Elezioni regionali, in Toscana è affluenza record: oltre il 62%. E il Pd torna a credere nelle province rosse

L’analisi dell’affluenza nella Regione sorvegliata vista con gli occhi di esperti e giornalisti locali. Ceccardi e Salvini preoccupati

I dati definitivi sull’affluenza in Toscana sono chiari. Gli elettori sono andati alle urne, e sono molti di più rispetto a cinque anni fa. Alla chiusura definitiva delle urne l’affluenza solo per le elezioni regionali è stata fissata al 62, 64%. Secondo i dati ufficiali hanno votato 1.848.577 elettori su 2.950.880 aventi diritto. Un altro voto rispetto a quello delle elezioni del 2015, in cui l’affluenza si era fermata al 48,28%. Anzi. Per vedere un risultato superiore a questo bisogna tornare al 2005, quando Claudio Martini dei Democratici di Sinistra vinse contro Alessandro Antichi di Forza Italia.


C’è un punto su cui concordano gli addetti ai lavori che abbiamo sentito per provare a spiegare meglio i dati di questo voto, che già ieri alla chiusura dei seggi faceva suppore un risultato più alto rispetto all’ultima tornata. Più che il dato generale, bisogna guardare le province e valutare due fattori: la tradizione politica dei territori in cui c’è stata più affluenza e le loro dimensioni in termini di elettori. «In questo momento le tre province da controllare ci sono Firenze, Prato e Livorno», spiega Agnese Pini, direttrice de La Nazione. «Sono province molto popolose e con una vocazione politica legata alla sinistra. In questi territori una buona percentuale di affluenza potrebbe favorire Eugenio Giani rispetto a Susanna Ceccardi».

Il caso di Firenze, dove nel 2015 il Pd prese il 52% dei voti

«Facciamo l’esempio di Firenze», specifica Marzio Fatucchi dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera: «In tutta la Toscana ci sono poco meno di 3 milioni di elettori. Circa 780mila sono nella provincia di Firenze. Se qui l’affluenza sale il dato peserà di più sul risultato finale rispetto ad altre province meno popolose». Nella provincia di Firenze il dato definitivo dell’affluenza registra un 66,44% . Nel 2015, sempre per le regionali, il dato a urne chiuse era parecchio più basso: 48,3%. Sempre in questa provincia, il Pd aveva preso allora il 52,8% dei voti. Più alti rispetto alle ultime regionali anche i dati definitivi di Prato, al 64,79% (contro il 45,8% del 2015), e Livorno (57,32% contro 46,2%).

Si è mossa la base o si sono mossi i social?

Oltre al tema delle province resta poi da capire cosa abbia spinto gli elettori al voto. Può aver contribuito il meteo, possono aver contribuito referendum e amministrative organizzate insieme e ancora può aver contribuito l’attenzione a livello nazionale, e non solo. Anche il Guardian ha raccontato cosa potrebbe succedere nelle regionali in Toscana.

«In Emilia il centrosinistra era in crisi come in Toscana. Lì abbiamo visto che la base si è mobilitata e ha consegnato la vittoria a Bonaccini», ipotizza Pini. Per Fatucchi poi le ragioni vanno cercate anche negli ultimi sondaggi: «Prima del silenzio elettorale sono circolati sondaggi che davano i due candidati molto vicini. Anche questo ha contribuito a far muovere gli elettori».

L’ultimo punto riguarda l’appello al voto nella settimana che ha preceduto l’apertura delle urne: «Interessante notare – dichiara Fatucchi – come la campagna di Ceccardi si sia spostata nei giorni prima del voto sui temi da cui era partita. In molti abbiamo visto ritornare sui social le immagini dell’immigrato che cucina il gatto per strada con cui si era aperta la campagna della Lega».

Foto di copertina: ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI | Il voto del sindaco di Firenze Dario Nardella

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