Il summit del disgelo Usa-Russia. Putin: «Meeting costruttivo», Biden: «No a una nuova guerra fredda»

I due presidenti si sono incontrati per la prima volta a Ginevra ponendo le basi per una nuova era dei rapporti tra le due potenze. Restano divergenze e ostilità su diritti umani e cyberattacchi

È durato 93 minuti il summit nello scenario neoclassico di Villa La Grange tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il suo omologo russo Vladimir Putin. Un primo colloquio «positivo», come detto dallo stesso presidente americano, iniziato con una stretta di mano, un’eccezione alle regole anti Covid, ma anche un segno di buon auspicio per un incontro atteso da mesi alla luce dei rapporti tesi tra i due Paesi e di quello scambio ad alta tensione del marzo scorso, quando Biden definì il collega un assassino.


I temi affrontati

Prima dell’inizio del vertice lo stesso Putin, giunto nel luogo dell’incontro a bordo di una limousine Aurus prodotta in Russia, aveva sperato «in un incontro costruttivo su questioni che si sono accumulate». E stando alle sue dichiarazioni rilasciate dai due leader in altrettante conferenza stampa post vertice, un primo risultato in questo senso riguarda gli ambasciatori ritirati dalle due amministrazioni. «È stato trovato un accordo con gli Usa per il ritorno dei rispettivi ambasciatori nei due Paesi», ha confermato ai media il capo del Cremlino. Che ha sottolineato anche la volontà di Usa e Russia nel raggiungere una risoluzione istituzionale per il conflitto in Ucraina. «Vogliamo aiutare ad agevolare gli accordi di Minsk: se Kiev è disposta a farlo, lo faremo anche noi», ha commentato Putin.


I rapporti diplomatici tra Mosca e Washington e gli scenari dopo il rinnovo dell’alleanza tra Usa e Ue all’ultimo G7 in Cornovaglia, in ottica anti-Cina, sono stati tra i nodi al centro del vertice. Il faccia a faccia tra i due leader è stato seguito da una riunione allargata, con cinque consiglieri per parte che hanno diretto i lavori insieme ai due presidenti. «I rapporti tra Usa e Russia devono essere stabili», ha affermato Biden, «ho detto al presidente Putin che la mia agenda non è contro la Russia, ma a favore dei cittadini americani». Tra le parole di Biden prima dell’incontro non è passato inosservato il riferimento paritario tra Usa e Russia. «Stiamo tentando di determinare se abbiamo interessi reciproci, dove possiamo cooperare e dove non è possibile, stabilendo un modo razionale in cui non essere d’accordo come due grandi potenze», ha detto l’inquilino della Casa Bianca creando uno strappo con l’ultimo democratico alla presidenza, Barack Obama, che nel 2014 aveva liquidato la Russia come «una potenza regionale» nel contesto dei conflitti in Crimea. L’evenutale adesione dell’Ucraina alla Nato è stata «solo accennata» nel colloquio, stando a quanto riferito dal presidente russo. Che ha rimarcato come sulla vicenda «forse non ci sia altro da aggiungere».

Gli accordi sulla sicurezza

Nel quadro della potenza espressa in ambito informatico dal Cremlino è stata al centro della tematica sulla sicurezza. Nello stesso frangente i due presidenti hanno discusso anche del trattamento dei cittadini americani detenuti da Mosca. Come dichiarato dal membro del Consiglio pubblico del Fsni (l’autorità del servizio penitenziario della Federazione russa n.d.r) Eva Merkacheva, «Al momento ci sono 17 gli americani detenuti nel Paese, molti dei quali con doppia cittadinanza». La lista del gruppo di persone è stata trasmessa dal ministero degli Esteri russo alle autorità statunitensi, un primo passo per quel «compromesso» evocato da Putin sullo scambio di prigionieri tra i due Paesi.

Ma lo scontro tra Mosca e Washington rimane intenso sui cyber attacchi degli hacker russi. Lo stesso Putin si è detto pronto a «iniziare consultazioni sulla cyber security» a fronte della lista di infrastrutture che gli americani non vogliono come obiettivi sensibili di attacchi informatici, come ridabito anche da Biden: «Ho dato a Putin una lista di 16 infrastrutture che devono essere off-limits da ogni forma di attacco», ha riferito il presidente americano.

Le proteste pro Navalny

Accompagnati dai rispettivi ministri degli Esteri, Putin e Biden sono arrivati in una Ginevra blindata per l’occasione. A ridosso dell’inizio dell’incontro trai i due, a Plaine de Plainpalais, nel centro della città, decine di oppositori si sono riuniti per manifestare in favore della liberazione dei prigionieri politici in Russia, in particolare di Alexei Navalny. Nel centro di Ginevra, sono apparsi manifesti con diverse scritte poste in linea che formavano frasi polemiche contro trattamento subito dall’oppositore: «Navalny è stato avvelenato col Novichock e ancora non ci sono indagini: com’è possibile presidente Putin?».

Striscioni e murales con il volto dell’attivista, detenuto dallo scorso gennaio in un carcere di massima sicurezza nei pressi di Mosca, sono comparsi in diversi quartieri ginevrini. Le preoccupazioni sullo stato di salute di Navalny sono aumentate dopo le dichiarazioni di Putin proprio a ridosso del vertice del G7 in un’intervista al network americano Nbc. «Non è garantito che Navalny esca vivo dalla prigione», aveva detto il capo del Cremlino.

«Navalny sapeva di violare la legge russa», ha riferito lo stesso Putin alla stampa «e ha compiuto più volte lo stesso reato». Quindi l’affondo sulle accuse contro la Russia sulle violazioni dei diritti umani. «Guantanamo è ancora aperta, corrisponde agli standard internazionali dei diritti umani o alle leggi degli Stati Uniti. Di che diritti umani stiamo parlando? In Europa c’erano prigioni dove si torturava. In Russia stiamo sviluppando il nostro percorso», ha concluso sul punto Putin. «Come potrei essere il presidente degli Usa e non espormi per la difesa dei diritti umani nel mondo?», ha risposto in merito Biden. «È quello per cui siamo nati perciò continuerò a sollevare la questione: noi non tollereremo più violazioni dei diritti democratici».

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Video: Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev