Inchiesta di Bergamo, Conte: «Su Alzano e Nembro rifarei tutto, non temo di finire indagato»

Parlando degli Stati generali dell’economia il premier dice che quella dell’Italia «non sarà una passerella». E torna a smentire l’ipotesi di fondare un suo partito

«Ho agito in scienza e coscienza». Giuseppe Conte dice di aver fatto tutto quello che c’era da fare, e che lo rifarebbe: oggi, 12 giugno, sarà ascoltato dai pm di Bergamo sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro, in Lombardia, subito dopo lo scoppio della pandemia da Coronavirus. Non teme di finire indagato: «Mi sono subito messo doverosamente a disposizione dei magistrati per informarli sulle circostanze di cui sono a conoscenza», rivela in un’intervista pubblicata sui principali quotidiani italiani.


Domani, 13 giugno, sarà invece il giorno degli Stati generali dell’economia a Villa Pamphili a Roma e che il premier definisce come «il progetto per rilanciare il Paese». E assicura che «non sarà una sfilata o una passerella, Non ne abbiamo bisogno, il Paese non ci consente di fare kermesse di sorta». E aggiunge che «la dotazione finanziaria europea non è un tesoretto che il governo spende liberamente, ma una grande responsabilità da condividere con tutte le forze. E per questo voglio assoldare singole personalità e le migliori energie del Paese. Dopo gli Stati generali, richiamerò ministri e partiti di maggioranza e avremo un piano condiviso dell’azione di governo».

Sulle ipotesi, circolate negli ultimi giorni, che lo vedrebbero impegnato a fondare un proprio partito, il capo dell’esecutivo spiega che il suo ruolo non ha a che vedere con «interessi personali». Non ha intenzione di «coltivare» un suo «partito», o «favorire miei amici e conoscenti». L’unico suo compito è «svolgere questo servizio. Un incarico di rilievo diventato ancora più gravoso per l’emergenza. Sarebbe folle da parte mia dedicare anche solo un minimo di energie a questi pensieri».

Sul Recovery Fund, il fondo comune di ripresa erogato dall’Ue, Conte sottolinea che sta lavorando con la presidente della Commissione von der Leyen per tentare di ottenere un anticipo: «Abbiamo subito manifestato questa esigenza, assieme ad altri Paesi, anche se va tenuto conto che la logica dell’erogazione è sulla base dell’avanzamento dei progetti. Comunque ci proveremo ancora». Nel pacchetto Ue complessivo c’è anche il Mes, ed è probabile che il governo richiederà anche quei fondi. «Possiamo immaginare un momento in cui ci confronteremo tra le forze di maggioranza e in Parlamento anche sull’eventualità che convenga o meno all’Italia attivare il Mes», afferma Conte.

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