Coronavirus, i numeri in chiaro. La fisica Paolotti: «Se non cambiamo strategia, andremo incontro al peggio»

Secondo la ricercatrice non si può perdere tempo: «L’epidemia è estremamente accelerata»

Il bollettino della Protezione civile di oggi, 9 ottobre sull’andamento dell’epidemia da Coronavirus apre con +5.372 positivi in 24 ore. Secondo le analisi, un dato così altro non si vedeva dal 28 di marzo. Ieri erano +4.458. Sono poi 28 le vittime conteggiate nell’ultima giornata. I dati arrivano a fronte di quasi 130mila tamponi eseguiti. Lombardia, Campania e Lazio trainano il resto delle Regioni per numero di nuovi casi di contagio giornalieri. Una fotografia, secondo Daniela Paolotti, ricercatrice della Fondazione Isi di Torino, molto preoccupante.


Dottoressa, a che punto siamo con la pandemia?

«La situazione non è delle più incoraggianti soprattutto in alcune regioni come la Campania. E non è solo il numero casi alto di positivi ma anche il numero dei pazienti nelle terapie intensive e l’occupazione ospedaliera. In generale, siamo nella fase in cui stiamo trovando tanti casi perché facciamo tanti tamponi. A marzo erano i contagiati più gravi ad essere rilevati».

Il numero di contagiati di oggi è paragonabile a quelli registrati a fine marzo.

«L’epidemia è estremamente accelerata».

Si può davvero fermare la curva dei contagi?

«È il momento di fare qualcosa, di mettere in atto comportamenti che aiutino ad arginare la diffusione del contagio. Di rafforzare le misure di contenimento. E le autorità devono stringere le maglie. Noi cittadini dovremmo seguire alla perfezione le indicazioni: dalla mascherina al lavaggio delle mani. Il disastro non è arrivato, ma se continuiamo così arriva eccome».

Cosa succederà nei prossimi mesi?

«Difficile stabilire cosa succederà da qui a due mesi. Se si continua così, finiremo come gli Stati Uniti che, come stiamo vedendo, sono alla terza risalita. Certamente, da parte del Governo, verranno messe in atto misure più restrittive. Per ora la nostra condizione è allarmante, ma ricordiamo paesi come la Francia e la Spagna: loro sono messi ben peggio di noi».

Potrebbe andare peggio?

«Ci sono fasi intermedie prima di arrivare al peggio. Possiamo di sicuro fare meglio di quello che stiamo facendo».

Chiuderanno anche le scuole?

«Non è chiaro che ruolo abbiano le scuole. Hanno alimentato la circolazione, certo, ma l’aumento e l’accelerazione erano stati innescati da prima. Non è chiaro quanto abbiano contribuito. E se fosse il ritorno al mondo del lavoro? O un rilassamento generalizzato sui comportamenti da seguire?».

Pensa come altri suoi colleghi che un nuovo lockdown non arriverà mai?

«Non posso dare risposte, se si va dritti verso la situazione di marzo, potremmo dover subire un nuovo coprifuoco, ma possiamo ancora sterzare».

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