Coronavirus, Regione Lombardia querela la Fondazione Gimbe: «Magheggi sui numeri? Noi siamo trasparenti»

Il presidente della Fondazione ha affermato che la Lombardia abbia “falsato” i numeri per paura di un nuovo stop. Dura la reazione del Pirellone che ha presentato querela

Dopo il botta e risposta tra Regione Lombardia e Gimbe, il Pirellone ha deciso di procedere per vie legali e querelare la Fondazione. «Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero», aveva commentato la Regione Lombardia alle parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, il quale aveva dichiarato che in Lombardia «si combinano anche magheggi sui numeri» della pandemia del Coronavirus. La Regione ha deciso di presentare querela contro Gimbe e Cartabellotta

La Fondazione Gimbe – è doveroso ricordarlo – non ha fini di lucro e ha lo scopo di «favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche – si legge sul sito – con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico».

«Mai messa in dubbio la qualità del nostro lavoro»

Dura la reazione del Pirellone: «In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno, a partire dall’Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. È inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate».

Le accuse del presidente di Gimbe

Il sospetto – secondo il presidente di Gimbe – è che le regioni abbiano paura di un altro stop e, dunque, soprattutto in questi giorni, stiano aggiustando i numeri in vista della decisione sulle riaperture prevista per domani 30 maggio.

«C’è il ragionevole sospetto che sia così, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati: cosa che poteva essere giustificata nella fase dell’emergenza quando c’erano moltissimi casi ma molto meno ora. Eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati», ha aggiunto il presidente della Fondazione.

«La nostra grossa preoccupazione è che la Lombardia uscirà per ultima da questa tragedia, perché se si è chiusa troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto: la volontà politica non è quella di dominare l’epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività, e questo non lascia tranquilli», ha concluso Nino Cartabellotta.

Foto in copertina di Matteo Corner per Ansa

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