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Green pass ridotto, tamponi agli immuni e (forse) obbligo vaccinale: la strategia di Draghi per «prepararsi al peggio»

Le decisioni definitive verranno prese dalla cabina di regia di domani, 23 dicembre, ma durante la conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio ha fornito importanti anticipazioni

La cabina di regia sulle nuove restrizioni anti Covid deciderà domani, 23 dicembre, le norme che regoleranno le prossime settimane di festeggiamento ma il premier Mario Draghi, già nella conferenza stampa di fine anno tenuta nella mattina di oggi, 22 dicembre, ha fornito importanti anticipazioni su quello che spetterà al Paese. Davanti ai giornalisti il presidente del Consiglio ha confermato i temi principali attesi sul tavolo del governo: dalle mascherine all’aperto ai tamponi per i vaccinati, le dichiarazioni dell’ex capo della Bce hanno fornito un primo quadro del nuovo decreto Covid. L’obiettivo è quello di «prepararsi al peggio», come ha spiegato il presidente, nell’eventualità che la curva epidemiologica peggiori ancora. «I grafici italiani appaiono migliori di quelli della maggior parte dei Paesi europei, ma è per questo che rimane fondamentale agire d’anticipo con misure e restrizioni».


Sì alle mascherine all’aperto

La restrizione che attualmente segna di più il passaggio dalla zona bianca a quella gialla è il ritorno dell’obbligo di mascherina anche all’aperto. Attualmente sono 12 milioni gli italiani chiamati a seguire la direttiva perché abitanti di regioni passate nelle ultime settimane nella fascia più alta del rischio. Il decreto anticipato da Draghi con buone probabilità estenderà l’obbligo su tutto il territorio nazionale. «Sul tema c’è già molta apertura, la cabina di regia non avrà grossi problemi a trovare un accordo», ha spiegato Draghi, sottolineando la necessità di misure simili per prevenire l’ulteriore peggioramento della curva epidemiologica. L’altra novità a riguardo è poi un possibile obbligo di mascherina FFP2 in alcune situazioni a rischio di grandi assembramenti, come i trasporti pubblici.


Sì ai tamponi per i vaccinati

L’altro tema che sembra confermato dal premier Draghi è quello dei tamponi anche per i vaccinati. L’intenzione del governo sarebbe quella di procedere non per un obbligo ma per una forte raccomandazione diretta a chi ha già ricevuto due dosi di vaccino o la dose booster: la loro protezione dalla malattia grave rimane alta grazie ai vaccini, ma come ormai noto, anche gli immunizzati possono infettare o infettarsi seppur in modo lieve. Nel periodo prossimo di incontri e riunioni natalizie capiterà di passare una discreta quantità di tempo in posti chiusi con soggetti particolarmente fragili: in questi casi sarà utile anche per i vaccinati garantirsi e garantire una sicurezza in più con un tampone molecolare o rapido (ma meglio se molecolare). «La cosa che è importante da capire è che tra la seconda e la terza dose, quando la durata tende a scadere, serve fare il tampone», ha anticipato il presidente, spiegando con più dettagli uno dei temi fondamentali che la Cabina di regia si troverà a discutere il 23 dicembre. 

Una direttiva temporanea quindi che servirebbe a garantire maggiore protezione durante le feste. Ancora prima della sua approvazione, la possibile decisione crea già non poco dibattito. Nelle ultime ore è stato il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a schierarsi contro il tampone ai vaccinati: «Così indeboliamo la campagna creando sfiducia», ha detto l’esponente del Pd, sottolineando come una decisione simile potrebbe essere recepita dagli immunizzati come una specie di tradimento. Rimane il fatto che l’obiettivo dichiarato dal governo è quello di proteggere il più possibile la popolazione da un periodo particolarmente delicato come quello delle feste, unito alla minaccia di una variante già dominante come la Delta e di una nuova come la Omicron.

No al ritorno prorogato nelle scuole

Con l’ultimo dato di 10 mila classi in dad e quarantena, e una diffusione del virus sempre più presente tra i più piccoli, l’altro grande tema è la necessità di rimandare il rientro a scuola dalle vacanze natalizie e quindi riprendere con le sole lezioni a distanza. Draghi sembra aver escluso uno scenario simile: «Con il ministro Bianchi siamo d’accordo sul fare il possibile affinché l’ipotesi di una scuola non in presenza non possa verificarsi». Nelle ultime settimane la scelta di molte famiglie è stata quella di una vera e propria fuga volontaria dalle classi per scappare da contagi e quarantene e salvarsi così il Natale. Ma dopo l’Epifania la questione tornerà ancora più forte, con i docenti finora non immunizzati che a quel punto dovranno anche decidere se farsi sospendere in maniera definitiva da lavoro oppure rientrare in classe con il vaccino. Il piano del governo anticipato da Draghi non passerà attraverso la dad ma metterà al centro tre azioni principali: «Screening potenziato, attività di testing continua e vaccinazioni. Oggi importantissime anche per i bambini».

Aperti all’obbligo vaccinale

Le restrizioni anti Covid passate e future continuano ad avere sullo sfondo l’ombra dell’obbligo di vaccinazione. Anche in merito alle prossime decisioni, il presidente del Consiglio ha definito quello dell’obbligo un tema che il governo non smetterà di tenere in considerazione. Finora le scelte di Green pass e Super Green pass sono state effettuate, secondo quanto ribadito dal premier in conferenza stampa, sulla base di dati epidemiologici che le consentivano. «Se la pandemia dovesse peggiorare ancora quella dell’obbligo di vaccinazione anti Covid sarà una questione che il governo dovrà discutere a brevissimo», ha assicurato Mario Draghi. «La maggior parte dei ricoverati in intensiva è non vaccinata», ha aggiunto il presidente, escludendo, almeno per ora, l’idea di un lockdown riservato ai non immunizzati. E sui vaccini Mario Draghi continua ad esortare la popolazione. Il primo messaggio pronunciato sul tema pandemia è stato proprio quello riguardante la necessità di proteggersi con ciclo vaccinale primario e dosi booster. All’interno della nuova strategia anti Covid del governo, presentata nella giornata di domani, verrà senza dubbio confermata l’importanza di potenziare la campagna vaccinale di adulti e bambini.

Sì al Green pass ridotto

Per la stessa ragione legata ai tamponi dei vaccinati, l’altro accorgimento del governo sarà con buone probabilità l’ulteriore riduzione del periodo di validità della Certificazione verde Covid-19. La durata del Green pass tra seconda e terza dose potrà durare ancora meno degli attuali 9 mesi, scendendo così a 6 mesi di validità. «Si è scoperto che la seconda dose declina più rapidamente di quanto si pensasse all’inizio», ha spiegato il premier, «questo porterà domani a discutere i termini di validità del pass sanitario, diventato ormai enfaticamente uno strumento di libertà».

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