La fine dei Coma_Cose, il burnout, il nuovo inizio. Parla Fausto Zanardelli: «Si erano mescolati troppo lavoro e vita privata. Era una gabbia»

«Si erano mescolate troppo le cose». Fausto Zanardelli spiega così la fine dei Coma_Cose, il progetto condiviso per dieci anni con Francesca Mesiano, compagna di vita e di palco. «Se hai dei problemi sul lavoro finisce che alla sera a casa parli ancora di quello, perdi lucidità, non ti rilassi mai, si crea una tensione che ti manda in burnout. Non capisci più chi sei: tu, tu nella coppia, tu rispetto a quello che vede la gente. È stata una bellissima gabbia». In una lunga intervista al Corriere della Sera, Zanardelli racconta la fine di un’esperienza che è stata insieme artistica e sentimentale. Una decisione sofferta ma necessaria per ritrovarsi. Oggi, infatti, il cantante riparte da solo, con il singolo «A tanto così», firmato Fausto_Lama, lo stesso nome d’arte usato all’interno del duo.
Di cosa parla il nuovo singolo
La canzone è dichiaratamente autobiografica. «Certo che è lei», dice Fausto riferendosi a Francesca. «Parte tutto dalla sincerità e dall’esigenza di non nascondersi: mi sento un cantautore e quindi parlo del mio vissuto. Lasciare quel tema in sospeso sarebbe stato una sconfitta da autore. Questa canzone risponde all’esigenza di dirmi che esisto. E mi aiuta anche a dissacrare le derive gossip. Parlo attraverso la musica e non rispondendo ai commenti e a quello che leggo. È il mio modo per dire “ciao come va?”».
La fine dei Coma_Cose
La fine non è arrivata all’improvviso. «Il progetto era già collassato a livello creativo. Avevamo detto che “Vita fusa”, uscito dopo Sanremo 2025, sarebbe stato l’ultimo disco insieme. La cosa più importante era tutelare la coppia, chiudere fuori il mondo e dire basta al progetto artistico». Poi però la consapevolezza più dolorosa: «Ci siamo resi conto che la musica era quello che ci teneva insieme e che il sentimento si era già assopito. Mischiare amore e musica è pericolosissimo. A un certo punto si fondono, una diventa il simulacro dell’altra e non sai più di cosa sei innamorato: di una canzone, di una proiezione».
L’annullamento dei concerti nei palazzetti
Dopo l’annuncio della doppia separazione sono saltati anche i due concerti nei palazzetti, pensati come festa finale. «Quei due concerti erano stati decisi come festa di chiusura del progetto quando ancora c’era serenità fra di noi. Poi sono mancate l’energia e la voglia di costruire un racconto: ci siamo tolti dai social, non c’era più compartecipazione». E ancora: «Quando ti lasci dopo un decennio, vieni travolto da così tante sensazioni che l’idea dei concerti finisce all’ultimo posto. Spiace per chi aveva comprato il biglietto, ma spero apprezzino la coerenza e la sincerità».
La precedente crisi
Non era la prima crisi. Dopo Sanremo 2021, quello di «Fiamme negli occhi», tra i Coma_Cose c’era stata una separazione temporanea, raccontata poi a Sanremo 2023 con «L’addio». «Dopo la prima crisi c’era stato un rinnovato entusiasmo. E forse per questo, questa volta è stato tutto così veloce. Il matrimonio era stata un’occasione, ma alla fine la vita ha presentato il conto». Oggi tra Fausto e Francesca restano altri legami. «L’amore si trasforma: anche amicizia e rispetto, due sentimenti che ci sono ancora, ma quello che manca è la benzina per una relazione sentimentale». E sul futuro del duo non chiude definitivamente: «I Coma_Cose esistono con me e Francesca. Senza uno sarebbe un karaoke. Non escludiamo di tornare un domani, dopo un percorso in cui ci sentiremo di esserci riappropriati delle nostre persone, sia musicali che sociali: siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto».
Il nuovo inizio di Fausto Zanardelli
Fausto_Lama, intanto, va avanti. Il nome è un ritorno alle origini: «È stato il primissimo nome adottato da ragazzino quando facevo rap. Lama non nel senso di coltello, ma gli amici mi chiamavano così dopo una rima in cui citavo il telefilm Renegade: “Rinnegato come Lorenzo Lamas”». Un album è già in gestazione. «Ho continuato a scrivere in questi mesi. All’inizio mi mettevo alla chitarra e facevo sempre lo stesso giro. Così a fine agosto ho preso un gruppo di amici musicisti e siamo andati a Ovada, in una casa dentro a un bosco, a fare jam e sono nate le canzoni».
«Mi sentivo il ghost writer di una coppia»
Più che un cambio di nome, è un recupero di spazio personale. «In un percorso a due ci si plasma a vicenda e si mette da parte il profilo personale. Il cinismo e l’ironia che sono la mia cifra erano rimasti indietro. La gente vedeva la leader Francesca e diceva “ma lui che fa?”». Fino alla sensazione più netta: «Avevo fatto passi indietro al punto che mi sentivo il ghost writer di una coppia. Sento che si è liberato spazio per riappropriarmi delle mie visioni del mondo. Esiste un addio fisico, ma quello mentale fra me e Francesca non potrà mai esistere. È stato un pezzo di vita importante. Sappiamo che ci saremo sempre come persone».
