Vaccino anti-Covid, la Germania ha violato gli accordi europei? No, e Conte dovrebbe seguire l’esempio tedesco

di David Puente

Durante la conferenza stampa il Presidente del Consiglio ha citato l’articolo 7 del contratto europeo riguardante il divieto di intraprendere accordi bilaterali con le ditte produttrici di vaccini

Durante la conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto ad alcune domande riguardo ai vaccini e alle dosi fornite ai vari Paesi europei. Tra gli interventi c’è stato un commento in merito alle 30 milioni di dosi acquistate in più dalla Germania rispetto a quelli previsti dall’accordo europeo e una domanda sul perché l’Italia non ha percorso la stessa strada.


Per giustificare una scelta diversa da quella tedesca, Giuseppe Conte ha affermato che le dosi per l’Italia, concordate attraverso la Commissione europea, sarebbero «assolutamente sufficienti». Non solo, il Presidente del Consiglio ha citato l’articolo 7 del contratto europeo riguardante il divieto di intraprendere accordi bilaterali con le ditte produttrici coinvolte. La Germania lo ha fatto e avrebbe dunque violato l’accordo? Conte non risponde a questa seconda domanda sostenendo di non essere a conoscenza dettagliata dei fatti.


L’articolo 7 del contratto stipulato a livello europeo prevede effettivamente il divieto di accordi bilaterali per gli aderenti al contratto, salvo nel caso che qualche Paese non decida di uscirne:

Article 7: Obligation not to negotiate separately

By signing the present Agreement, the Participating Member States confirm their participation in the procedure and agree not to launch their own procedures for advance purchase of that vaccine with the same manufacturers.

In case an APA containing an obligation to acquire vaccine doses has been concluded with a specific manufacturer, the Member States having made use of the opt-out provided under the present Agreement can enter into separate negotiations with the same manufacturer after the APA under the present Agreement has been signed.

La Germania non è affatto uscita dall’accordo europeo, allora perché ha concluso un accordo per ulteriori 30 milioni di dosi? La vicenda non è affatto nuova, spiegata in un articolo di Bloomberg del 2 dicembre: a detta del ministro della salute tedesco Jens Spahn, gli accordi intrapresi con la BioNTech SE, partner di Pfizer, sarebbero iniziati solo dopo che la società tedesca aveva garantito di poter soddisfare le richieste dall’accordo europeo. C’è da dire che la Germania sta proseguendo accordi con aziende esterne al contratto europeo, come ad esempio la IDT Biologika GmbH che avrebbe garantito a Berlino 5 milioni di dosi.

La tabella riportante le indicazioni sul numero di dosi di vaccino accordate con l’Unione europea da ogni azienda produttrice.

A livello europeo sono state concordate un numero di dosi tale da soddisfare le richieste di ogni aderente al contratto, dosi garantite dagli stessi produttori man mano che verranno approvati dall’EMA. Secondo il piano strategico italiano dovremmo ricevere in totale 202 milioni e 573 mila dosi, di cui 26,92 milioni dalla Pfizer.

Numeri tutt’altro che sicuri, infatti possiamo al momento considerarli soltanto come una stima provvisoria in attesa delle autorizzazioni che le altre aziende farmaceutiche devono ottenere per i propri vaccini. Cosa potrebbe accadere se parte di questi non superasse l’approvazione dell’EMA o subisse un forte ritardo a causa della sperimentazione? Parliamo pur sempre di 202 milioni di dosi per una popolazione pari a circa 60 milioni di abitanti, ma la prudenza non è mai troppa.

Jens Spahn, Ministro della Salute tedesco

L’accordo «extra europeo» della Germania con la BioNTech SE non dovrebbe intaccare le promesse fatte per la fornitura delle dosi del vaccino Pfizer ai Paesi firmatari del contratto europeo, ma la ricerca di ulteriori fonti porta Berlino a garantire ai propri cittadini una copertura nel caso altre aziende e i loro vaccini rischino di inciampare o addirittura fallire la missione. Una scelta che, in mancanza di contestazioni da parte della Commissione europea, poteva e potrebbe Giuseppe Conte e il Governo italiano potrebbe intraprendere facendone esempio.

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