La rivincita di Vittorio Colao, il manager chiamato da Conte per far ripartire l’Italia e poi messo da parte

All’epoca del governo Conte, il piano Colao rimase nei cassetti. Adesso che torna a Roma per fare il ministro della Transizione Digitale, sarà Colao stesso a riprendere in mano i suoi progetti

Dopo una crisi interminabile e un’attesa durata giorni che ha tenuto gli osservatori con il fiato sospeso, il premier Mario Draghi ha sciolto la riserva e presentato la lista dei ministri, rompendo il silenzio che ha contraddistinto le sue consultazioni con le forze politiche. La squadra di governo è numerosa, forse troppo, con una lista di ministri studiata nel dettaglio per trovare una soluzione coerente tra i desideri dei partiti e le necessità di avere una quadra di tecnici che fanno capo solo al nuovo Presidente del Consiglio. 


I tecnici sono appena un terzo dell’esecutivo, ma il loro peso è nella tipologia di dicastero assegnatigli: il Recovery Plan sarà gestito quasi in toto da personalità slegate dai partiti. Tra questi, c’è qualche nome che torna sulla scena per prendersi una rivincita sul recente passato. È il caso del manager di fama internazionale Vittorio Colao, che nel governo Draghi è destinato a un ruolo molto importante: Ministro della Transizione Digitale. 

Chi è Vittorio Colao

Nato a Brescia il 1961 da famiglia di origine calabrese, il giovane Colao si laurea all’Università Bocconi e ottiene un MBA alla Harvard University. Ha iniziato lavorando a Londra presso la banca d’affari Morgan Stanley, e poi Milano da McKinsey & Company. La sua carriera però si distingue per oltre vent’anni di attività nel settore delle telecomunicazioni, principalmente per Vodafone, che lascia nel 2018 da amministratore delegato. 

Dopo la carriera in Vodafone, si dedica al fondo di private equity General Atlantic come special advisor. Colao è un manager molto conosciuto nel mondo della finanza e delle imprese, ma il suo nome non è nuovo neanche per l’opinione pubblica italiana. Ad aprile dell’anno scorso infatti, quanto tutta Italia era ancora nel pieno del primo vero lockdown totale del Paese, il premier Giuseppe Conte annunciava che per superare la Fase 2 della pandemia, si sarebbe avvalso di un Comitato di esperti in materia economica e sociale. La task force di Colao doveva occuparsi della ricostruzione economica del Paese nella fase post-pandemica. 

La task force e il piano Colao

Dopo un paio di mesi, l’8 giugno, la task force presentò un piano con le Iniziative per il rilancio dell’Italia 2020-2022, abbastanza apprezzato dal una parte del mondo produttivo. Il programma era studiato per integrarsi con il Next Generation EU, che all’epoca era ancora solo una proposta dell’Unione europea (discussa e accolta nel vertice di luglio). Il piano Colao era suddiviso in sei macro aree, al cui interno venivano presentati una serie di suggerimenti per il rilancio del Paese.

Le macro-aree erano: Impresa e lavoro; Infrastrutture e ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie. Colao disse in un’intervista al Corriere della Sera che sarebbe stato soddisfatto se il governo avesse implementate «una quarantina» delle 102 proposte del piano. Tuttavia, il piano  rimase nei cassetti di Palazzo Chigi senza avere seguito, e di quel lavoro rimase solo un documento di cui il governo Conte non ha più voluto parlare, nemmeno come base di partenza per il Recovery Plan.

La vendetta di Colao?

Adesso che torna a Roma per diventare il ministro della Transizione Digitale, potrà essere Colao stesso a riprendere in mano i suoi progetti. Nel piano di giugno il tema della digitalizzazione era presente ovunque, e se consideriamo che si tratta di uno degli obiettivi principali dei Recovery Plan, anche senza portafoglio il suo ministero dovrebbe essere in grado di influenzare direttamente l’operato della maggior parte degli altri: Sanità, Istruzione, Sviluppo economico, Lavoro, Infrastrutture, Pubblica amministrazione, Ambiente, Turismo, e altri ancora.

Per Colao l’implementazione della banda larga e delle reti 5G per rendere il Paese totalmente e universalmente connesso sono tra gli obiettivi imprescindibili per lo sviluppo del Paese, necessari per consentire l’ampia diffusione tra aziende e privati delle tecnologie innovative quali la sanità digitale e la telemedicina, l’istruzione in e-learning, gli acquisti e-commerce, i pagamenti contactless, la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e delle imprese private. Potenzialmente quindi, con il suo ministero Colao potrebbe diventare una delle figure più influenti del nuovo governo. Se invece così non dovesse essere, sarebbe un pessimo segnale per il successo dell’implementazione degli obiettivi per la transizione digitale previsti nel Recovery Plan.

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