Giorgia Meloni ha deciso: dirà no al Board of Peace di Trump

Giorgia Meloni ha deciso. Dirà no al Board of Peace di Donald Trump per Gaza. Perché l’articolo 11 della Costituzione non consente all’Italia di parteciparvi. O meglio: Roma può far parte di organizzazioni internazionali per la pace, ma solo «in condizioni di parità con gli altri Stati». Mentre il Board del presidente Usa è una sorta di Onu privata. Con gettone d’ingresso da un miliardo di dollari. «No, così non si può», avrebbe detto Meloni secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera. Forse la premier sarà presente all’appuntamento a Davos per questioni di buon vicinato. Ma spiegherà a TheDonald che la legge italiana non le consente di partecipare.
Il Board of Peace per Gaza di Trump
C’è anche un altro elemento che allontana l’Italia dal Board. Ne hanno parlato ieri al telefono la premier con i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. La ratifica di trattati internazionali dovrebbe passare da un voto del Parlamento con una legge ordinaria, e ormai non c’è più tempo. In più il Quirinale fermerebbe il provvedimento. Proprio per la palese incostituzionalità delle regole d’ingaggio. E poi ci potrebbe essere un giudizio davanti alla Corte Costituzionale. «Non è una strada percorribile», appare la convinzione di Palazzo Chigi, anche su spinta di Forza Italia. Mentre, fa sapere Simone Canettieri, la Lega si accoda rimettendosi «alla posizione del governo».
Il «no» di Meloni all’amico Donald
Certo, il no di Giorgia all’«amico» Donald potrebbe diventare uno strappo. E arriverebbe dopo le critiche della premier sulla Groenlandia. Ma la premier italiana è in buona compagnia. Anche la Germania di Merz e il Regno Unito di Starmer non entreranno. In Europa estano in campo solo Ungheria e Albania. Domani a Davos quindi la premier si presenterà da osservatrice. Ci sarà, visto che la sua scorta è già partita per i sopralluoghi di routine. Anche se l’agenda della presidente del Consiglio domani ha un altro appuntamento, questa volta a Bruxelles alle 19. Ovvero il Consiglio europeo straordinario, convocato in fretta e in furia dopo le tensioni legate alla Groenlandia scatenate da Trump e la conseguente risposta ai nuovi dazi agitati dagli Usa.
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Cos’è il Board of Peace per Gaza
Trump vuole creare un Consiglio di Pace sotto il suo controllo per lavorare alla risoluzione dei conflitti in tutto il mondo, in competizione con l’Onu. Con una quota di ingresso di un miliardo di dollari per un seggio permanente secondo una “carta”, di cui l’agenzia France Presse ha ottenuto una copia. Dallo scorso fine settimana, diversi paesi hanno indicato di aver ricevuto inviti a partecipare, tra cui Francia, Germania, Canada, Russia e Cina. Ma la bozza della “carta” rivela un’iniziativa e un mandato ben più ampi della sola questione di Gaza. E sembra renderla un vero e proprio sostituto delle Nazioni Unite.
La missione
La missione del Consiglio di Pace è descritta nel preambolo del testo inviato agli stati “invitati” a partecipare. «Il Consiglio per la Pace è un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Il documento di otto pagine critica «approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito», con una chiara allusione alle Nazioni Unite. E chiede “il coraggio” di “staccarsene”. Sottolinea «la necessità di un’organizzazione internazionale per la pace più agile ed efficace». Trump sarà il «primo presidente del Consiglio per la Pace», i cui poteri sono ampi. Per esempio lui solo è autorizzato a “invitare” altri capi di Stato e di governo a unirsi e può revocare la loro partecipazione, salvo in caso di «veto da parte di una maggioranza di due terzi degli Stati membri».
Il Consiglio esecutivo
Il Consiglio Esecutivo, guidato da Trump, sarà composto da sette membri, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, l’Inviato Speciale Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner e l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair. Un funzionario statunitense ha confermato, a condizione di anonimato, che Trump potrà mantenere la presidenza anche dopo la fine del suo mandato, fino alle sue “dimissioni”, con il successivo presidente degli Stati Uniti che potrà nominare un rappresentante. C’è una quota di iscrizione: «Ogni Stato membro rimarrà in carica per un massimo di tre anni dall’entrata in vigore della presente Carta, rinnovabile dal presidente. Questo mandato triennale non si applicherà agli Stati membri che contribuiscono con più di un miliardo di dollari al Consiglio per la Pace durante il primo anno successivo all’entrata in vigore della Carta», dice il testo, senza ulteriori dettagli.
La quota di iscrizione
Si trattava di un’adesione volontaria e che non era prevista alcuna quota di iscrizione per diventare membro del Consiglio. Re Mohammed VI del Marocco entrerà a far parte del Consiglio come membro fondatore, ha indicato la diplomazia marocchina, così come il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. In Ungheria, il Primo Ministro Viktor Orbán ha accettato domenica l’«onorevole» invito del suo alleato a diventare “membro fondatore” del Consiglio di Pace. In Armenia, il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato martedì su Facebook di aver accettato l’invito americano. A dire no finora la Francia, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di aver ricevuto un invito, ma di “non prevedere” di partecipare insieme alla Russia.
Chi non ci sarà
C’è chi non ha ancora sciolto il nodo della partecipazione. Mosca ha affermato di voler “chiarire tutte le sfumature” di questa proposta con Washington prima di prendere una decisione. Il governo britannico si è detto “preoccupato” per questo invito rivolto al presidente russo, che “ha dimostrato più volte di non essere seriamente impegnato per la pace”. Ha confermato che il Regno Unito ha ricevuto un invito e sta esaminando le “modalità” di contatto con gli Stati Uniti e gli altri partner internazionali. Anche la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è stata invitata e si riserva di rispondere, ha dichiarato un portavoce a Bruxelles.
Gli altri invitati
E ancora: il governo tedesco ha espresso la necessità di coordinarsi con i suoi partner. La Cina «ha ricevuto l’invito dalla parte americana», ha indicato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, senza specificare se avrebbe risposto favorevolmente o meno. In Canada, il Ministro degli Esteri Anita Anand ha dichiarato all’Afp: «Stiamo esaminando la situazione. Ma non pagheremo un miliardo di dollari». La Casa Bianca non ha pubblicato l’elenco dei paesi invitati. Tuttavia, molte capitali hanno indicato che i loro leader hanno ricevuto inviti. Tra gli altri paesi che hanno confermato di aver ricevuto un invito ci sono Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Albania, Argentina, Brasile, Paraguay, Egitto, Giordania, Turchia, Grecia, Slovenia, Polonia, India e Corea del Sud. La carta entrerà in vigore quando almeno tre stati l’avranno firmata.
