Rsa o dei nosocomi?».

La Procura di Milano indaga per omicidio colposo ed epidemia colposa per la morte di circa 300 anziani solo al Trivulzio: nell’inchiesta è coinvolto anche il direttore generale della struttura, Giuseppe Calicchio e le verifiche includono i protocolli d’intesa tra Regione e residenze.

La frase di Fontana

Una risposta forte e chiara al governatore Attilio Fontana che, oggi 16 maggio, in un’intervista alla Stampa ha detto: «La sanità lombarda ha funzionato bene, si è dimostrata efficiente. C’è un clima avvelenato e il tasso d’infezione da noi è tra i migliori in Italia». E a proposito delle riaperture, nonostante i numeri non proprio confortanti (che parlano di un territorio ancora martoriato dal Covid-19 con oltre 27mila positivi e 15mila vittime, ndr) ha aggiunto: «Non si può tenere chiusa la regione più produttiva d’Italia».

«Anziani usati per fare profitto»

La sanità lombarda ha funzionato davvero bene, come dice Fontana? «Ci sembra che la rete di medici di base e degli ospedali lombardi, che avrebbe potuto arginare l’epidemia, negli anni sia stata smantellata e indebolita – ribatte Azzoni – I pronto soccorso e le terapie intensive sono stati trascurati a favore, invece, di visite specialistiche, eseguite dai privati e dunque particolarmente remunerative per la Regione».

E poi spiega ad Open di non sopportare l’idea che le persone più anziane siano diventate puro oggetto di «profitto», con ben poca cura per la loro vita e i rischi che correvano: «Gli anziani, considerati un “peso” per la società, sono stati usati per fare profitto, questa potrebbe essere la genesi del disastro, un disastro annunciato».

Gli errori sarebbero stati principalmente due: «L’aver vietato, fino al 23 marzo, l’uso dei dispositivi di protezione individuale al personale sanitario e l’aver trasferito i pazienti contagiosi dagli ospedali alle Rsa. Una gestione del tutto inadeguata per fronteggiare un’emergenza di questa portata». E ancora: «Al Pat ci sono reparti chiusi per assenza di personale, altri per eccesso di morti senza considerare ospiti e e personale continuamente spostati in altri reparti».

I reparti contaminati del Pio Albergo Trivulzio | Grafica del Comitato Giustizia e Verità per le vittime del Trivulzio

«Mia madre salvata in ospedale, al Pat le hanno negato le cure»

«Mia madre, 75 anni, venerdì scorso è stata mandata in ospedale in gravissime condizioni. Poi al San Paolo ha ricevuto le cure specialistiche che al Pio Albergo Trivulzio non sono stati in grado di dare e ora mi dicono che sia fuori pericolo, in fase di miglioramento. Le hanno fatto tutte le cure di cui aveva estremo bisogno: ossigeno, sondino gastrico per alimentarla e antibiotico specifico per curare un’infezione al sangue. Tutte cure che al Pat non le hanno mai applicato» ci racconta Alessandro Azzoni.

L’esposto collettivo

Adesso i familiari degli anziani pazienti (alcuni ancora in vita, altri deceduti, il totale è di circa 150 famiglie) hanno deciso di presentare un esposto collettivo. In un secondo momento – ci anticipano – fonderanno un’associazione che possa raggruppare tutte le richieste di verità e giustizia.

Foto in copertina di Ansa

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