Fase 2, Regioni ancora divise sulle riaperture. De Luca: «Per serietà non riapriamo domani»

Non sembra essere andata a buon fine la trattativa notturna per chiarire le responsabilità di governo e regioni nella ripartenza. A pomeriggio inoltrato il Dpcm ancora non c’è e dal presidente della Regione Campania arriva un “no”

Il braccio di ferro nella notte tra il premier Conte e i governatori sul decreto relativo alle riaperture previsto per oggi, non sarebbe andato a buon fine dopotutto. Il confronto serrato, andato avanti fino a oltre le 3, sembrava aver portato a un’intesa e il testo avrebbe dovuto vedere la luce oggi. Ma secondo il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca l’accordo non sarebbe stato avallato da tutte le regioni.


Intervenendo al programma Mezz’ora in più’ su RaiTre, De Luca ha dichiarato che «la Campania non è d’accordo e non ha sottoscritto l’intesa Stato-Regioni che alcuni media presentano come condivisa all’unanimità», aggiungendo che «su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il ministero della Salute, non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni. Non è accettabile».

Commentando invece la decisione della Campania di rinviare il via libera alla ristorazione di tre giorni, a giovedì 21 maggio, come era già stato anticipato, De Luca ha detto che si tratta «del tempo necessario per avere una interlocuzione seria con le categorie economiche e dare il tempo per le sanificazioni o per procurarsi elementi necessari alle riaperture, come i pannelli divisori». La situazione è confusa, ha lamentato il Governatore, «basti pensare che siamo a domenica pomeriggio e ancora non c’è il testo ufficiale del Dpcm per le riaperture di lunedì mattina».

L’accordo notturno

In base all’accordo, il decreto del presidente del Consiglio – che deve dare attuazione al decreto legge varato ieri dal governo – avrebbe dovuto contenere una premessa con un richiamo al protocollo unitario delle Regioni, da allegare al testo del documento. Stando a quanto riferiscono alcune fonti di governo all’Adnkronos, il presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini era riuscito a mettere d’accordo i governatori delle Regioni, alcuni dei quali «hanno paura delle responsabilità e volevano più garanzie».

Anche dal governo c’erano stati dei segnali incoraggianti che facevano intendere il raggiungimento di un accordo. «Le richieste delle Regioni sono legittime», aveva detto il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, aggiungendo che «l’accordo riprende le linee guida delle Regioni per le ordinanze e sancisce ancora una volta la leale collaborazione tra regioni e governo».

Cresce l’attesa dopo i primi sì. E dal Piemonte parte l’hashtag #ConteVattene

Ma a pomeriggio inoltrato il Dpcm ancora non c’è. Oggi sia il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, che il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, hanno dichiarato di essere in attesa dell’ok del Governo per firmare l’ordinanza regionale. A loro si è aggiunto anche Fabrizio Ricca, assessore leghista alla Sicurezza della Regione Piemonte, che su Facebook ha lamentato il ritardo.

«Noi siamo pronti ma è il caso che qualcuno, a Roma, si dia una svegliata perché non si può dire ai piemontesi, la sera della domenica, quale sarà il loro destino il giorno dopo: è una questione di rispetto ma anche di sicurezza!», ha aggiunto Ricca, con tanto di hashtag #ConteVattene.

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