Coronavirus, in Campania 1.127 casi. De Luca aveva minacciato: «A mille casi chiudo». E oggi annuncia misure

Il governatore è al lavoro con gli esperti dell’unità di crisi. Nelle prossime ore si aspettano restrizioni su trasporti e vita sociale

È la Campania la seconda regione, dopo la Lombardia, a registrare il dato peggiore rispetto al numero di contagi da Coronavirus. Nel giorno che segna il record assoluto di nuovi casi a livello nazionale (+8.804 in 24 ore), la Campania sfonda il tetto dei mille che per il suo presidente Vincenzo De Luca rappresenta la soglia massima oltre la quale sono necessari provvedimenti urgenti di restrizioni e chiusure. Oggi quel numero è stato abbondantemente superato, con 1.127 nuove infezioni. Situazione grave e allarmante sul fronte delle strutture ospedaliere. I reparti in tutta la Regione risultano seriamente affaticati: al momento sono occupati 762 posti letto di degenza su un totale di 820. Per quanto riguarda invece le terapie intensive, ci sono 66 pazienti ricoverati su un totale di 110 posti letto.


La reazione tra le più attese a livello nazionale è ora quella del governatore De Luca che nemmeno una settimana fa – era il pomeriggio del 9 ottobre – aveva espressamente annunciato che nel caso in cui si fossero superati i mille contagi al giorno la risposta della Regione sarebbe stata la chiusura di tutto come misura drastica. «Obiettivo è avere equilibrio tra nuovi contagi e guariti – aveva detto De Luca -. Ma se abbiamo mille contagi e duecento guariti è lockdown». «La mia opinione – aveva rincarato la dose – è che già oggi (9 ottobre ndr), forse, siamo al punto in cui dovremmo prendere decisioni drastiche. Ma attendiamo ancora, sappiamo che una nuova chiusura generale sarebbe tragedia».

Intanto, si apprende che il presidente è al lavoro con gli esperti della sanità e dell’Unità di crisi per varare ulteriori misure anti-Covid, sulle quali ancora non è trapelato alcun dettaglio ufficiale. Pare però che le misure allo studio non andrebbero nella direzione di un lockdown locale, ma di un ulteriore inasprimento delle restrizioni sul fronte della socialità e del trasporto pubblico.

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