Dal tempo di copertura alle allergie: il vaccino di Pfizer ai raggi X. Il responsabile dell’Ema: «Sarà efficace per un anno»

di Giada Giorgi

Parla Marco Cavaleri, dell’Agenzia europea per il farmaco: «Il processo di valutazione è stato estremamente rigoroso. Moderna? Sono ottimista, i dati sono molto positivi»

Il capo della Strategia vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri, non ha dubbi: della formula anti-Covid di Pfizer bisogna fidarsi. L’ente regolatore europeo ha dato il suo via libera e, all’indomani dell’approvazione anche di Aifa per l’Italia, uno dei suoi principali rappresentanti spiega: «Il vaccino Pfizer arriva da un processo di valutazione basato su una quantità considerevole di dati», ha spiegato Cavaleri, sottolineando come quelli giunti da Pfizer abbiano «superato in quantità molti dei dati arrivati per vaccini approvati di recente». Le uniche fonti possibili di sfiducia nei confronti della formula in arrivo sono, secondo il farmacologo, quelle legate a «disinformazione e clima di paura infondata», basate sul fatto che «durante ampie campagne vaccinali si verificano inevitabilmente eventi avversi». Eventi che a detta di Cavaleri verranno monitorati a stretto giro nel periodo post vaccinazione e che in generale «spesso non sono imputabili alla somministrazione».



Il tempo di copertura

Uno dei pochissimi dubbi sulla formula che dal 27 dicembre verrà inoculata ai primi soggetti sani riguarda il tempo di copertura: «Sappiamo che il vaccino è straordinariamente efficace, che funziona nel 95% dei casi, ma non sappiamo quanto dura la sua copertura e se serve un richiamo». Cavaleri spiega che al momento l’ipotesi formulata è quella di una durata di circa 100 giorni, lo stesso tempo in cui è andata avanti la terza fase di sperimentazione. «Ma ci aspettiamo che l’efficacia si mantenga molto più lungo» ha continuato, «almeno un anno come succede per il vaccino antinfluenzale».

La capacità di prevenzione

Premesso che la vaccinazione è in grado di evitare i sintomi e lo sviluppo della malattia, le persone che si vaccinano ed entrano in contatto col virus saranno contagiose o no? I dati raccolti e la relativa valutazione da parte dell’Ema non consentono ancora di avere certezze. «Ci aspettiamo che un vaccino in grado di combattere al 95% anche la malattia lieve sia in grado di avere un qualche impatto anche nel prevenire il contagio» ipotizza Cavaleri, chiarendo come questa al momento non sia però un’evidenza scientifica.

I risultati sui bambini

Il vaccino Pfizer è autorizzato da Ema e da Aifa per tutta la popolazione a partire dai 16 anni. La scelta è dovuta al fatto che la sperimentazione non è stata svolta sui bambini. «Su nostra indicazione le aziende hanno l’obbligo di dotarsi di un piano di sperimentazione del vaccino in ambito pediatrico», spiega Cavaleri. «Verso la fine del 2021 avremo i primi risultati». Il farmacologo dell’Ema ribadisce poi quanto i bambini non siano considerati «soggetti ad alto rischio» e che è anche per questa ragione che, «almeno inizialmente», non saranno coinvolti nelle campagne vaccinali.

Via libera per anziani e patologie specifiche

Oltre alla percentuale di sicurezza ed efficacia comunicata al 95%, Ema è anche in grado di fornire rassicurazioni su specifiche categorie della popolazione. Nessuna preoccupazione di controindicazioni o iter di somministrazione ad hoc per anziani né per particolari diagnosi: «Lo studio sperimentale ha osservato gruppi con diverse patologie» ha fatto sapere Cavaleri, «ad esempio diabete, malattie cardiovascolari o respiratorie: l’efficacia del vaccino su questi soggetti è uguale a quella del resto delle persone».

Nessun problema per le donne in gravidanza

Rassicurazioni anche sul fronte delle donne in gravidanza: «I dati raccolti sono assolutamente incoraggianti e non mostrano problemi» ha ribadito Cavaleri, invitando le donne comunque sempre a una valutazione di benefici e rischi con il proprio medico.

Il nodo delle allergie

I casi di allergie e ipersensibilità ai principi attivi e agli eccipienti del vaccino sono quelli per cui Ema sconsiglia la somministrazione. «Chi invece ha l’asma o è allergico al gatto o alle graminacee non avrà alcun problema, anche se consigliamo sempre di parlarne con il medico» ha chiarito Cavaleri, coinvolgendo nel discorso di prudenza anche tutte le allergie alimentari gravi. «Non rappresentano di per sé una controindicazione ma potrebbero essere un segnale di ipersensibilità al vaccino».

I dubbi sulla variante Covid

Nonostante i primi dati relativi alla variante Covid non identifichino pericoli per l’efficacia del vaccino, Cavaleri rimane prudente: «Non sappiamo ancora se la mutazione abbia il potere di compromettere il vaccino, stiamo aspettando i dati di laboratorio» , spiega, sottolineando però anche come finora i risultati di altre aziende «abbiano dimostrato che diverse mutazioni nello spike non danneggiano l’efficacia del vaccino». Esiti che dovrebbero farci «ben sperare».

L’attesa per Moderna e l’incognita Astrazeneca

Considerati i tempi con cui l’Ema ha fornito il via libera alla formula Pfizer, attesa per il 29 di dicembre e arrivata il 21, ora la possibilità di un’autorizzazione in anticipo si fa concreta anche per Moderna. Attesa per il 12 gennaio, potrebbe arrivare il giorno dell’Epifania. «Sono ottimista», ha detto Cavaleri in proposito, «i dati su sicurezza ed efficacia di questo secondo vaccino sono molto positivi, sono in linea a quelli di Pfizer».

Stesso discorso anche per gli eventi avversi. «Sono lievi o moderati come dolore al momento dell’inoculazione, mal di testa e febbre». Quanto ad Astrazeneca, Cavaleri dice di sperare in esiti positivi a breve: «Se tutto andrà bene, sarà possibile farcela entro i primi mesi del 2021».

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