Perché dopo il caso dell’ufficiale spia il rapporto tra Italia e Russia è in crisi (nonostante Lega e M5s)

L’arresto di Biot e le espulsioni dei funzionari russi avranno conseguenze nelle relazioni tra i due Paesi. Sempre più lontani a causa della svolta anti-russa impressa da Biden

Un ufficiale della Marina Militare italiana, Walter Biot, è stato arrestato a Roma per aver passato documenti riservati a un ufficiale delle forze armate russe. L’operazione è stata condotta dal Ros dei Carabinieri, dopo circa un anno di indagini insieme all’Aisi, il servizio di intelligence interna, e allo Stato Maggiore della Difesa. Un’operazione che ha il sapore della spy story: documenti trafugati da archivi protetti, drammi personali che portano a tradire il proprio giuramento al Paese, bustarelle, appuntamenti furtivi in luoghi anonimi, pedinamenti, microspie, arresti sensazionali e conseguenze diplomatiche. 


La storia però è reale. Dopo l’arresto il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo a Roma e ha notificato l’immediata espulsione di due funzionari, già in volo verso Mosca: Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell’ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio. Le conseguenze si faranno sentire. Adesso bisogna aspettarsi l’espulsione di almeno due diplomatici italiani in Russia, una conseguenza quasi inevitabile nella grammatica della diplomazia avvelenata: non farlo equivarrebbe a un’ammissione di colpa. Non dovrebbe esserci un’escalation più grave ma le relazioni non torneranno le stesse, non a breve termine. 

Un momento delicato nelle relazioni con la Russia

Scontri di questo tipo hanno un peso diverso a seconda del momento, e questo è un momento molto delicato nei rapporti tra Italia e Russia, tra Russia e Unione europea, e tra Europa e Stati Uniti. Il caso di Biot è l’ultimo di una serie piuttosto lunga. All’inizio di marzo due diplomatici russi sono stati espulsi dalla Bulgaria con l’accusa di spionaggio. A dicembre l’Olanda ha espulso due funzionari russi accusati di spionaggio industriale del settore high-tech olandese. Lo scorso agosto, un ufficiale francese in servizio al comando Nato di Napoli è stato arrestato per uno scambio di informazioni riservare con un ufficiale russo. 

Inoltre, la vicenda arriva sullo sfondo delle crescenti tensioni tra Russia e Occidente per l’incarcerazione di Alexei Navalny e dopo che il presidente Usa Joe Biden ha definito l’omologo Vladimir Putin un «assassino». I rapporti con la Russia sono compromessi dal 2014 con l’annessione unilaterale della Crimea dopo la crisi in Ucraina, ma l’Italia negli ultimi anni ha continuato a essere vista da Mosca come uno dei Paesi europei più vicini. La Lega in passato ha firmato un accordo con il partito Russia Unita di Putin, e Matteo Salvini si è sempre espresso sempre contro le sanzioni imposte a Mosca dall’Ue. 

Il feeling con Lega e M5s non basta

Anche il Movimento 5 stelle ha sempre dimostrato grande simpatia per la Russia. Proprio ieri mattina, con un tempismo tale da far dubitare che sia casuale, Beppe Grillo ha tuonato su Facebook contro l’ostilità degli Usa di «Biden e Blinken» contro la Russia e la Cina. Un post rafforzato dal commento di Alessandro Di Battista, che lancia una frecciata diretta al governo di cui fa parte Luigi Di Maio, che da ministro degli Esteri è stato protagonista dell’accaduto con dichiarazioni molto severe verso Mosca.

Ma se italiani e russi possono andare d’accordo quando si tratta di commercio bilaterale in tempi pacifici, le cose cambiano quando l’ordine internazionale va in crisi e si entra nei periodi di conflitto e ostilità tra grandi potenze. In quei momenti la Russia sta da una parte e l’Italia da un’altra, e con la fine della presidenza di Donald Trump siamo entrati in uno di quei periodi storici. Gli Usa di Biden stanno serrando i ranghi dell’alleanza occidentale, e l’Italia non può dedicarsi alla diplomazia del commercio che la distingue. 

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