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Zona gialla e arancione: le sette regioni a rischio cambio di colore da lunedì

Lazio e Lombardia candidate alla zona gialla con il Piemonte. Ma anche Sicilia, Umbria ed Emilia Romagna sono in bilico. Rischio arancione per Liguria

Il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute sull’emergenza Covid-19 porterà Lazio e Lombardia in zona gialla. Ma il passaggio nell’area a lockdown soft è a rischio anche per Piemonte, Sicilia, Umbria ed Emilia-Romagna. Mentre la Liguria potrebbe passare direttamente in zona arancione. Così come le Marche. Intanto le regioni attualmente in zona gialla ci rimarranno anche per le prossime due settimane. Si tratta di Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, province autonome di Bolzano e Trento e Veneto. Mentre secondo gli esperti l’indice di contagio Rt è risalito a 1,4-1,6. E la media nazionale dei ricoveri – secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) – ha raggiunto il 16%, superando così la soglia critica fissata dl 15%. In aumento di un punto percentuale anche l’occupazione media delle terapie intensive in Italia, dal 12% al 13% nelle 24 ore. Tre punti sopra il tetto massimo del 10%.


Lombardia, Lazio e Piemonte

Con un bollettino del ministero della Salute che ha sfiorato ieri i 100 mila contagi, la zona gialla per Lombardia e Lazio è a un passo. L’assessore alla Salute Alessio D’Amato ha anche annunciato che per il Lazio l’intenzione di un passaggio volontario se il ministero risparmierà la regione. Mentre per la Lombardia l’annuncio del possibile passaggio è arrivato nei giorni scorsi anche dal governatore Attilio Fontana. Il Lazio è al 14% di occupazione delle terapie intensive e al 16% delle aree mediche. La Lombardia è al 13% e al 16%. Il Messaggero oggi aggiunge che altre regioni sono a rischio passaggio. Anche il Piemonte ha sforato: 15 e 19%. In Emilia-Romagna le terapie intensive sono al 13% mentre le aree mediche si trovano ancora sotto la soglia critica: 14%. La Sicilia ha superato il valore critico delle aree mediche da tempo (19%) ma è ancora sotto il 10% per le terapie intensive. Ma il governo regionale ha annunciato una stretta in ogni caso.


Rimane in bilico l’Umbria che si trova al 9% di occupazione delle terapie intensive e al 16% per le aree mediche. Mentre la Liguria viaggia a ritmi da zona arancione: 19 e 29% di occupazione, esattamente un punto sotto entrambe le soglie. Il rischio zona arancione c’è anche per le Marche. Lo ha certificato ieri il presidente della Regione Francesco Acquaroli: nell’ultima giornata sono stati 1.707 i positivi al SARS-CoV-2, una quota che ha fatto salire l’incidenza dei casi positivi da 365,79 casi su 100mila abitanti di ieri a 423,80 casi odierni. «Aumentando di 6-7 numeri giornalieri l’area medica e di 1-2 unità la terapia intensiva», anche se «i numeri non sono tantissimi», rispetto a quello dei positivi, «il cumulo delle quotidianità porta a raggiungere le percentuali previste dal decreto», ha fatto sapere il governatore.

Liguria, Marche ed Emilia-Romagna

Volano i contagi di coronavirus anche in Emilia-Romagna, con record di nuovi casi e tamponi registrati da inizio pandemia, mentre al momento l’accoglienza ospedaliera regge. In 24 ore i contagi registrati sono stati 4.134, complice l’altrettanto numero record di tamponi, oltre 53.300. Un dato, ha rimarcato l’assessore alla Salute Raffaele Donini, che «segna il record assoluto da inizio pandemia e, stando alle proiezioni, il trend pare in costante aumento, come avviene nella quasi totalità delle regioni italiane». La situazione dei ricoveri al momento è abbastanza stabile nelle terapie intensive dove ci sono 113 pazienti con Covid-19 (uno in più da ieri), mentre negli altri reparti ci sono 1.305 degenti19 in più da ieri. Le percentuali di occupazione, ha precisato Donini, sono del 14,49% nei reparti ordinari Covid e del 12,7% nelle terapie intensive. In queste ultime il 75% dei ricoverati non ha il vaccino. Le soglie critiche per i reparti, vera chiave di volta per decretare l’inasprimento delle misure anti-Covid, non sono ancora state superate. Ma il passaggio in zona gialla incombe. «Saranno decisivi i prossimi giorni», fa sapere l’assessore.

Intanto anche in Abruzzo il tasso di occupazione dei posti letto resta al 13% per le terapie intensive e sale al 13% (+1%) anche per l’area non critica, a fronte di soglie da zona gialla rispettivamente del 10 e del 15%. L’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti arriva a 337 (soglia limite 50), registrando il valore più alto dell’ultimo anno e, in particolare, dalla seconda metà di novembre 2020. La variazione percentuale dei nuovi casi nell’ultima settimana, rispetto ai sette giorni precedenti, è pari al +55%. Il dato sulle terapie intensive, che grazie ai vaccini è tutto sommato contenuto rispetto al passato se rapportato al numero dei casi attivi, è comunque raddoppiato nel giro di due settimane. Così come i ricoveri in area medica sono in costante e graduale aumento: a questi ritmi, nel giro di pochi giorni anche il terzo parametro dovrebbe superare le soglie da zona gialla.

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