Usa 2020, ecco perché da due seggi in Georgia dipende il futuro degli Stati Uniti

di Riccardo Liberatore

La composizione del Senato sarà decisiva per il futuro della presidenza Biden. Attualmente a maggioranza repubblicana, gli equilibri potrebbero cambiare con il ballottaggio del 5 gennaio. I tre scenari possibili

Durante le presidenziali di novembre c’è voluta una settimana e mezzo per decretare chi tra Joe Biden e Donald Trump avesse vinto nello stato della Georgia. Alla fine per poco meno di 12 mila voti il candidato Dem ha portato a casa i 16 elettori dello Stato che votava repubblicano dal 1992 e che neanche Obama era riuscito a conquistare. Un risultato sorprendente, che è stato attribuito all’attivismo di Stacey Abrams, la prima donna afroamericana ad essere candidata a governare lo Stato nel 2018, che nel corso di diversi anni è riuscita a costruire una coalizione di nuovi elettori, puntando sui giovani e sugli afroamericani. Ma nelle elezioni per il Senato americano, che si erano tenute contestualmente alle elezioni presidenziali, nessuno dei due candidati era riuscito ad ottenere più del 50% dei voti, facendo così scattare un ballottaggio che si sta tenendo oggi 5 gennaio.


I candidati rappresentano tutto il nuovo e il vecchio della Georgia, terra di latifondisti bianchi, di Martin Luther King, ma anche della musica trap e del cinema (non a caso è soprannominata la Hollywood del Sud). Tra i democratici ci sono Raphael Warnock, pastore battista che predica nella chiesa di King e Jon Ossoff, 33 anni, documentarista, seguace di un’altra icona della lotta per i diritti civili degli afroamericani, l’attivista e politico John Lewis, morto nel 2020. I repubblicani in cerca di una riconferma sono invece David Perdue, ex consulente diventato broker, candidato anti-immigrazione, e Kelly Loeffler, attualmente la più ricca politica nel Congresso americano e tra i repubblicani che sostengono il tentativo di Trump di ribaltare il risultato elettorale.

EPA/ERIK S. LESSER| Il reverendo Raphael Warnock, 5 gennaio 2021

Gli scenari: vittoria dem contro vittoria repubblicana

La gara si è elettrizzata ulteriormente dopo il tentativo di intimidazione da parte di Trump nei confronti del segretario di Stato della Georgia, a cui ha ordinato di trovare gli 11 mila voti e passa che gli mancavano per vincere. Ma al di là delle intenzioni di Trump e del futuro del partito democratico, il ballottaggio determinerà il futuro della presidenza Biden per gli equilibri al Senato. Attualmente i repubblicani lo controllano con una maggioranza di 50 senatori contro i 46 dei democratici, più 2 indipendenti vicini ai dem (uno di questi è Bernie Sanders, candidato nelle primarie dem per la Casa Bianca). Nel caso di una vittoria di entrambi i candidati democratici, si arriverebbe teoricamente a un pareggio, ma nei fatti la vicepresidente eletta Kamala Harris farebbe la differenza. Una volta insediata le spetterebbe il voto “tie-break”, come è noto negli Stati Uniti, in quanto presidente del Senato.

Con una maggioranza democratica al Senato per Biden diventerebbe più facile far approvare il suo ambizioso programma di riforme, soprattutto in ambito ambientale, di immigrazione e sanitario. Anche in questo caso però la strada non sarebbe totalmente in discesa visto che, secondo le regole attuali, nella maggior parte dei casi per far approvare una proposta di legge e superare l’ostruzionismo al Senato serve una maggioranza di 60. È questo il motivo per cui anche dopo il massacro nella scuola elementare di Sandy Hook nel 2012, i democratici non riuscirono a far passare una legge sul controllo delle armi nonostante avessero una maggioranza di 6 voti al Senato.

Anche con il 50 + 1 avrebbero comunque gioco più facile nel far approvare le nomine di Biden, dal gabinetto agli ambasciatori passando per le corti federali. Lo dimostra l’era Trump durante la quale il Senato a maggioranza repubblicana ha approvato un numero record di giudici federali (più di 200 in totale), come si è visto anche nel caso della Corte Suprema, di cui Trump ha nominato ben tre giudici, due in più rispetto ad Obama. Nel caso di una vittoria repubblicana invece, vale il ragionamento opposto: il partito dell’elefantino farebbe sudar freddo l’amministrazione Biden che sarebbe costretta a trovare soluzioni di compromesso su tutto, dalle proposte di legge alle nomine.

Vincere per pareggiare

Se invece i repubblicani e i democratici dovessero aggiudicarsi un seggio a testa nel ballottaggio in Georgia, allora gli equilibri nel Senato rimarrebbero a favore del partito di Trump, che controllerebbe 51 seggi su 100, e a quel punto servirebbe a poco il voto della vicepresidente Harris. Ma anche nel caso in cui i democratici dovessero riuscire a portare a casa entrambi i seggi nel ballottaggio, i precedenti ci dicono che, come avvenne dopo le elezioni del 2000 vinte da George Bush. Nonostante i voti “tie-break” del vicepresidente repubblicano, all’epoca Dick Cheney, i democratici e i repubblicani erano stati chiamati a “pareggiare” i conti collaborando nel lavoro parlamentare, a partire dalle commissioni che erano composte da un numero uguale di repubblicani e democratici. Insomma, anche nel caso di una vittoria dei candidati democratici in Georgia, le parti dovrebbero scendere a compromessi.

I dati sull’affluenza che fanno sperare i dem

Anche se nessuno dei principali sondaggisti ha voluto azzardare una previsione, dopo il fiasco delle elezioni di novembre, il sito FiveThirtyEight dà i candidati dem avanti di circa 2 punti percentuali. Attualmente il ballottaggio si è distinto sia per le cifre astronomiche spese da entrambi gli schieramenti (oltre 800 milioni di dollari secondo il Center for Responsive Politics), ma anche per l’alta affluenza. Ancora prima che aprissero i seggi, 3 milioni di elettori avevano votato via posta o nei siti che permettono il voto anticipato: più dell’ultimo record, che risale al 2008, di circa 2.1 milioni. L’alta affluenza è una buona notizia per i democratici, soprattutto vista la grande partecipazione da parte degli elettori afroamericani, pari a circa il 31% del totale secondo il New York Times. Alla fine potrebbero essere loro a decidere non solo chi rappresenterà la Georgia di Stacy Abrams al Senato, ma anche il futuro della presidenza Biden.

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Riccardo Liberatore