Coronavirus, a Parigi il 75% dei cluster è nelle scuole e nelle università

A riportarlo è Le Parisien. Nella capitale francese è scattata ieri sera l’allerta massima, con restrizioni che rimarranno in vigore per almeno 15 giorni

«Una bomba a orologeria per la seconda ondata». Così il quotidiano francese Le Parisien ha definito la situazione nelle scuole e nelle università di Parigi, in una Francia che fa i conti in queste settimane con nuovi picchi di contagio da Coronavirus. Secondo quanto riportato dal giornale parigino, all’interno delle istituzioni scolastiche e universitarie si è sviluppato finora il 75% dei cluster da Covid-19.


Il ministro dell’Educazione Jean-Michel Blanquer aveva detto lo scorso 29 settembre a Le Figaro che «le scuole non sono il nido del virus». Lo stesso quotidiano si chiedeva se le scuole non rischiassero di diventare un luogo particolarmente esposto alla diffusione del Sars-Cov-2.

A Parigi chiusura dei bar e stretta sui ristoranti

La capitale francese è entrata in stato di “allerta massima” da ieri sera, 4 ottobre. Il direttore generale dell’agenzia sanitaria dell’Ile-de-France, Auélien Rousseau, ha comunicato che la città di Parigi e la sua banlieue hanno superato i tre limiti fissati dalle autorità sanitarie per le “zone rosse”:

  • il tasso di incidenza del Sars- Cov-2 ha toccato i 260 contagi ogni 100.000 persone;
  • tra gli over 65 si sono toccati i 110 contagi ogni 100.000 persone (il limite fissato a 100)
  • nei reparti di rianimazione, i malati Covid-19 occupano il 36% dei letti; il limite era stato fissato al 30%.

La “zona rossa” e le conseguenti restrizioni rimarranno in vigore per 15 giorni, al termine dei quali le autorità si muoveranno in base all’evoluzione dei dati della pandemia. Il prefetto Didier Lallement ha annunciato che i bar saranno chiusi da per 15 giorni, mentre i ristoranti resteranno aperti con un protocollo di restrizioni rafforzato. Sarà vietato il consumo alcol nelle strade. Tra le altre cose viene fatto divieto di assembramenti di oltre 10 persone nei luoghi pubblici. Rimane, invece, il diritto di manifestare.

Leggi anche: