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Uno studio di Science dice che la pandemia finirà se apriamo tutto? No! Anzi, sottolinea l’importanza delle misure

La ricerca analizza una serie di probabili scenari, affermando con certezza il ruolo cruciale delle restrizioni durante l’avvio della campagna vaccinale

Secondo alcune testate giornalistiche uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Science smonterebbe l’utilità delle chiusure nella lotta contro la Covid-19. Secondo il racconto, parte delle misure adottate «potrebbero essere state controproducenti» e per liberarci dal Sars-Cov-2 bisognerebbe farlo circolare, altrimenti «ci metteremo almeno 10 o 20 anni, per uscire da questa situazione».

Lo studio di Science, datato 12 febbraio 2021, si intitola «Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity», ma non risulta che suggerisca la diffusione libera del virus per uscire dalla situazione emergenziale. In realtà, pone degli scenari in base a ciò che potrebbe succedere e alcune testate giornalistiche hanno riportato le informazioni in maniera parziale.

Per chi ha fretta

  • Lo studio pone degli scenari e delle ipotesi per valutare le azioni da intraprendere.
  • Lo studio pubblicato non smentisce l’utilità delle misure di contenimento, ma ne rafforza l’importanza.

Analisi

Ecco quanto riportato da Il Giornale in un articolo del 6 marzo 2021 (ne ha parlato anche Byoblu l’otto marzo):

Dallo studio, come ha evidenziato Affaritaliani.it, emerge che più il virus circolerà velocemente e più in fretta avremo finito di combattere questa guerra. Se, invece, si continua a tentare di limitarne la diffusione, allora ci vorranno 10 o 20 anni per tornare alla normalità. Ciò non significa lasciar correre in totale libertà Covid. Bisogna, infatti, usare tutti gli strumenti utili, come le cure diffuse ed i vaccini, per proteggere le categorie a rischio. Invece bisognerebbe eliminare qualsiasi forma di distanziamento sociale e di protezione per poterlo diffondere più possibile e ridurne l’aggressività. Così facendo il Coronavirus si manifesterebbe come una normale influenza. Questo processo, oltre ad abbassarne la virulenza, offrirebbe anche un’altra opportunità: ridurrebbe l’età di diffusione interessando principalmente i bambini che hanno un sistema immunitario più forte.

Abbiamo già parlato dello studio pubblicato da Science in un articolo precedente con una doverosa precisazione sull’elaborato: «Precisiamo che si tratta di ipotesi suggerite a partire dall’osservazione delle statistiche riguardanti gli altri Coronavirus umani, non è dimostrato che le cose andranno esattamente come descritto dal modello». Ipotesi che, come leggiamo nell’estratto (l’abstract) dello studio, non condannano affatto il processo di contenimento:

These results reinforce the importance of behavioral containment during pandemic vaccine rollout, while prompting us to evaluate scenarios for continuing vaccination in the endemic phase.

In pratica, nell’estratto si afferma che i risultati ottenuti rafforzano l’importanza del contenimento durante il lancio del vaccino pandemico. Proseguiamo, perché c’è un paragrafo molto interessante che è stato parzialmente citato da alcune testate e siti:

Slowing down the epidemic through social distancing measures that reduce R0 to close to 1 flattens the curve, thus delaying infections and preventing most deaths from happening early on, affording critical time for the development of an effective vaccine (fig. S10). If vaccine-induced IES and IEP immunity is similar to that induced by HCoV infections, the vaccine may usher in the endemic regime more quickly. The model code (see the acknowledgments) provides a flexible scaffolding for studying alternative vaccination scenarios. Notably, the model predicts that once the endemic state is reached, mass vaccination may no longer be necessary to save lives (see SM section 4 and fig. S11).

Alcune testate hanno ignorato questa precisazione riportando solo la parte finale del paragrafo: «Una volta entrati nella fase endemica, la vaccinazione di massa potrebbe non essere più necessaria». Lo studio non riporta ciò come conclusione finale, ma afferma che rallentando l’epidemia attraverso le misure di distanziamento sociale si può appiattire la curva del contagio, limitando le infezioni e prevenendo la maggior parte dei decessi offrendo il tempo ai ricercatori per lo sviluppo di un vaccino efficace.

Questo studio sottolinea l’importanza del contenimento del virus proprio durante questo periodo in cui sono partite le prime vaccinazioni di massa, invitando a stare attenti ai comportamenti che adottiamo e che potrebbero risultare dannosi, rischiando di far emergere un Coronavirus più virulento.

Conclusioni

Lo studio non afferma che le misure di contenimento sono inefficaci o fallimentari. Il documento riporta diverse ipotesi di come potrebbe comportarsi il virus in diversi scenari, alcuni rassicuranti e altri preoccupanti, per poi affermare quanto il contenimento sia fondamentale.

Per approfondire, invitiamo la lettura del precedente articolo in cui spieghiamo lo studio pubblicato su Science.

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