Coronavirus. Secondo Barillari Nature dice che il vaccino contro il SARS-CoV2 non serve. Forse non lo ha capito

No, l’articolo di Nature sulle origini del nuovo Coronavirus non nega l’utilità di un vaccino. Mutano tre volte di più i virus influenzali

Il consigliere della regione Lazio Davide Barillari linka su Twitter un articolo divulgativo di David Chyranoski, apparso su Nature il 4 maggio, dove secondo lui salterebbe fuori che il vaccino contro SARS-CoV2 non servirebbe.

Barillari nel riportare queste affermazioni sente il bisogno di spiegare che Nature non è una pericolosa rivista No vax. Effettivamente anche noi quando analizzammo il pezzo di Chyranoski, non notammo affatto riferimenti all’inutilità di trovare un vaccino.

«Toh, il vaccino non serve! Non lo dice un pericoloso no-vax, ma la prestigiosa rivista scientifica Nature. 

Forse… perche’ il sars-cov-2 è gia’ mutato circa 300 volte? forse perche’ il nostro sistema immunitario sta sviluppando gli anticorpi ?».

Il tweet di Barillari.

Cosa sappiamo sulle mutazioni dei Coronavirus

Il principio di funzionamento dei piani vaccinali è quello di far sviluppare gli anticorpi, prima che un patogeno possa far danni, immunizzando una grande quantità di persone, in modo da garantire protezione anche agli immunodepressi, o allo stesso Barillari. Si spera che il vaccino-cerotto PittCoVacc dimostri di poter funzionare in sicurezza, ma occorrerà ancora diverso tempo prima della somministrazione nelle popolazioni.

Certamente i virus (specialmente quelli a Rna) sono soggetti a frequenti mutazioni del loro genoma, buona parte saranno svantaggiose, e l’indebolimento del patogeno è tra le possibili evoluzioni plausibili, visto che ha più probabilità di sopravvivere un ceppo che non stermina i suoi ospiti, come è stato già visto in passato. Per quanto riguarda la capacità di prendere di mira le cellule con recettori ACE2, a chi sviluppa il vaccino interessano le mutazioni relative alla proteina Spike, che sono ben più rare.

Cosa riporta davvero Nature

Analizziamo adesso (di nuovo) l’articolo di Chyranoski. L’autore cita Klaus Stöhr, direttore della divisione di ricerca ed epidemiologia per la SARS (il grassetto è nostro):

«”Di gran lunga lo scenario più probabile è che il virus continuerà a diffondersi e infettare la maggior parte della popolazione mondiale in un periodo di tempo relativamente breve”, afferma Stöhr, ovvero da uno a due anni. “Successivamente, il virus continuerà a diffondersi nella popolazione umana, probabilmente per sempre.” Come i quattro coronavirus umani generalmente lievi, la SARS-CoV-2 circolerebbe quindi costantemente e causerebbe principalmente lievi infezioni del tratto respiratorio superiore, afferma Stöhr. Per questo motivo, aggiunge, i vaccini non saranno necessari».

Si tratta di uno degli scenari più ottimisti (non certo tra i più probabili), che – come accennavamo sopra – non dovrebbe soprendere epidemiologi e virologi.

Prima di questo punto l’autore prende come esempio l’influenza, la quale «muta fino a tre volte più spesso rispetto ai coronavirus, un ritmo che gli consente di evolversi rapidamente e di eludere i vaccini». Barillari dovrebbe comprendere certamente, quanto sia illogico ritenere inutile un vaccino contro un patogeno, che muta tre volte meno dei virus influenzali.

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