Vaccini a chi produce, l’idea di Bertolaso muove i primi passi in Lombardia: il piano per le dosi in azienda

In passato Guido Bertolaso, chiamato dalla Regione Lombardia per guidare la campagna vaccinale, aveva detto di voler dare priorità a chi lavora

In Lombardia le vaccinazioni anti-Coronavirus si faranno anche nelle aziende e nelle fabbriche. È quanto è stato deciso nel protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione con Confindustria e con l’Associazione nazionale dei medici di azienda (Anma). Per il presidente di Confindustria Lombardia Bonometti «il mondo industriale vuole dare una risposta concreta alla necessità di vaccinare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile». Stando a quanto dichiarato dal nuovo direttore generale al Welfare nella Regione, Giovanni Pavesi, delle 1,8 milioni di dosi di vaccino consegnate ad oggi in Lombardia, è stato somministrato il 73%.


Pil e lavoro: i criteri “lombardi”

In passato l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dalla Regione guidata da Attilio Fontana, proprio per velocizzare la campagna vaccinale, aveva dichiarato di voler dare priorità nella campagna vaccinale – dopo gli over 80 e i più vulnerabili – a chi lavora. «Lo so, mi spareranno addosso – aveva dichiarato Bertolaso -, ma questa cosa va detta, il mondo produttivo deve andare avanti. Quindi sotto con chi lavora, chi sta in fabbrica, chi si muove, chi non ha potuto lavorare in questi mesi come bar e ristoranti».

«Il Governo ci copi»

Un’idea non lontana da quella della vicepresidente della regione Letizia Moratti che in un’altra occasione aveva chiesto di inserire il Pil regionale tra i criteri da tenere in conto per la ripartizione dei vaccini tra le varie regioni in Italia, suscitando molte polemiche. Adesso, seguito all’accordo siglato con Confindustria, l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Guido Guidesi chiede di estendere il programma a livello nazionale. «Non andiamo a cambiare il piano nazionale e le priorità – dichiara Guidesi -. Quello che facciamo è attualizzare una ricetta che storicamente è stata vincente: fare squadra tra pubblico e privato, nella speranza che gli altri e il Governo ci copino».

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