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L’agenzia Ue sulle malattie: «Picco è passato, ma nuova ondata di Coronavirus nelle prossime settimane»

12 Giugno 2020 - 15:40 Angela Gennaro
People wear protective masks while walking in via dei Fori Imperiali to the Colosseum on the day of the celebrations for the Republic Day “Festa della Repubblica” celebrations during the second phase of the Coronavirus Covid-19 pandemic emergency in Rome, Italy, 02 June 2020. ANSA/ANGELO CARCONI
L'Ecdc sottolinea anche che «un aumento dei casi nelle prossime settimane» è possibile e insiste su tracking e testing
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L’Europa si è lasciato il picco della pandemia di Coronavirus alle spalle. Quasi tutta Europa, almeno: secondo l’ultimo report dello European Centre for Disease prevention and control, tutti i paesi del continente europeo avrebbe superato infatti il picco della pandemia (almeno di questa prima ondata di contagi). Tranne Polonia e Svezia.

Il report

Tutto bene? No, perché insieme alla buona notizia arriva anche l’allarme: «Previsioni ipotetiche indicano che un aumento dei casi è probabile nelle prossime settimane», dice il Centro europeo di controllo delle malattie nel suo ultimo bollettino sul rischio Covid-19.

Report dello European Centre for Disease prevention and control

Al 9 giugno l’incidenza della malattia nei paesi europei risultava diminuita dell’80% rispetto al picco del 9 aprile. Un risultato raggiunto grazie alle rigorosissime misure di contenimento e lockdown applicate da quasi tutto il continente. Decisioni che vedono diminuire l’incidenza della malattia, ma che non cancellano del tutto i cluster, focolai pure presenti qua e là, hanno un elevatissimo costo sociale ed economico e non intervengono sul problema dell’immunità di gregge, ben lontana dall’essere raggiunta.

Per tutta questa serie di ragioni l’Ecdc parla della probabilità di «un aumento dei casi nelle prossime settimane» e raccomanda tracciamento e monitoraggio dei casi, con tamponi fatti a chi manifesta i sintomi di Covid-19, tracking dei contatti, e un strategia di comunicazione che ricordi chiaramente e costantemente che il virus circola ancora e che non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Il virus viaggia sulle gambe degli esseri umani e solo gli esseri umani possono allontanarne la diffusione, insomma.

Polonia

EPA/ANDRZEJ GRYGIEL | Test sui minatori alla miniera di carbone ‘BolesLaw Smialy’ a Silesian Voivodeship, Polonia, 11 giugno 2020.

In Polonia le miniere di carbone non sono mai state chiuse, da quando è cominciata la pandemia: sono considerate attività indispensabili. Ed ecco che più di un decimo dei casi di Covid-19 confermati nel paese si verificano proprio tra i minatori. Con i contagi che hanno subito negli ultimi giorni una brusca accelerata: le miniere più colpite sono quelle di Pniowek e Zofiowka, entrambe situate nella provincia della Slesia meridionale, conosciuta anche come Alta Slesia.

Svezia

EPA/Fredrik Sandberg | L’epidemiologo Anders Tegnell a Stoccolma, Svezia, 9 giugno 2020.

Sono quasi 50mila i casi di contagio confermati in Svezia, mentre le vittime sono oltre 4800, secondo i dati del monitoraggio della John Hopkins University. Ma ancora, nei giorni scorsi, il primo ministro Stefan Lofven ha continuato a difendere l’approccio che ha scelto per il paese: nessun lockdown, nessun confinamento.  In un’intervista alla radio pubblica svedese Anders Tegnell, epidemiologo dietro alla strategia adottata dal governo, aveva ammesso: «Se andassimo incontro alla stessa malattia con le conoscenze che abbiamo oggi, credo che la nostra risposta sarebbe a metà strada fra ciò che ha fatto la Svezia e ciò che ha fatto il resto del mondo». Due giorni fa Tegnell ha dovuto sospendere i briefing quotidiani sull’andamento dei contagi mentre l’epidemia nel paese sembra fuori controllo.

In copertina ANSA

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