Coronavirus, sondaggio shock in India: i veri positivi sono almeno 10 volte superiori ai dati ufficiali. Lo studio Usa: i gatti si infettano più dei cani, ma non contagiano l’uomo

I casi nel mondo di Coronavirus sono saliti a 33,5 milioni, mentre le vittime sono a quota 1.006.576, secondo i dati della Johns Hopkins University. Gli Stati Uniti guidano la classifica mondiale con 7,1 milioni di casi, seguiti dall’India con un milione di casi in meno

India

EPA/JAIPAL SINGH | Un medico indiano effettua un tampone per il Coronavirus a Jammu, India

I contagiati di Coronavirus in India potrebbero essere almeno dieci volte superiori ai 6,1 milioni di casi registrati dalla Johns Hopkins University sulla base dei dati del ministero della Sanità indiano. Secondo un’indagine sierologica svolta dall’Icmr, l’Indian council of medical research, in più di 60 milioni di persone i dati sugli anticorpi hanno indicato un contatto con il virus nelle ultime settimane.


Come riporta il Guardian, il direttore generale dell’Icmr, Balram Bhargava, ha spiegato che le principali conclusioni del sondaggio sierologico dicono che: «un individuo su 15 di età superiore ai 10 anni è stato esposto a Sars-CoV-2 fino ad agosto». Secondo Bhargava, i segnali di un’esposizione maggiore al virus sono emersi principalmente nelle baraccopoli vicino le città (15,6%) e nelle aree urbane (8,2%), mentre nelle aree rurali i contagi sembrano aver colpito meno la popolazione (4,4%).

Usa

EPA/ALEX PLAVEVSKI | La statua di un gatto decorata con una mascherina nel distretto finanziario di Shanghai, in Cina

Un ricerca scientifica americana pubblicata sulla rivista Pnas ha confermato che cani e gatti possono essere infettati dal Coronavirus, ma senza rischiare di ammalarsi. I gatti in particolare avrebbero sviluppato una risposta immunitaria più forte rispetto ai cani. Non ci sono prove che indichino la trasmissione del virus dagli animali domestici all’uomo, semmai più frequentemente può accadere il contrario, ma secondo la ricerca i gatti tra loro sembrano essere più contagiosi, mentre nei cani non sono state trovate tracce del virus nelle vie respiratorie. In entrambi i casi, gli animali si sono dimostrati privi di sintomi.

Secondo una delle autrici della ricerca, Angela Bosco-Lauth, il motivo per cui finora non ci sono stati casi di gatti che abbiano infettato gli umani è da individuare innanzitutto nella sproporzione tra animali infettati ed esseri umani. Altro elemento è la dinamica dell’infezione, che non espone facilmente a rischi di contagio come invece è avvenuto per la ricerca in laboratorio, dove gli scienziati hanno portato il virus direttamente nelle cavità nasali degli animali per verificare gli effetti.

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