Variante Delta, focolai e zone rosse locali: in quali regioni si rischiano le chiusure mirate

Con l’aumento dei casi in diverse aree del Paese il rischio di zone rosse circoscritte ai focolai è sempre più plausibile. Dopo la Campania, nuovi cluster in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte

La variante Delta si sta espandendo in diverse località del Paese. È lo scenario che emerge dagli ultimi casi rilevati nelle regioni che confermano le preoccupazioni di esperti e vertici sanitari nel contrasto al Coronavirus. In attesa della pubblicazione di domani 28 giugno del dossier sull’indagine rapida dell’incidenza della variante, dal primo set di dati rilasciati dall’Istituto Superiore di Sanità la variante si attesa al 16,8 per cento rispetto ai casi registrati, mentre il suo sottotipo variante Kappa è responsabile del 4,2 per cento delle infezioni. Al momento, il quadro epidemiologico è interdetto proprio dalla diffusione dell’ex variante indiana in diverse regioni, dove si sono registrati cluster che hanno riattivato misure come il coprifuoco in alcune località. Il rischio di eventuali zone rosse circoscritte alle aree dei contagi, come paventato anche dagli esperti, è sempre più plausibile.


Nuovi focolai sul territorio: chi rischia

L’andamento dei contagi nel territorio sembra rientrare nelle previsioni contenute nel documento di domani dell’Iss, nel quale si anticipa un’incidenza della Delta pari al 25 per cento. Dopo i 27 casi accertati a Torre del Greco, in provincia di Napoli, che si vanno a sommare ai 44 contagi segnalati nei giorni scorsi, il governatore della regione Campania Vincenzo De Luca starebbe valutando il ritorno delle mascherine anche all’aperto. Nel frattempo in Sardegna è tornato il coprifuoco. A far scattare la misura nel paesino di Trinità d’Agultu, nel Nord dell’isola, il contagio di 15 persone della troupe che stava lavorando a un film prodotto dalla Disney. In totale le persone coinvolte sono 22. Le restrizioni dureranno fino a giovedì 1° luglio, come disposto dal sindaco Giampiero Carta. Tra le regioni colpite dalla variante anche le Marche, dove sono stati individuati tre casi da Delta tra Fermo e Senigallia. Si tratta di tre donne non vaccinate. «Era solo questione di tempo», ha affermato all’Ansa il direttore del Laboratorio di Virologia di Ancona, il professor Stefano Menzo.


In Lombardia la variante Delta è al 3,25 per cento e la Kappa allo 0,8 per cento. L’ultima serie di infezioni nel comune di Maleo, in provincia di Lodi, dove si è sviluppato un focolaio di dieci persone, tutte appartenenti a nuclei familiari residenti nella località. In Piemonte, invece, sono stati registrati ai primi di maggio otto casi provocati dalla variante tra Cuneo, Novara e Biella. Dei sei italiani e dei due stranieri coinvolti, tutti sono già guariti o in via di recupero e i loro contatti sono stati messi in quarantena. «I casi sono emersi grazie all’attività di tracciamento», fanno sapere dalla Regione Piemonte, «Le attività di ricostruzione delle catene di trasmissione e di indagine e screening dei contatti stanno permettendo di contenere la diffusione del virus».

Il focolaio tra Piacenza, Cremona e Lodi

Nei giorni scorsi è anche emerso un focolaio in due aziende di logistica con 25 contagiati tra Piacenza, Cremona e Lodi. Tutti i lavoratori non erano vaccinati L’Ausl piacentina ha tracciato, testato e sequenziato il virus prima che potesse espandersi, arrivando anche a testare i passeggeri di un bus che era stato preso nei giorni precedenti da uno dei contagiati. Dei 25 contagiati, 19 sono residenti a Piacenza, 4 a Cremona e 2 a Lodi. La mappa del contagio si è quindi estesa a diverse città tra Emilia-Romagna e Lombardia. L’Ausl di Piacenza ha lanciato appelli nei giorni scorsi chiedendo ai pendolari della linea di bus Piacenza-Cremona e Piacenza-Caorso di sottoporsi a tampone. Proprio nella cittadina però, come ha denunciato nei giorni scorsi Marco Delledonne, responsabile dipartimento Sanità pubblica Ausl di zona, 300 persone sono “sfuggite” al test del tampone: «Abbiamo contattato circa 800 persone per sottoporsi al tampone, ma di queste quasi 300 devono ancora presentarsi per farlo. Stiamo attivando le forze dell’ordine locali per rintracciarli perché molti non si fanno trovare».

Regioni in affanno sui vaccini

Al netto dell’importanza di test e attività di tracciamento utili a circoscrivere eventuali focolai, nell’Italia che da domani sarà tutta in zona bianca ci sono ancora 2 milioni e 700 mila cittadini over 60 che non hanno ricevuto alcune dose dei vaccini e che risultano esposti ai contagi. Sulla centralità della doppia dose per arginare la variante Delta si erano già espressi Cts e lo stesso Iss, con diversi esperti che avevano ribadito la centralità della campagna vaccinale. L’ultimo report del governo, infatti, conferma che il nodo sul corso delle somministrazioni non riguarda l’approvvigionamento delle dosi: ce ne sono 5,5 milioni alle quali si aggiungeranno, come affermato dal Commissario straordinario Francesco Figliuolo, altre 14,5 milioni (meno de 5 per cento rispetto a giugno).

Perciò le Regioni stanno cercando di anticipare i richiami per gli over 60 in modo da frenare la diffusione. I dati che manifestano il rallentamento delle Regioni sta nei numeri delle persone che ancora non si sono vaccinate: 354 mila over 80 (il 7,79% del totale della popolazione di questa fascia); 813 mila nella fascia tra 70 e 79 anni (il 13,51%) e un milione e mezzo tra i 60 e i 69 anni (il 20,20%). «Meglio coprire bene le persone con più di 50 anni piuttosto che vaccinare i ragazzi», ha affermato l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola. Anche nel Lazio la corsa alle inoculazioni sui soggetti più fragili, nonostante le varianti siano contagiose anche nei giovani, da luglio saranno anticipati i richiami di AstraZeneca e posticipate le vaccinazioni con Pfizer alla fascia 12-16 anni.

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