La falsa storia della 12enne scozzese armata di ascia e coltello contro un “gruppo di migranti aggressori”

[Aggiornamento a fine articolo] Sta circolando il video di una ragazzina scozzese di 12 (o 14) anni che sarebbe intervenuta armata di ascia e coltello per difendere la sorella da un gruppo di “migranti”. Secondo la narrazione, sarebbe stata arrestata, mentre gli “aggressori” sarebbero stati lasciati a piede libero dalle forze dell’ordine. Secondo questa narrazione, il governo e la polizia favorirebbero gli stranieri per non apparire razzisti, mentre migliaia di ragazze verrebbero violentate o trafficate impunemente. La storia di quel video, rilanciata da Elon Musk e Tommy Robinson, risulta diversa da come viene raccontata sui social.
Per chi ha fretta [aggiornato il 16 giugno 2026]
- La ragazza, che all’epoca aveva 12 anni, è stata accusata di possesso di armi improprie a Dundee, in Scozia, e segnalata al Children’s Reporter.
- Non è mai esistito alcun «gruppo di migranti aggressori». Le persone coinvolte erano due, fratello e sorella, cittadini bulgari e non richiedenti asilo.
- Un tribunale ha accertato una dinamica opposta a quella raccontata sui social. La 12enne tirò fuori ascia e coltello dopo essere stata aggredita da un adulto, Ilia Belov, che fu poi lui stesso a filmarla.
- L’11 giugno 2026 Belov è stato riconosciuto colpevole di aggressione e di comportamento minaccioso e offensivo verso quattro ragazze tra i 12 e i 14 anni. La sorella, Nadjedzha Belova, ha ammesso di aver aggredito una 13enne. La pena è attesa per il 5 agosto.
- La Police Scotland, che in un primo momento non aveva riscontrato prove di aggressione, ha poi corretto la propria versione ammettendo che l’informazione iniziale «non rifletteva pienamente la situazione».
Analisi
Il video viene condiviso con la seguente narrazione:
Una ragazzina scozzese di 14 anni interviene armata di coltello e ascia per difendere la sorella da un gruppo di risorse che stavano cercando di attaccarla. La polizia ha lasciato andare via gli immigrati, e ha arrestato la ragazzina per porto abusivo di armi. Centinaia di migliaia di ragazze britanniche sono state violentate, trafficate e sacrificate a bande di trafficanti di bambini musulmani senza alcun intervento del governo o delle forze dell’ordine, perché non volevano apparire islamofobe. Perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso per questa povera bambina?

La storia del video e l’inesistente gruppo di migranti [Aggiornato il 16 giugno 2026]
L’incidente è avvenuto sabato 23 agosto 2025, nella zona di St Ann Lane, Lochee, Dundee. Non c’era alcun «gruppo di migranti». A riprendere il filmato fu un singolo uomo, indicato all’epoca dalla stampa britannica come «Fatos Ali Dumana» e poi identificato e processato come Ilia Belov, cittadino bulgaro residente a Dundee. La ricostruzione diffusa nei primi giorni, basata sull’intervista rilasciata dall’uomo al Daily Mail e ripresa da altri media britannici (The Guardian, BBC), lo descriveva come un passante estraneo, fermato dalla ragazzina mentre andava a fare la spesa. Quella versione è stata poi respinta in tribunale.
Secondo quanto accertato dalla Dundee Sheriff Court, la dinamica fu diversa. Fu Belov a rivolgere frasi a sfondo sessuale alle ragazze e ad aggredire la 12enne, spingendola a terra. Solo dopo essere stata aggredita la ragazza estrasse ascia e coltello, e fu lo stesso Belov a filmarla. Quel filmato, diffuso fuori contesto, è all’origine dell’intero caso.

