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Galli risponde a Guerra: «Seconda ondata come la Spagnola? Non siamo nel 1918. Ma attenti ai nuovi focolai»

27 Giugno 2020 - 08:21 Giovanni Ruggiero
epa08342660 (FILE) A handout picture provided by the California State Library shows a policeman adjusting a citizen's flu mask, in San Francisco, California, USA, in 1918 (reissued 04 April 2020). Experts are trying to understand how the novel coronavirus COVID-19 disease pandemic might play out by making comparisons to past outbreaks like SARS, MERS and swine flu, media reported. Some experts are reportedly likening the coronavirus outbreak to the 1918 Spanish flu (H1N1 influenza virus) pandemic saying that strict social distancing and other measures slowed the disease spread and decreased mortality rates. The novel coronavirus Covid-19 infectious disease, which is caused by the SARS-CoV-2 virus, is steadily increasing world-wide, with more than 100 countries affected and over 1,000,000 confirmed cases.  EPA/Hamilton Henry Dobbin / CALIFORNIA STATE LIBRARY HANDOUT MANDATORY CREDIT: CALIFORNIA STATE LIBRARY HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Il primario dell'ospedale Sacco di Milano è scettico su un ritorno della pandemia in autunno paragonabile alla prima ondata. L'attenzione però non può calare fino ad allora, soprattutto alla luce dei recenti focolai scoppiati in varie parti d'Italia
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Su un dato sono d’accordo il primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, e il direttore aggiunto dell’Oms, Ranieri Guerra: la pandemia di Coronavirus non è affatto finita. Ma sul timore di una seconda ondata per il prossimo autunno paragonabile a quella della Spagnola, Galli è molto meno drastico del collega.

Galli ha spiegato quanto il virus stia dimostrando di «serpeggiare dall’emisfero settentrionale a quello meridionale, e viceversa». Potrebbe essere questo aspetto ad aumentare i rischi di un ripresa dei casi a settembre: «ma non necessariamente con una seconda ondata e con le conseguenze della Spagnola, non siamo nel 1918».

L’attenzione non può che restare alta, soprattutto alla luce dei nuovi focolai scoppiati in Italia. Situazioni che devono «preoccupare quanto basta», dice Galli che sottolinea il lato positivo proprio nell’aver individuato quei focolai: «Aver trovato questi 10 focolai può essere l’espressione della capacità affinata di fare interventi a livello territoriale – dice il professore – e accorgersi di fenomeni come questi prima che sia troppo tardi». La loro stessa presenza , comunque, dice una cosa su tutte: «La stoia non è finita».

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