Via libera della Cassazione al referendum sulla Giustizia promosso da Lega e Radicali, Salvini esulta: «Appuntamento in primavera»

Diventano ininfluenti le oltre 700mila firme raccolte: la Corte ha accolto la richiesta di indizione referendaria presentata da nove consigli regionali

Esulta via Bellerio per l’accettazione, da parte della corte di Cassazione, della richiesta di indizione referendaria presentata da Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto. Sei i quesiti sulla riforma della Giustizia della ministra Marta Cartabia, promossi dalla Lega ma anche dal Partito radicale, che saranno sottoposti agli elettori sul tema della giustizia. «La decisione di piazza Cavour anticipa – e di fatto rende ininfluente – il deposito delle firme certificate: tra le 700 mila e le 775 mila a seconda del quesito, oltre a 18 mila adesioni elettroniche», fanno sapere dallo staff del Carroccio. Il deposito delle firme, previsto per domani 29 ottobre, non è dunque più necessario. «I moduli con le firme sono stati distribuiti in ben 368 scatoloni che hanno riempito tre furgoni. Ci sono anche sei hard disk che contengono le firme digitali e i certificati elettorali», rivendica comunque il partito.


Oltre ai rappresentanti politici della Lega, il sostegno ad alcuni quesiti è stato bipartisan. «Nonostante il no di Enrico Letta, nel Pd hanno detto sì Goffredo Bettini, Giorgio Gori, Luciano Pizzetti – deputato Pd e sottosegretario di Stato con i governi Gentiloni e Renzi -, senza dimenticare altri nomi come quelli del senatore Gianni Pittella, ex socialista, e dell’europarlamentare Massimo Smeriglio». Un appoggio ad alcuni quesiti referendari, sottolineano da via Bellerio, è stato dato anche «da Silvio Berlusconi e da Giorgia Meloni – pur con qualche distinguo su un paio di quesiti -. Hanno aderito anche i centristi dell’Udc, con Lorenzo Cesa e Antonio de Poli, e il leader di Italia viva Matteo Renzi». «Finalmente gli italiani avranno l’opportunità di cambiare la Giustizia! Appuntamento in primavera», è il commento del segretario Matteo Salvini.


I sei quesiti del referendum sulla Giustizia

Ma cosa prevedono i sei quesiti referendari? Il primo punta a rimuovere il vincolo delle firme per la candidatura dei giudici al Consiglio superiore della magistratura. Il secondo affronta il tema della responsabilità civile, prevedendo la rivalsa diretta sulle toghe. Il terzo quesito vuole dare più spazio alla componente non togata nella valutazione professionale dei magistrati. Il quesito numero quattro vorrebbe la separazione della carriere tra pubblici ministeri e giudici, per evitare che nel corso della carriera i magistrati «passino più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti». Il quinto quesito pone dei limiti alla possibilità di usare il carcere preventivo, secondo Lega e radicali passato nel tempo «da misura con funzione prettamente cautelare a vera e propria forma anticipatoria della pena». Infine, il sesto quesito vuole abrogare l’automatismo dell’incandidabilità politica per alcuni tipi di reato, la cosiddetta legge Severino.

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