Nei giorni immediatamente successivi all’episodio, le autorità scozzesi avevano dichiarato di non aver riscontrato, dalla visione dei filmati di sorveglianza, prove a sostegno delle accuse circolate online («Police in Dundee have confirmed that after reviewing CCTV footage they had found no evidence for the allegations circulating on social media»). In quella prima fase la sola ad aver ricevuto un’accusa era la 12enne, segnalata per possesso di armi improprie. Quella valutazione iniziale è stata però superata dalle indagini successive, che hanno portato prima all’incriminazione e poi alla condanna dell’uomo. Gli aggiornamenti in calce ricostruiscono l’intera vicenda giudiziaria.
Conclusioni
La vicenda dimostra come un unico filmato, rilanciato senza il corretto contesto da influencer e personaggi pubblici come Elon Musk e Tommy Robinson, abbia alimentato una narrazione falsa e xenofoba.
AGGIORNAMENTO 4 settembre 2025 ore 22:48
Nei giorni successivi alla pubblicazione di questo articolo, la polizia scozzese ha reso noto che, oltre alla 12enne accusata di possesso di armi, sono stati incriminati anche un uomo e una donna in relazione all’episodio di St Ann Lane a Dundee. Le autorità non hanno tuttavia specificato la natura dei capi d’accusa, precisando che il caso sarà sottoposto al Procurator Fiscal.
Il fact-check rimane valido. Infatti, la narrazione iniziale diffusa sui social, secondo cui un gruppo di “migranti islamici” avrebbe aggredito le ragazze per poi essere lasciato libero dalla polizia, si conferma falsa. Nessun elemento emerso finora corrobora l’idea di “migranti violentatori protetti dalle autorità”, come sostenuto nelle prime versioni circolate online. Al contrario, le stesse autorità scozzesi continuano a invitare la cittadinanza e i media a non diffondere disinformazione né speculare sull’accaduto.
AGGIORNAMENTO 16 giugno 2026
Il caso è arrivato a processo e si è chiuso con una condanna che impone di aggiornare questa verifica. L’11 giugno 2026, alla Dundee Sheriff Court, Ilia Belov, 22 anni, è stato riconosciuto colpevole di aggressione ai danni della 12enne e di comportamento minaccioso e offensivo verso quattro ragazze di età compresa tra 12 e 14 anni. La sorella, Nadjedzha Belova, 20 anni, aveva già ammesso di aver aggredito una 13enne, trascinandola a terra per i capelli e colpendola alla testa. I due erano stati incriminati a settembre 2025. La definizione della pena è attesa per il 5 agosto 2026.
Secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, la sequenza è opposta a quella raccontata sui social. Furono le frasi a sfondo sessuale rivolte da Belov alle ragazze a innescare l’episodio. La 12enne tirò fuori ascia e coltello solo dopo essere stata spinta a terra, e fu lo stesso Belov a riprenderla con il telefono. Lo sheriff Tim Niven-Smith ha respinto la tesi della legittima difesa avanzata dall’uomo, giudicandola «né credibile né attendibile».
Dopo la sentenza, la Police Scotland ha corretto la propria versione iniziale. La Chief Superintendent Elaine Logue ha riconosciuto che l’informazione diffusa all’inizio «non rifletteva pienamente la situazione». Nella stessa nota la polizia ha ribadito che è disinformazione anche l’affermazione secondo cui i due adulti sarebbero richiedenti asilo. Belov e Belova sono cittadini bulgari.
Questo aggiornamento conferma e insieme corregge. Resta falso il cuore della narrazione virale rilanciata da Elon Musk e Tommy Robinson, cioè l’esistenza di un «gruppo di migranti aggressori», il legame con presunte «bande di trafficanti di bambini musulmani» e la tesi di una polizia che proteggerebbe gli stranieri per non apparire razzista. Non c’era alcun gruppo, ma due singoli individui, e le autorità hanno indagato e ottenuto la condanna dell’adulto coinvolto. Di fatto, però, la prima versione fornita dalle autorità, su cui si fondava parte di questa verifica, è stata sconfessata dalla stessa polizia e dal tribunale. L’idea che non vi fosse stata alcuna aggressione e che la ragazza fosse la sola responsabile non regge più. Un giudice ha accertato oltre ogni ragionevole dubbio che la minore fu aggredita per prima da un adulto e che reagì con le armi.
Due precisazioni necessarie. La condanna riguarda l’aggressione e il comportamento minaccioso e offensivo, non un reato sessuale, pur essendo state le frasi a sfondo sessuale a innescare l’episodio. Inoltre l’uomo che riprese la ragazza, indicato nella prima stesura di questo articolo sulla scorta della stampa britannica come «Fatos Ali Dumana», è la persona poi identificata e processata come Ilia Belov. I due adulti coinvolti sono fratello e sorella, non una coppia.
Questo articolo contribuisce a un progetto di Meta per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Meta.

