Grillo paragona Renzi a Catilina (che fece una brutta fine): «Fino a quando abuserai della nostra pazienza?»

di Maria Pia Mazza

Il fondatore del M5s, riproponendo un estratto dell’invettiva al Senato di Cicerone, accusa il leader di Italia Viva di voler «portare alla totale distruzione il governo»

Matteo Renzi come Catilina. Questo il riferimento storico utilizzato da Beppe Grillo per parlare della crisi di governo che continua ad aleggiare sull’esecutivo giallorosso. Pomi della discordia tra il leader Italia Viva e il premier Giuseppe Conte una lunga lista di dossier, tra cui il Mes, la ripartizione del Recovery Fund, la gestione dei servizi segreti, solo per citarne alcuni. A innalzare ulteriormente la tensione tra le parti è intervenuto oggi il fondatore del M5s, che con un post sul blog dal titolo «Quo usque tandem» ha fatto un passo indietro nel tempo tornando al 63 a.C., «anno cruciale per la storia di Roma» quando l’8 novembre «il Console Cicerone pronunciò in Senato un severo discorso contro Lucio Sergio Catilina», uomo politico romano che ordì una congiura contro la Repubblica prima di cadere in battaglia.


«Quousque tandem (fino a che punto) approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà la tua temerarietà che ha rotto i freni?», tuona Cicerone contro Catilina. «Noi dovremo continuare a sopportarti, smanioso di potere e di distruggere il mondo intero? Allo Stato non mancano né l’intelligenza né la fermezza dell’ordine», prosegue l’invettiva. E non manca un duro affondo, con implicito invito alla ritirata, rivolto al leader di Italia Viva: «Hai diviso l’Italia tra i tuoi, hai stabilito la destinazione di ciascuno, hai scelto chi lasciare al Governo e chi condurre con te. Le porte sono aperte: vattene! Porta via anche tutti i tuoi, purifica la città!».

«Non è il caso di chiederti di provare rimorso per le tue azioni»

E ancora: «Tutte le volte che hai sferrato un colpo contro di me, l’ho parato con le mie forze: ma ormai attacchi apertamente tutto lo Stato, vuoi portare alla totale distruzione il Governo e la vita di tutti i cittadini, dell’Italia intera. Se tu, come ti esorto da tempo, te ne andrai, la città si libererà dei tuoi numerosi e infami complici, fogna dello Stato che aderiscono alla tua congiura». Grillo prosegue il richiamo storico con un implicito consiglio: «A che servono le mie parole? A piegarti, in qualche modo? A farti ricredere? Non mi illudo. Non è il caso di chiederti di provare rimorso per la tua smania sfrenata e assurda, per le tue azioni nonostante le difficoltà in cui versa lo Stato».

«Se mi accorgessi di essere, anche a torto, gravemente sospettato e disprezzato dai miei concittadini, preferirei sottrarmi alla loro vista piuttosto che essere oggetto di sguardi di disapprovazione. Tu, invece, che sei consapevole dei tuoi maneggi e riconosci che l’odio di tutti è giusto e meritato da tempo, esiti a sottrarti alla loro vista, alla presenza di chi ferisci nella mente e nel cuore», prosegue la citazione di Cicerone contro Catilina. 

«Il popolo ti ha tolto il potere: puoi attaccare il Governo, non sovvertirlo»

Non mancano, infine, alcuni richiami (dolenti) alla storia politica dell’ex premier: «Il popolo ti ha tolto il potere: puoi attaccare il Governo, ma non puoi sovvertirlo con tentativi scellerati da bandito. Eppure ci sono anche alcuni, qui in Senato, che non percepiscono per ingenuità cosa stia per abbattersi su di noi o che fingono di non vedere quel che hanno sotto gli occhi – prosegue l’invettiva contro il Renzi-Catilina -. Sono quei pochi che hanno alimentato con la condiscendenza le tue aspettative e rafforzato con l’incredulità il formarsi di una congiura! Allora dico se ne vadano i colpevoli! Si separino dagli onesti!», chiosa infine Grillo.

Nei prossimi giorni il governo dovrebbe riunirsi nuovamente per il Consiglio dei ministri e solo allora le carte in tavola dovranno essere scoperte. Renzi dovrà decidere se ritirare, come preannunciato più volte, le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. E solo allora si saprà se la “congiura”, o quantomeno la crisi di governo, ci sarà.

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Maria Pia Mazza