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Alla protesta dei portuali di Trieste restano gli irriducibili. Il presidente esulta: «Erano precipitati in una situazione assurda»

«Erano precipitati in una situazione assurda, più grande di loro e priva di sbocchi. L’intero Paese oggi sta dicendo di voler prima di tutto lavorare: e anche Trieste ha scelto senza ambiguità da che parte stare», ha spiegato

Dovevano bloccare il porto di Trieste. Dovevano organizzare la manifestazione più grande (e dunque temuta) d’Italia. Si rischiava il blocco del Paese per dire no alla certificazione verde anti Covid. E, invece, non è successo niente di tutto questo. Il porto «non ha mai smesso di operare, se pure a ritmi rallentati», i varchi «non sono stati bloccati, chi voleva entrare ha potuto lavorare». A confermarlo è il presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino in un’intervista a Repubblica. Insomma, la protesta – che continua – non ha causato particolari disagi. E, numeri alla mano, ha riguardato un numero ristretto di lavoratori dello scalo: «Mi risulta che non più di 150 portuali, su quasi mille, abbia scioperato. Una settantina ha sostato solo davanti al varco numero 4». Per il presidente dello scalo di Trieste, dunque, «è ormai chiaro che i portuali triestini non vogliono distruggere il loro porto e che la maggioranza ha la testa sulle spalle». «Mi pare abbiano compreso – ha continuato – di essere precipitati in una situazione assurda, più grande di loro e priva di sbocchi. L’intero Paese oggi sta dicendo di voler prima di tutto lavorare. E anche Trieste ha scelto senza ambiguità da che parte stare».


Gli investimenti a rischio

I suoi interlocutori adesso sono i sindacati confederali che hanno «chiesto e ottenuto tamponi a carico delle aziende» oltre alla «gente che lavora». Insomma, gli slogan «il Green pass è un ricatto di Stato, è incostituzionale» non hanno fatto breccia nel cuore dei portuali. «Si sono dimostrati responsabili e a loro va la mia riconoscenza», ha commentato D’Agostino la cui preoccupazione era quella che il porto di Trieste potesse vanificare tutti gli sforzi fatti in questi anni. «Davvero qualcuno voleva bruciare centinaia di milioni di euro e oltre 600 nuovi posti di lavoro mentre il Paese rincorre la ripresa post pandemia?». Si riferisce agli «enormi investimenti stranieri» e agli «importanti finanziamenti interni per il suo sviluppo».


A Trieste l’emergenza tamponi non esiste

Non preoccupano nemmeno i numeri dei “ribelli” che, con il passare dei giorni, sono andati diminuendo. Dai 15 mila della prima maxi manifestazione dei No Green pass ai 2 mila davanti al varco fino ad arrivare agli 800 portuali che lunedì hanno sfilato a Trieste fino ai 150 “ribelli” degli ultimi giorni. Questi i dati snocciolati da D’Agostino a Repubblica. Infine, sull’allarme lanciato dalla CGIA di Mestre secondo cui c’è il rischio che farmacie e strutture pubbliche e private non riescano a fare tutti i tamponi necessari per garantire l’accesso al lavoro di chi non si è vaccinato (e deve produrre il Green pass “aggiornato” ogni 48 ore), il presidente dell’Autorità portuale di Trieste ha detto: «Nel porto di Trieste i tamponi non sono un problema, semmai si fa fatica a trovare gente per farli».

Foto in copertina: ANSA/MAURO ZOCCHI

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