Vaccini, c’è un «buco» di 1,7 milioni di dosi: richiami a rischio slittamento e fragili senza copertura, nonostante Pfizer

Il Ministero annunciava 15,69 milioni di dosi, Figliuolo 14 milioni. Con la fornitura in arrivo oggi l’obiettivo è non accumulare ulteriori ritardi. Ma le 400 mila somministrazioni al giorno restano lontane

La grande paura da scongiurare è quella di far slittare i richiami a chi ha già ricevuto la prima dose di Pfizer. Nel caos generale fatto di ritardi, stop and go e disorganizzazioni locali, il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario per l’emergenza Coronavirus, deve muoversi anche affinché vengano rispettate le tempistiche tra le due somministrazioni. Oggi, 23 marzo, è previsto l’arrivo di un milione di dosi del vaccino prodotto dalla multinazionale americana: una fornitura che potrebbe servire a non far accumulare ritardi, ma che difficilmente potrà dare un’accelerata alla campagna. In tutto, in settimana arriveranno quasi 3 milioni di dosi tra Pfizer (un milione), Moderna (333.600) e AstraZeneca (279.000).


Il rischio sui richiami non era sconosciuto: la scelta di puntare sulla distribuzione ad ampio spettro della prima dose, senza più conservarne un 30% nei freezer per i richiami, ha quasi prosciugato le riserve. Dal punto di vista delle scorte, AstraZeneca è un problema minore rispetto a Pfizer. Attualmente – e cioè prima delle ulteriori conferme – solo il 5% delle fiale nei magazzini era del prodotto riservato agli ultraottantenni (contro il 52% di AstraZeneca, complice anche la sospensione).

I numeri e i ritardi

Il milione di dosi arriva sì come una boccata d’aria fresca, ma non metterà in pari il conteggio generale delle forniture previsto per fine marzo. Come nota il Corriere della Sera, mancheranno all’appello circa 1,7 milioni di dosi: il Ministero ne annunciava 15,69 milioni, ma Figliuolo ne ha confermati 14 milioni. Rischia di persistere, quindi, anche il problema della scarsa copertura dei più fragili: al 21 marzo, solo il 15% della popolazione over 80 era stata vaccinata nel Paese, con percentuali molto diverse – e in alcuni casi, come Sardegna e Toscana, molto scarse – tra e diverse Regioni. Il governo vorrebbe riuscire a raddoppiare il numero di somministrazioni quotidiane, passando dalle 200 mila alle 400 mila, ma al momento la prospettiva realistica è di arrivare a 300 mila.

Le difficoltà delle Regioni

A sommarsi ai problemi generali ci sono le questioni regionali: alcuni territori potrebbero non essere pronti e reattivi per ricevere una quantità così alta di consegne. Visto anche quanto successo in Lombardia – dove non si è stati in grado di gestire le prenotazioni a causa della piattaforma in tilt – il governo di Mario Draghi è già all’opera per tentare di arginare le difficoltà. Ieri, 22 marzo, il premier ha convocato una riunione d’urgenza con il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, dalla quale è emersa anche la volontà di spingere le Regioni (che dovrà filtrare Maria Stella Gelmini) a servirsi della piattaforma di Poste Italiane. Al momento ne fanno uso solo 5 amministrazioni, e non si sono riscontrati particolari problemi. I territori sono tenuti anche a fare turni di notte e a chiedere aiuto a Roma sul piano della logistica, qualora riscontrassero difficoltà nel fare da soli: ad eccezione della Calabria, nessuna ha ancora fatto richiesta di supporto.

Immagine di copertina: EPA/LOUISA GOULIAMAKI / POOL

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