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Prima il Def e poi il Piano di ripresa e resilienza, il governo Draghi entra nella fase decisiva: tutti gli ostacoli da superare

Il governo Draghi è entrato nella fase decisiva del percorso per l’approvazione del Recovery Plan, ma l’accesso al Next Generation EU è ha ancora pieno di insidie

Il premier Mario Draghi ha iniziato un giro di consultazioni con i partiti per discutere il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il Documento di economia e finanza (Def), il decreto imprese e la tabella di marcia sulle riaperture. L’obiettivo di Draghi però non è accogliere proposte e fare modifiche, ma compattare la maggioranza in vista della presentazione del Pnrr alle camere il 26 e 27 aprile. Le primi delegazioni a essere ricevute sono state quelle di M5S e Lega, i principali azionisti del governo. Oggi pomeriggio tocca al PD e Forza Italia, lunedì a Italia Viva e al principale partito di opposizione, Fratelli d’Italia.


Prima di iniziare le consultazioni il Consiglio dei ministri ha approvato il Def e la relazione per chiedere lo scostamento di bilancio di 40 miliardi, e una linea di finanziamento complementare al Pnrr da circa 30 miliardi. L’obiettivo è riportare il deficit sotto il 3% del Pil nel 2025. Nel Def il perimetro del Pnrr arriva a 222 miliardi, di cui 169 in aggiunta rispetto alla programmazione esistente. A tali risorse si aggiungeranno 15 miliardi provenienti dalle altre componenti del Next Generation EU, come il React Eu (13,5 miliardi) inviato lunedì dalla ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna


Il piano conta anche su fondi nazionali, per un obiettivo di spesa di 237 miliardi. «Si tratta di uno shock positivo agli investimenti pubblici e gli investimenti privati, a ricerca e sviluppo, a digitalizzazione e innovazione, senza precedenti nella storia recente», scrive il ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco. Il titolare del Mef era insieme a Draghi durante i colloqui con M5S e Lega. Di fronte a tanta ambizione le polemiche tra partiti delle maggioranza passano in secondo piano, almeno per ora.

L’ultimo miglio dei Recovery Plan

Il governo Draghi è entrato nella fase decisiva prima della consegna del Pnrr alla Commissione europea entro il 30 aprile. Ieri fonti europee hanno confermato che Grecia, Spagna e Portogallo hanno quasi finalizzato il loro piano, con quello di Atene che viene descritto come il più brillante. La Francia è a buon punto, ma leggermente indietro. Sull’Italia invece non è trapelato niente. Solo l’Olanda ha fatto sapere che non presenterà il piano entro la scadenza di fine aprile, ma il Paese è ancora alle prese con la formazione del nuovo governo dopo le elezioni di marzo.  

Tuttavia, per disporre dei primi miliardi promessi dal Recovery Fund manca ancora il passaggio delle ratifiche nei parlamenti nazionali. A oggi, sono 17 le Capitali che hanno approvato la decisione sulle risorse proprie, necessaria per consentire alla Commissione di finanziarsi sui mercati. Adesso a preoccupare sono Polonia e Germania. Varsavia è alle prese con un partito della maggioranza contrario alla clausola del Ngeu che vincola i fondi al rispetto dello stato di diritto, mentre il via libera di Berlino è in sospeso fino al giudizio della Corte costituzionale di Karlsruhe.

Lo stato di avanzamento del Recovery Fund sarà discusso in videoconferenza dai 27 ministri dell’economia e delle finanze nell’Ecofin di oggi pomeriggio, l’ultimo prima della scadenza per la consegna dei piani. Alcuni Paesi chiederanno di accorciare i tempi di valutazione della Commissione e del Consiglio europeo, soprattutto quelli che hanno già avviato un dialogo formale con Bruxelles da ottobre (ma l’Italia non è tra questi). Il mancato rispetto della scadenza del 30 aprile non provocherebbe nessuna reazione formale da Bruxelles, né tantomeno una sanzione diretta, ma per l’Italia e per Draghi sarebbe comunque una pessima figura. 

La decisione su chi riceverà il denaro per primo sarà basata sul merito

Un ritardo causerebbe anche un problema molto più concreto. Se tutti i Recovery Plan venissero approvati secondo la scadenza di luglio, l’Unione europea potrebbe avere difficoltà a trasferire la prima tranche di fondi (la più corposa, il 13% del totale). Come indicato dal commissario europeo al bilancio, Johannes Hahn, saranno necessari circa 45 miliardi per finanziare il 13% delle sovvenzioni (grants) della prima tranche da erogare entro fine luglio. Hahn ha detto che la Commissione si aspetta di essere in grado di finanziarsi sul mercato obbligazionario per 15-20 miliardi al mese, a partire da luglio di quest’anno fino al 2026. 

Italia e Spagna però, i principali beneficiari del Recovery Fund, da sole assorbirebbero quasi tutti i primi 20 miliardi di grants stanziati a luglio. Dato che la maggior parte dei governi potrebbe ricevere l’approvazione del Recovery Plan negli stessi giorni, Hahn ha spiegato che la decisione su chi riceverà il denaro per primo sarà basata sul merito, ovvero su chi ottiene il punteggio migliore nella valutazione della Commissione sul piano di rilancio. Gli altri dovranno mettersi in fila, ma l’Italia non può permetterselo. Ancora prima di iniziare a fornire denaro, il Ngeu sarà un modo per valutare e dare un giudizio sulla qualità dei governi e dell’amministrazione degli Stati membri, a partire dal governo italiano.

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