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Coronavirus, i numeri in chiaro. Il fisico Sestili: «Attenzione al rapporto positivi/tamponi: è in netta crescita»

28 Settembre 2020 - 21:07 Felice Florio
«La percentuale dei casi positivi sui tamponi effettuati è schizzata al 2,9%, un dato che non si registrava da inizio maggio», afferma il fisico. E sull’età mediana: «A settembre è aumentata di 10 anni, siamo intorno ai 42 anni»
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Osservando il numero assoluto dei nuovi casi positivi di oggi, 28 settembre, si potrebbe dire che la diffusione dell’epidemia stia frenando: 1.494 contagi, terzo giorno consecutivo di calo rispetto ai precedenti, e le infezioni in Lombardia, la regione più colpita del Paese, scendono verso la soglia delle 100 unità. Ma come ogni lunedì «il dato è influenzato dal numero di tamponi. Oggi ne sono stati processati solo 51mila, il numero delle nuove infezioni da Coronavirus è assolutamente in linea con l’andamento delle ultime settimane», afferma Giorgio Sestili, fisico e divulgatore scientifico.

Se non dobbiamo guardare il numero assoluto, qual è il dato utile per interpretare la questione dei contagi?

«La percentuale dei casi positivi sui tamponi effettuati: è schizzata al 2,9%, un dato che non si registrava da inizio maggio in Italia».

È preoccupato?

«È vero che si tratta di un valore in crescita, ma se lo confrontiamo con l’omologo spagnolo, ad esempio, la percentuale di casi positivi sui tamponi effettuati in Spagna è al 12%. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia sta contenendo meglio l’epidemia».

Sta aumentando la velocità con cui si sta diffondendo l’epidemia?

«L’indice di trasmissione Rt, calcolato sui casi sintomatici, continua a essere intorno a 1: vuol dire che c’è una situazione di stabilizzazione e non di crescita repentina dei casi. Sarà importante vedere nelle prossime due settimane gli effetti dell’apertura delle scuole».

Supereremo presto la soglia dei 2mila contagi giornalieri?

«Fare previsioni è molto difficile, certo non dobbiamo stupirci se nei prossimi giorni anche in Italia i contagi supereranno la soglia dei 2mila: siamo solo all’inizio dell’autunno, il freddo non è arrivato, negli uffici c’è ancora chi fa smart working e abbiamo ancora bisogno di un po’ di tempo per misurare l’effetto delle riaperture scolastiche».

Anche i ricoveri continuano a crescere: cosa significa?

«Il dato delle terapie intensive segue a distanza quello dei nuovi contagi. È evidente che il virus, come qualcuno invece sosteneva questa estate, non si è indebolito, altrimenti non avremmo questa decina di nuovi pazienti, ogni giorno, in terapia intensiva. I medici sanno trattare meglio la Covid-19, ma le persone continueranno a entrare negli ospedali, dobbiamo sperare che la letalità non aumenti nella stessa maniera dei ricoveri».

Da cosa dipende il tasso di letalità?

«È strettamente correlato all’età mediana dei nuovi contagiati: ad agosto, era di circa 30 anni, a settembre è aumentata di 10 anni. Al momento siamo intorno ai 42 anni. Fortunatamente, sembra essersi stabilizzata su questo valore: sarebbe molto positivo, perché è la stessa età mediana che ha mantenuto la Germania dall’inizio dell’epidemia e ha determinato una letalità molto bassa tra i tedeschi. L’età mediana in Italia, invece, a marzo era sopra i 60 anni. Se riusciamo a mantenerla bassa come adesso, evitando di portare il virus tra gli anziani, la gestione dell’epidemia sarà migliore, avendo meno malati gravi da ospedalizzare e, quindi, meno morti».

Qual è la regione che sta riuscendo a controllare meglio la diffusione del virus?

«Considerando la percentuale dei positivi sui tamponi somministrati, risalta il dato della Lombardia. Quella che è sempre stata la regione più colpita del Paese, oggi è la terza migliore regione italiana per rapporto tra nuovi casi e test effettuati. Come tutte le altre regioni italiane, la Lombardia ha visto salire questa percentuale ad agosto. Poi, a settembre, si è stabilizzata e adesso sta diminuendo: si individuano sempre meno positivi a parità di tamponi effettuati».

Quali, invece, stanno avendo più difficoltà nel contenimento?

«Lo stesso non si può dire per altre regioni: la provincia di Trento è la peggiore oggi, benché abbia fatto pochissimi tamponi. Poi ci sono la Liguria, la Puglia e la Campania. Non si può non segnalare il caso del Lazio che, se paragonato alla Lombardia, mostra una tendenza opposta: la percentuale dei tamponi positivi sul totale dei casi testati giornalmente, da agosto a oggi, è in crescita costante».

Il Coronavirus non è più un problema prettamente settentrionale.

«È cambiata molto la dinamica di diffusione del virus sul territorio nazionale rispetto alla prima fase dell’epidemia: prima era concentrato solo al Nord, adesso è ovunque. È da tempo ormai che non esistono regioni a zero contagi. Inoltre notiamo che le regioni con più casi sono quelle dove la densità abitativa è più elevata. Non c’è più una dinamica Nord, Centro, Sud: la diffusione è localizzata su tutto il territorio nazionale, con picchi nelle grandi città. Dopo la Lombardia, le regioni più popolose di Italia sono Lazio, Campania e Sicilia. Non è un caso che l’incremento maggiore di nuovi casi si stia riscontrando in questi territori».

Siamo lontani dall’assistere a una discesa del numero di persone attualmente positive?

«I casi attualmente positivi aumenteranno: finché registriamo migliaia di casi al giorno, il numero dei positivi sarà sempre maggiore dei guariti. È un dato destinato a crescere ancora per settimane, purtroppo».

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