Green Pass obbligatorio per lavorare dal 15 ottobre: il governo Draghi tira dritto

Nessuna concessione alla piazza e ai presidenti di Regione. E niente estensione temporale per la validità dei tamponi

Nessuna retromarcia. Nessuna modifica. Nessuno slittamento. L’estensione di obbligo di Green pass ai luoghi di lavoro, approvato lo scorso 16 settembre, entra in vigore il 15 ottobre. Senza se e senza ma. La certificazione verde sarà obbligatoria per tutti i lavoratori e le lavoratrici della pubblica amministrazione e del settore privato dal 15 ottobre fino al 31 dicembre, data che coincide con la fine dello stato di emergenza per la pandemia di Coronavirus. Il presidente Draghi tira dritto e tiene il punto sul calendario «del governo, non quello elettorale», come ripetuto più volte nel corso delle varie conferenze stampa. Del resto non c’è più tempo da perdere, anche perché «la pandemia è quasi finita», e il governo procede speditamente nell’«impegno di portare a termine la campagna vaccinale». Parallelamente, in aggiunta, si deve tener conto che «i tempi per approvare le riforme cominciano a diventare corti – ha osservato nei giorni scorsi il presidente Draghi -. Abbiamo un numero rilevante di provvedimenti da approvare fino a fine anno», ed è dunque il momento di accelerare per poter procedere con le nuove riforme per accedere ai fondi del Recovery. Da un lato la chiusura del cerchio della pandemia, dall’altro quello della ripresa.


Le richieste dei presidenti di Regione sull’estensione della validità dei tamponi

Rigettate, dunque, le richieste di modifica avanzate ieri dai governatori del Carroccio Zaia e Fedriga, e sostenute dal capo della Lega, Matteo Salvini, che sui social tuonava: «Allungare la durata minima del Green pass da 48 a 72 ore è possibile, anzi doveroso e previsto dall’Europa. Evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre è fondamentale». Da Palazzo Chigi non vi è stata alcuna risposta diretta, anche perché già nell’originaria versione del provvedimento contenente l’estensione dell’obbligo di Green pass ai luoghi di lavoro viene indicato che la mancata presentazione della certificazione non comporta in alcun modo il licenziamento, né altre azioni punitive contro il dipendente sprovvisto di certificazione, né nel settore pubblico, né nel settore privato. Chi non dovesse presentare il Green pass, però, va incontro alla sospensione temporanea dal lavoro con annessa trattenuta dello stipendio. Ma i dipendenti sia pubblici sia privati saranno reintegrati sul posto di lavoro del dipendente non appena saranno muniti di certificazione verde, rilasciata dopo la vaccinazione anti-Covid o con tampone negativo scelto tra i test validi per l’ottenimento del lasciapassare.


L’ipotesi di estensione temporale di validità dei tamponi per gli studenti under 12, non ancora vaccinabili

Il tema dell’estensione della validità temporale dei tamponi, poi, era stato già oggetto di discussione tra esperti ed esecutivo in passato, su spinta del ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Ma le indicazioni del ministero della Salute, dell’Aifa e dell’Iss sono state chiare. L’estensione temporale, in particolare quella sui test rapidi, rischia di non fornire un tracciamento consolidato e tempestivo per contrastare la possibile diffusione dei contagi: è per questo che è stata scartata l’estensione a 72 ore. Nelle prossime settimane, però, l’esecutivo non esclude che possano esserci alcuni approfondimenti per i test salivari non molecolari, ma in riferimento alla popolazione non ancora vaccinabile, ossia quella degli studenti under 12.

Gelmini: «Il governo punta tutto sui vaccini: chi voleva immunizzarsi ha avuto il tempo di farlo»

A far da ponte tra esecutivo ed Enti locali è però intervenuta la ministra Mariastella Gelmini che ieri ha ribadito che da parte del governo vi è «massima considerazione delle opinioni dei governatori, ma l’esecutivo ha puntato tutto sui vaccini: le dosi ci sono, le Regioni rispondono celermente alle prenotazioni. Chi voleva immunizzarsi – ha osservato Gelmini – ha avuto il tempo di farlo». Quanto ai timori delle aziende di rimanere senza lavoratori perché sprovvisti di Green pass, la ministra ha ancora aggiunto: «Per agevolare le aziende abbiamo previsto che si possa chiedere il passaporto fin dall’11 ottobre, ma oggi l’interesse pubblico è di spingere al massimo per l’immunizzazione». Inoltre, nei prossimi giorni è prevista la pubblicazione di ulteriori linee guida per i controlli della certificazione verde sia per la Pubblica amministrazione sia per il settore privato. Il governo, in qualsiasi caso, esclude l’introduzione dell’obbligo vaccinale e punta tutto sul Green pass, come ribadito anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, sottolineando che «la certificazione verde è il pilastro della strategia anti-Covid del governo e ha permesso all’Italia di riaprire» e pertanto «non va indebolita».

Foto in copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI

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