Violato il silenzio elettorale? Non vale per il web, il vuoto normativo mai colmato da destra e sinistra

Non è una novità, a Open ne parliamo da oltre un anno: ancora oggi il silenzio elettorale non vale per il web

Nella giornata del 20 settembre 2020, in pieno svolgimento del voto per le elezioni regionali 2020 e il referendum costituzionale, molte sono state le segnalazioni per presunte violazioni del silenzio elettorale ricevute dagli utenti via Twitter e Facebook. Presunte, infatti, perché erano per la stragrande maggioranza riferite a banner pubblicitari, post social e video online.

79 risposte via Twitter e 153 commenti su Facebook, la maggior parte con segnalazioni errate.

A Open ne avevamo parlato in diverse occasioni: durante le Europee 2019 e le elezioni regionali dell’Umbria, dell’Abruzzo, della Sardegna ed Emilia Romagna. Eppure, sotto ogni elezione, succede di nuovo e gli utenti accusano la loro controparte politica per un tweet quando anche i loro politici di riferimento fanno altrettanto.

Due segnalazioni per due interventi online di Michele Emiliano e Luigi Di Maio.

Tra le segnalazioni fatte dagli utenti vanno per la maggiore interventi online e banner pubblicitari, così come video su YouTube, da parte degli esponenti leghisti, da Matteo Salvini a Susanna Ceccardi. Molte le segnalazioni di un intervento online di Teresa Bellanova, Zingaretti ed esponenti del Movimento 5 Stelle come Luigi Di Maio.

Segnalazioni per i partiti dei due Matteo, Lega e Italia Viva.

Il divieto di campagna elettorale nei giorni del voto e in quello immediatamente precedente, però, non vale per i nuovi mezzi di comunicazione. Un vuoto che nel dibattito pubblico vede due scuole di pensiero che cercano di colmarlo interpretando la norma: da una parte troviamo chi vuole equiparare il web a una pubblica piazza e ai media tradizionali già considerati dalla legge, mentre dall’altra c’è chi preferisce mantenere questa situazione di incertezza che permette a molti di «farla franca».

Molti hanno segnalato il tweet di De Laurentiis e quello di Teresa Bellanova.

C’è un limite a tutto? Ebbene, chi dovrebbe occuparsi di vigilare e valutare un’eventuale violazione? Le stesse istituzioni e per la precisione il Ministero dell’Interno, così come le Prefetture una volta che viene denunciato un presunto illecito.

Un SMS da parte di Italia Viva di Matteo Renzi inviato a un utente sabato 19 settembre 2020. L’utente si domanda come sia finito il suo numero nella lista degli inviati.

Lo stesso discorso vale anche per gli SMS, dove il Garante è intervenuto in merito alla Privacy: chi ha ricevuto un messaggio elettorale e ritiene di non aver mai dato il proprio consenso dovrebbe fare una segnalazione al fine di verificare se risulti esserci un illecito, che però (ricordo) riguarda una questione di privacy e di trattamento dei dati personali.

Per il silenzio elettorale online, invece, finché non arriveranno un Parlamento e un Governo decisi a colmare il vuoto – evidentemente conveniente per tutti – staremo ancora qui ad accusare tutto e tutti inutilmente.

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