Coronavirus, torna a salire l’indice Rt. Brusaferro: «Necessari altri sacrifici» – Il monitoraggio dell’Iss

di Giada Giorgi

Il dato a livello nazionale per la prima volta in controtendenza rispetto alla settimana precedente: 0,86 dopo lo 0,82 dell’ultimo report. L’Istituto Superiore di Sanità: «Incidenza troppo elevata, serve rigore»

L’indice Rt è tornato a salire. Il dato, riferito dall’Istituto Superiore di Sanità durante la conferenza stampa sulla situazione epidemica da Covid-19 in Italia, sembra parlare chiaro sui rischi di una nuova impennata di casi. Nel periodo tra il 25 novembre e l’8 dicembre 2020, l’indice di trasmissibilità del Coronavirus calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,86, in aumento rispetto allo 0,82 del monitoraggio della scorsa settimana. In alcune Regioni cresce ancora di più superando l’1, facendo entrare ufficialmente 3 territori nello scenario 2: Molise (1.18), Veneto (1.07) e Lombardia (1). «Un elemento da non sottovalutare se si considera che di prassi all’aumento dell’Rt segue anche quello dei contagi, poi dei ricoveri, poi dei decessi» ha detto Silvio Brusaferro. A fare eco anche Giovanni Rezza: «Una situazione che deve aumentare il nostro allarme».


Tasso di incidenza ancora alto

La condizione di un Rt in aumento è confermata anche da un tasso di incidenza di partenza ancora molto alto: negli ultimi 7 giorni sono stati registrati 166 casi ogni 100mila abitanti. Un dato in diminuzione rispetto a quello dell’ultimo monitoraggio «ma ancora molto alto», come ha detto il professor Brusaferro, ricordando come l’indicatore mostri una conseguente incapacità ancora di recuperare un tracciamento dei casi il più possibile efficace.

Età mediana sotto i 50 anni

L’età mediana delle persone che contraggono l’infezione è poco sotto i 50 anni e rimane costante. Le fasce più colpite sono quelle tra i 15 e i 70 anni: oltre il 50% delle persone che vengono diagnosticate sono asintomatiche.

Posti letto ancora oltre la soglia, saturazione delle intensive entro un mese per 4 Regioni

«Siamo ancora sopra soglia» dice Rezza parlando del numero dei posti letto occupati al giorno in terapie intensiva e aree medica. La diminuzione, seppur presente, è lenta e il sovraccarico ancora non riesce a decrescere: nell’arco di un mese lo scenario di piena saturazione è previsto per 4 Regioni nelle intensive, stessa cosa per i reparti ordinari. «Un sovraccarico strettamente collegato all’elevato tasso di incidenza», spiega Rezza, sottolineando come uno degli obiettivi è proprio quello di ridurre il numero di positivi per i 100mila abitanti conteggiati.

Sui decessi nulla di nuovo, ancora alto ma stabile il numero delle vittime, correlato soprattutto «alla media alta dell’età della popolazione», come ha spiegato il professor Brusaferrro, e «alla condizione di polipatologia in cui spesso i pazienti più fragili si trovano». Un altro elemento da considerare è ancora una volta il tasso di incidenza della malattia nella popolazione, «un dato che se alto provocherà in modo inevitabile un alto numero di decessi», ha continuato Rezza.

Solo cinque Regioni a rischio basso

Nel report si legge:

«Nella settimana di monitoraggio si continua ad osservare nella maggior parte delle Regioni e Province autonome un rischio moderato o alto con solo cinque Regioni/PA a rischio basso di una epidemia non controllata e non gestibile. Questo andamento richiede rigore nell’adozione e rispetto delle misure evitando un rilassamento nei comportamenti.

Sono 3 invece le Regioni classificate a rischio alto: Lazio, Liguria e Veneto. Tredici i territori a rischio moderato, tra cui due (Marche e Provincia autonoma di Trento) con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nei prossimi 30 giorni, nel caso in cui si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità.

Con le festività cresce il rischio contagi

«Se facessimo un duro lockdown è ovvio che il tasso di incidenza scenderebbe ancora ma sappiamo che per il Paese non sarebbe fattibile», spiega Rezza. Per la scienza la strada sarebbe quella di una chiusura totale come a marzo, ma le esigenze della popolazione richiedono «un dosaggio di misure più cauto». Prevedere l’impatto che potrebbe avere il periodo di feste natalizie «è complesso, tuttavia le aumentate mobilità e l’interazione interpersonale tipica della socialità di questa stagione potrebbero determinare un aumento rilevante della trasmissione di SARS-CoV-2» si legge invece nel report del monitoraggio Iss, con una conferma dunque del delicato ruolo che i prossimi giorni avranno sull’arrivo di una possibile e ormai detta inevitabile terza ondata.

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Giada Giorgi