Coronavirus, caso Emilia Romagna. L’analisi dell’esperto: «A Bologna e Rimini la curva è esponenziale»

«Si tratta di cluster che tempo una settimana o due vengono tenuti sotto controllo», spiega il ricercatore Giovanni Sebastiani: «Ma preoccupa la frequenza con cui si ripetono»

Per la seconda volta dall’inizio della pandemia, la Lombardia non è in cima alla classifica per numero di nuovi contagi giornalieri da Coronavirus. A superarla nel bilancio del 22 luglio è stata l’Emilia Romagna – pur rimanendo significativamente indietro nel totale dei casi e degli attualmente positivi. Dei 282 nuovi positivi registrati in tutto il Paese, 57 provenivano dall’Emilia Romagna e 51 dalla Lombardia.

Nell’aggiornamento di ieri, la Regione ha specificato che la maggior parte degli infetti individuati (41 su 57) sono asintomatici tracciati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Sembra infatti, ripercorrendo i casi delle precedenti settimane, che si tratti di un exploit derivante da una ricerca mirata di possibili infetti.

A partire dalla fine dello scorso mese, in concomitanza con l’esplosione di alcuni focolai sul lavoro, i contagi in Regione avevano iniziato a preoccupare. Il 17 luglio poi i nuovi contagi erano stati ancora 54, 40 il giorno successivo. Lo scorso 19 luglio, ancora, l’Emilia-Romagna aveva superato la Lombardia con 51 nuovi casi e il 20 luglio ce ne erano stati altri 42. Se si dà un’occhiata ai casi per provincia si nota che i nuovi contagi sono legati a cluster già noti o casi positività piuttosto circoscritti.

Di base, i focolai che si presentano hanno caratteristiche simili a quelli che si verificano nel resto d’Italia: in primis ci sono i casi di rientro o d’importazione, relativi a persone che arrivano da Paesi in cui ora il virus circola più rapidamente. Poi ci sono le positività riconducibili a comunità di persone che vivono in povertà e in contatto molto ravvicinato (è il caso della comunità di Rimini), e, in ultimo, i contagi sul posto di lavoro.

Gli ultimi casi

Modena

La situazione nella provincia di Modena| Elaborazione grafica di Giovanni Sebastiani

Secondo gli ultimi dati, i nuovi casi a Modena sono stati 12. Sei di questi sono persone entrate in contatto con un cittadino rientrato da un Paese extra Schengen – al quale sono stati fatti i controlli all’arrivo. Altri 4 sono riconducibili al focolaio individuato nei giorni scorsi in un prosciuttificio della provincia, il Maccaferri di Castelnuovo Rangone.

Nei dati del 12 luglio, quando si erano registrati 71 nuovi casi, 18 di questi venivano da quel cluster. Sempre nei giorni precedenti, altri contagi asintomatici erano stati individuati tra giovanissimi, dopo che una ragazza di 17 anni, in vacanza a Riccione, era stata trovata positiva e posta in isolamento domiciliare.

Imola

A Imola, invece, i nuovi casi sono stati 10. Di questi, 9 sono relativi a cittadini stranieri, la gran parte dei quali rientrati dall’estero, anche da Paesi extra Shengen. Anche qui, sono stati individuati dopo essere stati sottoposti a verifiche e isolamento.

Rimini

La situazione nella provincia di Rimini| Elaborazione grafica di Giovanni Sebastiani

Anche a Rimini i casi sono stati 10. Nove di questi appartengono al cluster dell’ex pensione “La Fonte”, da anni di proprietà della comunità senegalese. I residenti, tutti in regola con i permessi di soggiorno, sono stati sottoposti a screening a tappeto dopo che uno di loro era risultato positivo. La Ausl locale sta esaminando ancora i tamponi, ed è probabile che il conteggio dei positivi aumenterà.

Quindi?

«La situazione in Emilia Romagna ha poco di diverso rispetto alle altre province italiane», spiega Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr. «Si tratta di cluster che tempo una settimana o due vengono tenuti sotto controllo». L’unica cosa che preoccupa, spiega il ricercatore, è la ricorrenza con cui si presentano questi focolai sul territorio (sorte analoga anche in Veneto).

La situazione nella provincia di Bologna | Elaborazione grafica di Giovanni Sebastiani

«L’Emilia Romagna è particolare perché questa cosa dura da un po’», spiega Sebastiani. «A Bologna, ad esempio, ci sono stati diversi focolai ultimamente – da Bartolini a Tnt – che hanno fatto impennare per un po’ la curva. Dal 27 Giugno, ci sono state tre onde della durata di 5-10 giorni. Ora se ne registra anche un’altra, appena iniziata». Nelle province di Bologna e Rimini, spiega ancora il ricercatore, si è davanti a una crescita esponenziale e, per quanto riguarda Modena, la curva ha una linea costante ma con le azioni di screening potrebbe salire nei prossimi gironi.

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