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No Green pass, anzi sì: tutte le giravolte di Salvini con un piede nel governo e uno in piazza

Dal no secco al Green pass alle prime “aperture”, dalla ricerca del consenso tra i No vax fino alla scelta di vaccinarsi. Così il Capitano di lotta e di governo confonde i suoi elettori (e Meloni ne approfitta)

Il leader della Lega Matteo Salvini non deve avere le idee chiarissime sul Green pass e sulla gestione della pandemia del Coronavirus in Italia. Dal no secco alla certificazione verde alle prime “aperture”, dal cercare consenso tra i No vax al dichiarare pubblicamente di essersi vaccinato. La posizione di Salvini, che fa opposizione all’interno del governo in attesa del risultato delle amministrative di ottobre, non deve essere facile. E così, nel frattempo, per non scontentare nessuno, per rimanere nel governo Draghi (ma senza criticarlo troppo), è costretto a fare le capriole con i big della Lega che provano a bloccare, o quanto meno a calmare, la sua ira. «Una cazzata pazzesca che porta a un casino totale», diceva Salvini il 18 luglio parlando del Green pass e sostenendo che non servisse alcuna certificazione verde ma solo «buonsenso, educazione e regole». Altro che Green pass al lavoro o sui treni, «a me interessa non rovinare la vita di milioni di italiani che ancora non sono coperti dal vaccino», aggiungeva.


L’appello che “gela” Salvini

Poi, però, a gustare le feste è arrivato l’appello del presidente del Consiglio Mario Draghi secondo cui l’appello a non vaccinarsi non è altro che un appello a morire. «L’appello a non vaccinarsi, è un appello a morire. Non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire. Questo è. Senza vaccinazione si deve chiudere, di nuovo», aveva detto. E lui, leader della Lega, non ha potuto far altro che adeguarsi, senza mai ammetterlo, abbassare i toni e dare fiducia incondizionata a Draghi. Se fuori dall’Aula gridava (e grida) alla libertà, dentro – nell’Aula, dove si vota e dove si decidono le sorti del Paese – tutto passa. Con qualche correzione, sì, ma tutto passa. Il decreto sull’obbligo del Green pass ne è un esempio: passato sia alla Camera che al Senato (con la fiducia tra l’altro, a favore anche alla Lega). E non è finita qui: il governo lo ha anche esteso. Dal 15 ottobre persino per andare a lavoro. Per tutti, pubblici e privati. Quindi, da una parte restano le urla di Salvini fuori dai palazzi del potere, dall’altra i voti finali in Parlamento e le approvazioni in sede di Consiglio dei ministri che raccontano un’altra verità.


Il dilemma del Capitano (in attesa del voto di ottobre)

«Qualcuno voleva il Green pass anche per farci andare in bagno. Io credo che ci siamo riusciti a togliere un bel po’ di problemi agli italiani», aggiungeva, come a giustificare il risultato del governo che, di fatto, andava contro le promesse fatte ai suoi elettori. Più recentemente ha tuonato: «Se il Green pass impedisce a una mamma di portare il bambino all’asilo non sono d’accordo. Se c’è qualcuno a contatto con il pubblico il Green pass avrebbe senso. Se c’è qualcuno chiuso nel suo ufficio che senso ha?». Ma alla fine la certificazione verde passa per tutti. Con buona pace di Salvini che, forse, sta cercando di capire cosa fare nei prossimi mesi. Saranno le amministrative a tracciare il futuro, o meglio il destino del governo. E tutto potrebbe dipendere dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: se accetterà di stargli vicino, allora Salvini potrebbe diventare davvero il leader dell’opposizione; viceversa resterà al governo stringendo i denti. Fino a quando potrà.

Malumori nella Lega

In un’intervista ad Affaritaliani.it, oggi Salvini ribadisce di fidarsi ciecamente dei ministri e dei governatori della Lega ma non entra troppo nel merito della questione, delle due Leghe e di un partito diviso tra il segretario e i governisti (Giorgetti) insieme ai governatori.« Se non ci fosse la Lega al governo domani non si farebbe il Green Pass obbligatorio, ma la vaccinazione obbligatoria. Pd, M5S e Forza Italia sono assolutamente allineati per un obbligo indiscriminato», spiega. Ma allora che ci fa ancora al governo? «Non mando l’Italia e gli italiani a quel Paese e non li lascio nelle mani di Pd e M5S», tuona. Poi, però, parlando del congresso federale della Lega si lascia andare a una dichiarazione che fa trapelare malumori all’interno del partito: «Siamo gli unici a fare i congressi, che certo non si potevano fare nel pieno dell’emergenza Covid. Poi se qualche leghista parlasse di meno e facesse più incontri con i cittadini male non farebbe».

Foto in copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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